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Quadrio, Antonella Davite rettifica un nostro articolo. Noi le rispondiamo

Ricevo dall’avvocato Pomata per conto della sua cliente Antonella Davite una richiesta di rettifica rispetto all’articolo linkato qui sotto e che preghiamo i lettori di leggere, se già non lo avessero fatto in precedenza. La lettera consta di tre pagine, anche se il legale chiede solo la pubblicazione di un pezzo specifico, il primo che potete leggere. Noi ne pubblichiamo volentieri vari altri brani perché crediamo che siano utili alla piena comprensione della vicenda da parte dei lettori. Abbiamo chiesto (e ottenuto) di stralciare una valutazione sull’operato della giunta comunale, costantemente criticata dalla signora Davite su ogni media in occasione delle manifestazioni contro il “Progetto Chance”, perché riguarda un soggetto terzo e non concerne in alcun modo il testo dell’articolo e per questo non può, quindi, rappresentare argomento di rettifica. Tutta la conversazione con l’avvocato Pomata è avvenuta via posta certificata.

Questo il link all’articolo originale.

https://genovaquotidiana.com/2016/04/12/la-chiamata-alle-armi-del-civ-sarzano-fa-cilecca-meno-di-15-abitanti-a-tursi-contro-il-progetto-chance/

Questo è il brano che ci chiedono di pubblicare.

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La legge permette peraltro a chi ha scritto l’articolo di rispondere. Lo faccio volentieri.

In merito alla <precisa scelta> in <rappresentanza dei cittadini residenti del centro storico genovese> riteniamo utile pubblicare il volantino con cui le associazioni firmatarie esortavano ad andare “tutti a Tursi”. Il volantino è stato affisso in moltissime copie in tutto il centro storico nei giorni precedenti la riunione del consiglio comunale. Non riteniamo aggiungere altro e pensiamo che i lettori possano formare da soli la propria idea.

1 risposta

La manifestazione pubblica è avvenuta sotto le telecamere e sotto gli occhi di decine di testimoni: agenti di polizia municipale, consiglieri comunali, colleghi giornalisti, personale del Comune. Nel palco del pubblico i presenti erano 31 (come si può facilmente evincere dal numero dei registrati alla portineria di Tursi, giacché per entrare bisogna presentare un documento e ottenere un cartellino). I manifestanti della Lega erano 17, circostanza da loro confermatami anche via messaggio (che conservo) in cui si legge che costoro affermano di essere lì autonomamente e di attendere che il capogruppo del partito presentasse la richiesta diconvocare una commissione sul tema, come poi è avvenuto. Tuttavia, se la signora Davite, come ha fatto, desidera contestare il numero di partecipanti da me scritto (e ottenuto sottraendo dal numero totale dei presenti nel palco del pubblico attivisti e simpatizzanti della Lega che, peraltro, non si sono alzati al momento del lancio degli aerei di carta da parte della stessa signora Davite e dai cittadini di Assest e per questo erano facilmente individuabili) smentendolo in una lettera di rettifica e precisando che i manifestanti non riferiti al gruppo della Lega erano 20 invece di 14, per me non è un problema, giacché non modifica in maniera apprezzabile la sostanza di quanto riferito.

