Senza categoria 

Toti, se ci sei (ancora) facci un paio di tweet

Il nostro governatore, Giovanni Toti, mi fa un po’ pena. Tanto da destare una certa preoccupazione. Ho sondato, istericamente e a più riprese, la sua pagina twitter, alla ricerca, vana, di un cinguettio che prendesse in considerazione l’evento del momento, cioè il ritiro di Bertolaso e la convergenza del suo patron-padrone su Alfio Marchini. Speravo che dal suo cappello magico di politico-giornalista  se ne uscisse con un coniglio bianco e provasse, almeno provasse, a presentarci una realtà meno drammatica, per lui e per la sua maggioranza. Invece nulla, come se il colpo di teatro inventato dal suo capo fosse arrivato del tutto inaspettato con risultati devastanti visto che non ha trovato a contrastarlo nessuna strategia difensiva.
Ma, a questo punto, ciò che mi preoccupa è constatare l’inerzia del governatore, dal quale in due giorni non ho udito una sola parola per cercare di rimettere insieme i cocci. Per questo ho cercato e ricercato qualche indizio sulla sua pagina personale, dopo,le dichiarazioni di resa incondizionata riportate nel corso dell’intervista al programma Agorarai, poco prima che si compisse il sacrificio di Bertolaso e sotto sotto anche il suo. Toti si era speso, e parecchio, perché l’ex capo della protezione civile rinunciasse. Ma nei suoi piani la mossa successiva doveva essere quella di far convergere i voti dei simpatizzanti di Forza Italia sulla candidata di Lega e Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Invece è andata come è andata con un chiaro segnale di Berlusconi che ha ritirato la personale fiducia in Giovanni Toti. L’offesa di Toti e’ stata l’organizzazione della sua fondazione, Change, in  vista di una possibile candidatura come premier per il centro destra. Il cavaliere non ha gradito e non appena ha potuto ha restituito con gli interessi, facendo capire al suo ex delfino che per prendere il suo posto dovrà ancora mangiare parecchie pagnotte. E a questo punto il governatore ha abbracciato la strategia del silenzio.
Unico tweet comparso all’indomani del terremoto capitolino quello che ha come protagonista, insieme a lui, un tal Filippo universitario che  sta preparando la tesi di laurea in marketing politico in cui racconta l’esperienza vincente del centro destra in Liguria. Naturalmente oltre a rallegrarsi per essere diventato un caso da studiare il Nostro non può fare a meno di lanciarsi in un augurio per il laureando “il mio augurio è che dopo la laurea possa continuare il tuo percorso nella nostra regione. Stiamo lavorando anche per questo. Più opportunità per non fare scappare i giovani dalla Liguria”. Chissà se Filippo, prima di discutere la tesi, dovrà assistere al pronostica bile oscuramento della stella del nostro governatore a palazzo Grazioli.
E comunque  il ridimensionamento della figura di Toti non è  passato inosservata alla sua avversaria per antonomasia, il capogruppo Dem  Raffaella Paita. La Paita, ancora assetata di vendetta dopo la debacle subita proprio ad opera di Toti nelle ultime consultazioni amministrative per la Regione, già qualche tempo fa si era proposta come pugnace antagonista del presidente della giunta. Attenta a rintuzzarne qualsiasi sortita discutibile. Tanto che all’inizio di marzo, a conclusione della seduta del consiglio sulla frase omofoba del consigliere della Lega Nord Giovanni De Paoli, fra i due, sulle rispettive pagine social, avevamo potuto assistere a un botta e risposta esilarante. Con Toti ad iniziare le danze “Finalmente la Paita ha detto la sua. Un sospiro di sollievo”. Paita risponde “Lo so sei ossessionato da me”. Toti “Stavolta hai ragione se non ci fossi mi mancheresti”. La Paita pero’ pretende di avere ul’ultima parola “Ma ci sono e farò in modo di non mancarti mai”.
Stavolta però il governatore non prende nemmeno parte alla tenzone. E lascia che la Paita affondi il coltello nelle piaghe senza alcuna reazione.
