“Loro”, un lavoro appassionato e coinvolgente. La recensione dello spettacolo andato in scena alla Tosse
di Diego Curcio
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Il caso Zanfretta, come viene comunemente chiamata la vicenda del metronotte genovese che alla fine del 1978 ebbe il primo di una lunga serie di incontri ravvicinati con gli alieni sui monti di Torriglia, è una delle storie cult della nostra città. Una vicenda che, al netto dello scetticismo di molti, presenta ancora oggi, a distanza di 38 anni, degli elementi mai chiariti e piuttosto oscuri. Sulla storia di Pier Fortunato Zanfretta e degli avvistamenti Ufo lungo la statale 45 – quella cantata da Caproni e grazie alla quale molti genovesi tentano di sfuggire dal caldo della città per raggiungere il buen retiro estivo – sono stati scritti libri molto interessanti (“Il caso Zanfretta” del giornalista del Corriere Mercantile Rino Di Stefano è senza dubbio uno dei migliori), girati documentari e organizzati dibattiti televisivi e convegni. Nel frattempo Zanfretta, suo malgrado (o almeno così continua a ripetere da quasi 40 anni) è diventato un vero e proprio personaggio, la cui storia ha fatto il giro del mondo, soprattutto fra gli amanti del genere (i cosiddetti ufologi) ma persino fra alcuni studiosi piuttosto seri. Anche perché, come ripete lui stesso, non è facile raccontare una palla per 38 anni di seguito senza mai contraddirsi e dopo essersi sottoposti a qualsiasi tipo di indagine (dall’ipnosi al pentothal fino alla macchina della verità). Tanto più che questa vicenda non ha portato un soldo nelle tasche di Zanfretta. Ma gli ha creato, al contrario, quasi solo guai e problemi.
Fatta la dovuta premessa eccoci invece arrivati al vero oggetto di questo articolo: la recensione dello spettacolo “Loro” andato in scena al Teatro della Tosse, scritto, diretto e interpretato da Maurizio Patella. Tanto per mettere le cose in chiaro si tratta di uno dei lavori più interessanti e appassionanti visti quest’anno a Genova. E non solo perché, parlando di qualcosa che ci riguarda molto da vicino ci permette di avere una connessione maggiore con la vicenda. Ma soprattutto perché “Loro” è uno spettacolo scritto, interpretato e messo in scena benissimo. Patella ha un talento enorme; interpreta diversi personaggi, tra cui il narratore della vicenda, e usa davvero di tutto per raccontare questa storia “ai confini della realtà”. Scatoloni di cartone che diventano monti, vallate, ma anche pezzi del racconto stesso. E poi: macchinine, pupazzetti, robot, giocattoli, vecchi registratori, lampade e torce. Un teatro “povero” di materiali ma ricco di idee; spiazzante, coinvolgente e profondo nel suo descrivere in poche parole e in una manciata di espressioni un mondo apparentemente così lontano da noi, come la Genova del 1978. C’è tutto il carattere ruvido dei genovesi in questo racconto. Ma anche il contesto storico, dipinto con qualche rapido ma efficace dettaglio, ha la sua parte importante nella vicenda. Ci sono i giochi di luce e buio, visto che la storia si svolge soprattutto di notte e sui monti, in una zona ancora oggi poco illuminata, dove quando calano le tenebre non si vede a un palmo dal naso e le uniche cose che si possono scorgere sono i fari delle macchine che corrono lungo le stradine di montagna. E poi ci sono le sedute di ipnosi a cui si è sottoposto Zanfretta: registrazioni che squarciano il buio e il silenzio in cui è avvolta l’intera scena. Insomma Patella riesce a mettere insieme, con estrema naturalezza, tanti ingredienti diversi, come se, ogni volta, raccogliendo la prima cosa che gli capita sottomano, fosse in grado di metterla al servizio della storia. Si avvertono un’urgenza e una passione rare nel suo modo di raccontare il caso Zanfretta. In “Loro” Patella dimostra di essere un ottimo narratore, dotato di senso dell’umorismo ma anche di spirito critico; un attore e un regista capace di inventarsi di sana pianta un nuovo tipo di teatro in cui qualsiasi cosa può trasformarsi in un pezzo della storia di cui si vuole parlare.
Chi ha avuto la fortuna di assistere alla replica di sabato alla Tosse, poi, ha ricevuto un regalo davvero inaspettato, visto che a fine spettacolo Patella ha invitato a salire sul palco proprio il protagonista della vicenda: Pier Fortunato Zanfretta, che a sorpresa era tra il pubblico. Il metronotte genovese, insieme a un collega – l’ultimo rimasto vivo tra quelli che hanno vissuto l’intera vicenda – ha ripercorso la sua storia, svelando anche qualche dettaglio recente (compreso un messaggio alieno di poche settimane fa in cui i “visitatori” dicono che a breve si faranno vivi e si sveleranno al mondo). Guardando quest’uomo di oltre sessant’anni (all’epoca del primo avvistamento Zanfretta ne aveva 26) e sentendo i suoi racconti è davvero difficile pensare di avere a che fare con un ciarlatano. Racconta cose assurde, ma poi svela dettagli – come ha ricordato il suo ex collega – difficili da spiegare razionalmente. Tutte cose che già all’epoca impedirono di archiviare la vicenda come il semplice sproloquio di un pazzo. Sia chiaro: nessuno qui sta avvalorando alcuna tesi o sta dicendo che queste storie incredibili siano da prendere come oro colato, però è altrettanto innegabile che il fascino e la forza del caso Zanfretta si debbano anche all’atteggiamento dello stesso Piero, come lo chiamano tutti: un eroe per caso, un anti-personaggio diventato tale suo malgrado – o almeno così continua a ripetere lui stesso – che ha come unico scopo quello di dimostrare di non essere un matto o un bugiardo.



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