protesta Davite

Ricordo alla signora Davite che quando parla del “Progetto Chance” (come si chiama in realtà quello che lei chiama mercato illegale e se così fosse – io non credo affatto -, sarebbe davvero una cosa gravissima, giacché il Comune lo ha pianificato al Tavolo per l’ordine e la sicurezza presieduto dalla Prefetto e al quale partecipano il Questore e i vertici dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza che a quel punto sarebbero complici del Comune nell’illegalità), quando partecipa alle riunioni con l’Amministrazione Comunale, quando parla ai media, lo fa come presidente di un’azienda consortile legalmente costituita, il Civ Sarzano-Sant’Agostino, non di una Onlus. Quando va alle riunioni portando le richieste dei commercianti del Civ (alle quali non sono invitati i residenti), come peraltro è accaduto pochi giorni fa, lo fa come portatrice delle legittime richieste di imprese riunite in azienda consortile. Non c’è nulla di male in tutto questo. Tra l’altro la specifica dei Civ, acronimo di Centri Integrato di Via, è quella di essere strettamente legati al territorio: il presidente di un Civ non può che essere un piccolo imprenditore della zona, area che è oggetto di precisa perimetrazione registrata in Comune e frutto di un accordo tra le associazioni di categoria e Amministrazione. Non c’è nulla di illegittimo o inopportuno nel fatto che il presidente di un Civ combatta per le legittime richieste e aspettative degli associati, solitamente commercianti e artigiani. Il fatto che io abbia precisato dove si trova la sua azienda è solo cronaca e, peraltro, è un concetto insito nel suo ruolo di presidente del Civ che sottolinea essa stessa ogni volta.

Inserisco adesso alcune delle altre obiezioni contenute nella lettera delle quali non mi è stata richiesta la pubblicazione, ma che ritengo, comunque, utili al lettore per la compensione.

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È vero, a comprova di quanto dicevo sopra, la signora Davite è la legale rappresentante del Civ di Sarzano. Non è detto che i commercianti siano anche abitanti e, comunque, il presidente di un Civ rappresenta i soci-colleghi limitatamente all’ambito del consorzio, quindi come imprenditori.
Per quanto riguarda la copertura dell’associazione “Confesercenti” relativa alla manifestazione organizzata dalla signora Davite in quella specifica data, è stata mia premura il giorno precedente contattare il direttore dell’associazione di categoria, Andrea Dameri, per chiedergli specificamente notizie in merito ed egli mi ha detto che lo aveva esplicitamente escluso visto che esisteva già una riunione calendarizzata per il lunedì successivo e che quindi era aperta la trattativa col Comune. Dameri ha specificato in quell’occasione che non si trattava di una rinuncia a chiedere i posteggi per i commercianti (richiesta che risulta da una lettera da lui firmata scritta in data successiva), ma di una questione di “bon ton” istituzionale e correttezza nei rapporti con l’Amministrazione.

Cartello davite riqualificazione e parcheggi corso quadriomanifestazione civ sarzano assest sala rossa consiglio comunale Davite2

Un conto è una delegazione apertamente politica che non pretende di rappresentare 23 mila abitanti e che si limita ad attendere l’intervento del proprio consigliere, altro conto è ergersi a portavoce di una vasta quantità di persone in un rapporto di 14 (o 20, come sostiene Davite) a 23 mila. A firmare il volantino della manifestazione sono diversi soggetti, ma si tratta in massima parte di comitati, non di associazioni iscritte all’albo regionale, con un registro dei soci, i cui reali componenti sono un numero minimo rispetto alla reale popolazione. La loro vera rappresentatività numerica rispetto alla totalità dei cittadini è quindi un concetto piuttosto nebuloso. Ad ogni modo, la signora Davite, come essa stessa scrive, parla a nome degli imprenditori del suo Civ che ha i propri confini nella zona tra Porta Soprana e piazza Sarzano (nel quale, peraltro, esiste anche un altro gruppo di commercianti, quelli che si definiscono “Di Porta Soprana e di piazza Dante”).
Faccio notare inoltre che la zona di Sarzano non è affatto una delle <più degradate della città>, tanto è vero che le quotazione delle case in vendita e in affitto raggiunge quasi quella delle abitazioni della vicina e signorilissima Carignano. Tra le zone a cui fanno riferimento i comitati e l’associazione firmatarie del volantino, l’unica zona veramente degradata è quella di Pre’. Quel giorno in consiglio comunale non era presente il presidente del comitato di zona, l’Osservatorio Pre’ Gramsci, col quale collaboriamo da anni.