Il capogruppo Dem inizia postando una fotografia dell’aula consiliare con i banchi della giunta vuoti e celia “Giovanni Toti non c’è perché non sa più se votare per Marchini o per la Meloni. E la giunta ?”. Poi  calca la mano con un messaggio “Berlusconi asfalta Toti” a cui aggiunge la foto di un dispaccio dell’ansa in cui compaiono le parole di una sua intervista ” Sarebbe interessante a questo punto sapere che cosa Toti farebbe a Roma. Se abitasse a Roma voterebbe Meloni o Marchini?”. Domanda legittima. Come chiedersi se da esponente di Forza Italia, la cosiddetta ragion di stato avrebbe avuto la meglio sui suoi personali convincimenti. Un modo come un altro per provare a far forza su una contraddizione che  rischia di creare problemi di stabilità al centro destra ligure.
E il fidato Simone Regazzoni, già portavoce e consigliere della Paita durante la campagna elettorale, non sta certo ad usare il fioretto. ” Per Toti è un giorno drammatico. Berlusconi gli ha fatto capire che non conta nulla. Avanti senza la Lega”.
Nel centro destra la maggior parte degli esponenti fa finta di non aver capito che cosa in realtà sia successo. Però dopo le critiche al presidente di Forza Italia da parte di Edoardo Rixi, che come esponente della Lega proprio non capisce la decisione di Berlusconi, ci sono anche quelle di Matteo Rosso, consigliere di Fratelli d’Italia “Una scelta per me incomprensibile che ritengo sbagliata, ma non voglio alimentare le polemiche. Ovvio che il rapporto politico tra Forza Italia da una parte e la Lega e Fratelli d’Italia dall’altra ne risentirà. Ma per il bene e lo sviluppo della nostra regione dobbiamo fare squadra e restare uniti fino all’ultimo attorno al nostro presidente Giovanni Toti che fino all’ultimo ha tentato di tenere unito anche a Roma tutto il centro destra”. Con tanto di ammiccamenti di Lega e Fratelli d’Italia a un Toti eroico che si è giocato la faccia in nome di una lealtà al gruppo della sua maggioranza. Ma avrebbe potuto fare altrimenti. In Liguria lo hanno votato anche leghisti e simpatizzanti di Fratelli d’Italia.
Insomma, almeno per il momento, il problema che assilla il nostro governatore non è tanto quello della saldezza interna della sua maggioranza, quanto il suo futuro all’interno di Forza Italia. Per questo ha spostato temporalmente i termini della questione, e subodorando come sarebbe andata a finire le ultime parole a livello politico nazionale sono state quelle che suggeriscono una resa incondizionata nei confronti di Berlusconi. Il cavaliere resta, per ora, il suo unico leader. Talmente cinico da giovarsi del suo lavoro ai fianchi con Bertolaso. Poi, però quando il suo pupillo proprio non se l’aspettava ed anzi gongolava per il risultato che sembrava aprirgli nuove prospettive, ha tirato il colpo di coda. Ha effettuato la convergenza su un altro candidato rimettendo in discussione l’alleanza nel centro destra, punto di forza di Toti. Riducendo, così il Nostro, solitamente così attivo e autoreferenziale sulla sua pagina twitter, ad una stato di prostrazione precomatoso.  Quel pranzo da mille euro a partecipante a palazzo del Principe per finanziare la sua nuova fondazione evidentemente era rimasto sullo stomaco a Berlusconi. Anche il nome Change, al di là dei richiami alla discontinuità per la Liguria, non diceva niente di buono al capo e datore di lavoro del delfino autoproclamato sì che aveva fatto il passo più lungo della gamba. Così Berlusconi appena gli è capitata l’occasione ha messo le cose a posto chiarendo che ancora non c’è nessuno in grado di metterlo nell’angolo per poi farlo uscire di scena. E il silenzio prolungato di Toti lascia intendere che il governatore stia cercando il modo per uscire dall’ empasse. Gli occorre calma per ridisegnare tutta la strategia. E nemmeno un’antagonista come la Paita, con le sue vellicazioni, e’ in grado di farlo nuovamente uscire allo scoperto dopo la bruciatura che ha appena patito. Ciò non toglie che noi si sia un po’ in ambasce per il suo stato di salute mentale. Disertare così i social per un personaggio talmente ego riferito può sempre far pensare ad un inizio di depressione. E il presidente della giunta regionale non se lo può permettere. Perciò, suggeriamo una pausa di riflessione con osservanza della festa del lavoro. Poi, però, vorremmo vederlo riprendere a cinguettare, con quella sua naturale predisposizione per i selfie e le citazioni alte.

Il Max Turbatore

Related posts