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Per quanto riguarda la dichiarazione <Ma io voglio quelli> sono in grado di produrre testimoni. Non si tratta, infatti, di un’intervista (è del tutto evidente che 4 parole non possano esserlo, non ritengo che nel lettore si sia potuto ingenerare l’equivoco), ma della relazione di quanto accaduto fuori dalla sala del consiglio, di fronte a diverse persone che potranno confermare. Non c’è nulla di male in quella affermazione e, comunque, il concetto è stato peraltro ripetuto in modo più esteso dalla signora Davite anche qualche giorno dopo, nel corso della famosa riunione già fissata prima della manifestazione, alla presenza di dirigenti Confesercenti, assessori e funzionari comunali. Agli assessori e ai funzionari che in quell’occasione le facevano notare come, a fronte di 27 stalli di posteggi in corso Quadrio, ne fossero stati individuati e messi a disposizione dell’amministrazione come “blu area” ben 48 in luoghi diversi ma contigui, ha contrapposto l’esigenza dei commercianti di avere posteggi grazie ai quali i clienti potessero accostarsi. Peraltro, il punto in questione, cioè il fatto che la signora Davite chieda a nome del Civ proprio quei parcheggi e non altri – già concessi – è alla base stessa della sua protesta, come più volte ricordato in interviste anche video e quindi non vedo come il fatto di scriverlo possa essere lesivo dell’onorabilità della signora. In questo articolo di Repubblica del novembre scorso, di fatto, si ritrova lo stesso concetto http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/11/12/beffa-di-tursi-il-park-si-paga-ed-e-riservato-ai-residentiGenova07.html

A seguito della sopracitata riunione a Tursi riservata ai commercianti, alla quale la signora Davite ha partecipato come presidente del Civ di Sarzano e alla quale non erano stati i convocati i residenti, a Tursi è arrivata una lettera firmata anche da Confesercenti in cui si chiede di non concedere tutti i posteggi di corso Quadrio come area blu (in cui gli abitanti non pagano) ma, almeno per il 50%, come isola azzurra (dove pagano tutti alla stessa maniera, residenti e non residenti). Questo il servizio di GenovaQuotidiana in cui si può leggere anche la lettera originale nel suo testo integrale. https://genovaquotidiana.com/2016/05/03/corso-quadrio-ora-i-commercianti-chiedono-le-isole-azzurre-a-pagamento-per-i-residenti/

 

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Quanto all’invocata “privacy”, mi trovo costretta a ricordare che, vivaddio, in Italia vige la libertà di stampa. Allego alcuni articoli online, alcuni con una foto molto simili a quella da noi pubblicata, ma ce ne sono anche di giornali cartacei. Immagino che tale richiesta di tutela della privacy riguardante le foto sia giunta a tutti gli altri giornali, tv e siti web, anche quelli alle quali la signora Davite si è volontariamente prestata per le interviste durante la manifestazione in quanto organizzatrice della stessa. Ricordo anche che la Costituzione non ammette <autorizzazioni o censure> a una o all’altra testata a seconda che piaccia o no come si approcciano gli argomenti.

Ecco una sommaria lista dei link.

http://telenord.it/2016/04/12/proteste-in-consiglio-comunale-contro-la-proroga-al-progetto-chance-in-corso-quadrio/
http://www.ligurianotizie.it/gli-aeroplanini-dei-caruggi-contro-il-mercatino-di-doria/2016/04/12/197959/
http://www.genovapost.com/Genova/Politica/Proteste-in-consiglio-comunale-contro-102696.aspx
http://www.genovatoday.it/cronaca/mercatino-quadrio-proteste-tursi.html
http://www.genova24.it/2016/04/mercatino-di-corso-quadrio-protesta-a-tursi-basta-non-lo-vogliamo-106441/
http://www.primocanale.it/notizie/corso-quadrio-rivolta-a-palazzo-tursi-il-sindaco-non-mantiene-le-promesse–169821.html
http://www.primocanale.it/video/corso-quadrio-rivolta-a-palazzo-tursi-il-sindaco-non-mantiene-le-promesse–83333.html

È del tutto evidente che chi si mette a capo di una pubblica manifestazione di protesta prestandosi a obiettivi e telecamere volontariamente non possa anche scegliersi i media sui quali comparire o non camparire. Mi trovo nell’imbarazzo di dover richiamare (come mai mi è successo in 30 anni di carriera) l‘articolo 21 della Costituzione vigente che recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Le persone fotografate durante una manifestazione in un luogo pubblico essendone, tra l’altro, organizzatrici (come da volantino di convocazione) sono oggetto di cronaca e, quindi, legittimamente fotografabili e pubblicabili, come del resto è stato fatto anche da altri giornali quel giorno stesso (con la signora Davite in posa davanti alle telecamere, come si vede dai link sopra allegati). Chi organizza in luogo pubblico una manifestazione pubblica rinuncia esplicitamente alla propria “privacy” e, anzi, per quale altro motivo la organizzerebbero se non per richiamare l’attenzione sul proprio messaggio e, di conseguenza, inevitabilmente, su se stesso? È un po’ come se i sindacalisti della Fiom, dopo le proteste per  Ilva, avessero recapitato la stessa lettera a tutti i giornali, le tv, i siti internet genovesi, nazionali e internazionali. L’organizzatore di una pubblica manifestazione non può sorridere a un obiettivo e sottrarsi a un altro a propria scelta. Una delle foto del nostro articolo mostra la signora Davite che si presta volontariamente alla telecamera dello smartphone di collega di Primocanale in luogo pubblico con altri quattro o cinque manifestanti. A questo link si può vedere il servizio di Primocanale sul sito dell’emittente http://www.primocanale.it/video/corso-quadrio-rivolta-a-palazzo-tursi-il-sindaco-non-mantiene-le-promesse–83333.html). Nello stessa circostanza, la signora Davite ha concesso interviste a vari media ed è, quindi, piuttosto curioso che invochi la privacy proprio solo nel caso del mio articolo che – evidentemente – non le è gradito. Intravedo in questo, più che la volontà di tutelare la privacy, una sorta di desiderio di censura nei nostri specifici confronti. Come dicevo sopra e come è del tutto evidente, chi si mette alla testa di una pubblica protesta in luogo pubblico, non può scegliersi i media sui quali comparire, finché siamo in democrazia.

Sono lieta che, dopo aver ricevuto quanto voi stessi avete potuto leggere sopra, anche l’avvocato Pomata abbia convenuto (scrivendolo via posta certificata) che la pubblicazione era nel mio pieno diritto. Di cronaca.

fotografia

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Scrivere il fatto che l’attività economica della signora Davite si trovi dove è non è offensivo nè tende ad avanzare alcuna illazione. È semplicemente un fatto storico, scritto da me senza ulteriori commenti di merito e, anzi, pertinente alla circostanza e al ruolo per il quale viene ascoltata come parte in causa dall’Amministrazione. Il Civ di cui è presidente, come si è detto, è, infatti, un’azienda consortile di commercianti di una specifica zona e il presidente non può essere che uno di questi. Come è noto, la ricerca delle aziende anche sulla base del nome del titolare è di pubblico accesso anche online sul sito della Camera di Commercio e non abbiamo quindi rivelato alcun segreto. Il fatto che la signora Davite gestisca la palestra di Sarzano è cosa di pubblico dominio. Se ne trovano evidenze anche sul web (sempre di facile riferimento col semplice filtro “Davite” e “Sarzano” o semplicemente “Davite”), a seguito di dichiarazioni della stessa signora Davite. Non sarà difficile individuare altri articoli comparsi su giornali cartacei, alcuni dei quali a mia firma e mai contestati in passato.

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/04/12/ARxj8G6D-quadrio_trasferito_firmano.shtml
http://www.primocanale.it/notizie/un-giardino-per-le-famiglie-di-sarzano-65185.html

È ben curioso, comunque, che nella sua lettera della signora Davite dica di temere per la propria incolumità e di sentirsi esposta a causa del mio articolo dopo che da mesi e anche nell’occasione in questione ha manifestato in luogo pubblico e si è concessa a decine e decine di interviste, abbia rilasciato decine di dichiarazioni anche video, si sia messa in posa per un numero infinito di fotografie durante pubbliche manifestazioni o persino in studio, ospite di trasmissioni in cui viene intervistata sempre sul tema specifico. Ne allego alcune qui solo alcune, le prime che si trovano facendo una ricerca su internet con le parole chiave “Davite” e “Mercatino”. Ma ce ne sono decine.

https://www.youtube.com/watch?v=dXjrkY5fIRU
http://www.primocanale.it/notizie/mercatini-abusivi-davite-silenzio-ingiustificato-del-sindaco-e-della-giunta–169332.html
http://www.primocanale.it/video/corso-quadrio-davite-il-mercato-andr-avanti-anche-dopo-aprile–81512.html
http://www.primocanale.it/notizie/mercatini-abusivi-davite-silenzio-ingiustificato-del-sindaco-e-della-giunta–169332.html

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Francamente, non capisco il senso di falsare quanto da me scritto in una lettera proprio a me diretta. Forse nè la signora Davite nè il suo avvocato hanno letto bene la didascalia dell’immagine.

ex mercatinoCon un minimo di attenzione al tempo dei verbi (passato), all’avverbio (“prima”) e osservando il luogo dove è stata scattata la foto (nei pressi di Palazzo San Giorgio, davanti ai cancelli dell’Expo, dove si teneva un disordinato e illecito mercatino che causava forti danni all’immagine turistica della città), non è difficile capire che la situazione di forte degrado e di illegalità è espressamente riferita non al “Progetto Chance”, ma al vecchio suq. Il Tavolo per l’ordine e la sicurezza ha mirato le prime operazioni proprio a individuare gli spacciatori che agivano in quella bolgia di gente impossibile da controllare e a individuare e perseguire i ricettatori: 7 italiani e un italo-tunisino ai quali non viene permesso, ora, di avvicinarsi al progetto sociale di corso Quadrio.

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Ancora più curioso è che la signora Davite senta la sua incolumità minacciata a seguito del fatto che io abbia scritto la sua richiesta dei posteggi in corso Quadrio (cosa che va ripetendo a tutti i media da mesi) indicando che gestisce la palestra di Sarzano a fronte del fatto che la sua pagina Facebook riporta al momento in cui scriviamo (mi sono premurata di acquisire le schermate, anche se in realtà tutto quello che compare su Facebook viene conservato dai server del social per diversi anni a norma di legge) il link al sito della palestra segnalato come suo luogo di lavoro. Nella pagina del social non solo è disponibile la georeferenziazione precisa della collocazione della sua attività (volendo, Google Maps calcola anche il percorso dal punto in cui ci si trova), ma addirittura l’orario di apertura. Non ho alcun motivo per credere che la signora Davite racconti una bugia quando dice che è stata attenzionata addirittura dalla Digos, per quello le consiglio di essere più prudente, se teme ritorsioni, con le informazioni pubbliche della sua pagina sul social.
Inoltre, non riesco a capire come io abbia potuto danneggiare l’immagine della signora Davite. Scrivendo che il mio conteggio è di 14 manifestanti mentre lei ritiene fossero 20? Cambia molto? Scrivendo che a nome del Civ (questo è il suo ruolo) chiede da mesi i parcheggi come dimostrato da moltissime interviste? Queste sono, in sintesi, le cose che Antonella Davite mi contesta. È per queste due cose, dunque, che la signora Davite si sente in pericolo (ma non abbastanza da non omettere su Facebook dove si trova la sua palestra).

Dell’impegno per il centro storico della signora Davite, oltre alle (belle) iniziative di animazione portate avanti in quanto presidente del consorzio Civ di Sarzano (delle quali ho dato conto sul “Corriere Mercantile”, dove ho lavorato 29 anni – senza prendere una querela – fino a quando ha chiuso), io ricordo con certezza solo quello contro il “Progetto Chance” a Quadrio e la battaglia, sempre come presidente e quindi rappresentante degli imprenditori del consorzio, al tempo in cui furono installate le telecamere per controllare l’accesso delle auto quando si regolamentò in maniera più stringente l’accesso Ztl nella stessa piazza Sarzano. Se è di me che Davite parla quando scrive di “impegno dei cui risultati tante volte hanno beneficiato coloro che oggi non si tirano indietro dall’avanzare accuse gratuite e deliberate” (sottolineo ancora che scrivere 14 manifestanti anziché 20 non mi pare sia un’accusa o che cambi molto – se  si vuole usare come metro del successo della manifestazione a Tursi la reale partecipazione – e rimarco che il suo ruolo da presidente del Civ, e quindi di imprenditore della zona, è semplicemente scontato), avrei piacere che mi spiegasse pubblicamente di cosa ho beneficiato, perché io, da quella sbadata che sono, non me ne sono accorta. Al tempo della Ztl abitavo, sì (in affitto), nella zona di Sarzano (quindi nell’aria della zona a transito limitato e del Civ), ma avevo il mio bel contrassegno Ztl da abitante e un posteggio privato sotto casa e quindi, pur facendo la cronaca delle proteste, non era certo mio interesse nè che la spuntassero nè che venissero rigettate, nè che potessero entrare le moto nè che non potessero farlo. Seguivo la vicenda semplicemente sotto il profilo professionale, visto che mi sono sempre occupata io del centro storico per il giornale. Quanto alla vicenda Quadrio, mi limito a scrivere le notizie che verifico e a non scrivere quelle che non sono verificabili o, come nel caso della presunta “illegalità”, non credo siano vere. Come dicevo, mi rifiuto anche solo di pensare che, al di là del Comune, Prefetto, Questore, generale dei Carabinieri e capo della Guardia di Finanza, tutti assieme, siano complici di illegalità.
Tante volte ho scritto anche in prima persona delle proteste della signora Davite (basta fare una ricerca sul sito per sincerarsene) o ho permesso che altri colleghi che con me danno vita a GenovaQuotidiana (che coordino) se ne occupassero. Anche in questo caso non capisco quale vantaggio avrei dalla sua battaglia, sempre che sia io la persona di cui parla. Altri vantaggi non ne ho avuti. E se ci sono state altre battaglie della signora Davite per il centro storico, al di là di quelle condotte nel suo ruolo specifico di presidente del Civ, tali che addirittuta è stata attenzionata dalla Digos per situazioni precedenti al “Progetto Chance”, certamente per torto mio, non me ne sono accorta. Nè, sinceramente, mi sono accorta dei benefici che avrei ricevuto.

Per amor verità, il resto della lettera esprime perplessità circa la mia professionalità e, così come i successivi messaggi dell’avvocato Pomata in posta certificata, adombra il sospetto di una mia scarsa attendibilità e di una mia volontà di persecuzione nei confronti della signora Davite. Non la pubblico integralmente solo per il fatto che chiama in causa soggetti terzi, come già esposto all’inizio di questo articolo e mi rifiuto di essere veicolo di messaggi politici di terzi su terzi quando sto così attenta, col bilancino, a dare su GenovaQuotidiana spazio a tutti e solo sui fatti. Per questo non posso pensare sia sereno un giudizio che parte dal presupposto che Comune, Prefetto e tutte le forze di polizia abbiano messo in piedi un progetto illegale.
Lascio quindi ai lettori il giudizio perché il mio, ovviamente, dopo aver letto tutta la lettera della signora Davite, non sarebbe equilibrato.

Monica Di Carlo

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