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Pensierini sul 25 aprile. Come i bigliettini del bacio Perugina

Permettetemi di chiedere scusa in anticipo se qualcuno troverà nel paragone con i bigliettini d’amore del celebre “cazzotto” della Luisa Spagnoli, poi bacio Perugina, qualche stilla d’irriverenza. Ma la resistenza per noi italiani e’ un po’ come l’amore. Si ama, si odia, a volte ci rende scettici, ci fa penare, ci fa pensare. Magari solo una volta all’anno. Nella ricorrenza del 25 aprile.
Perciò, al di là di ogni senso di insolenza, anche io intendo unirmi al coro delle celebrazioni nel mio solito modo voyeuristico, andando a curiosare sulle pagine twitter dei nostri politici di riferimento. Quelli che con spirito di servizio dovrebbero indicarci la via per fare la storia. Magari solo per viverla in maniera meno difficoltosa. Oggi è stato il giorno del ricordo, dell’elaborazione a oltre 70 anni di distanza. Lunedì, trascorso il week end, sarà quello dei discorsi celebrativi.
Eppero’ dico subito che nell’immaginario collettivo la Resistenza e il 25 aprile, giorno della Liberazione, anche per mano dei partigiani, non tutti li vivono nello stesso modo. Manca unilateralità nella lettura storica del fenomeno. E nessuno vuole scorgere le sfumature per una vicenda che deve essere letta o tutta bianca o tutta nera. Ancora oggi, anzi, oggi più che mai, c’è chi parla di guerra di popolo e chi di guerra civile. Come se sulle camicie nere e sulla Rsi, uomini di ideali e idee, sbagliate, ma pur sempre morti per onorarle, si fosse tramandata una sorta di negazionismo.
Eppero’ ho promesso di riferirmi ai nostri protagonisti social. Dunque partiamo. Iniziamo da Luca Garibaldi, consigliere regionale del Pd, che cinguetta irato sulla sua pagina fb “Il MoVimento 5 Stelle oggi in parlamento ha votato contro a una proposta di legge che dichiarava la casa museo di Gramsci a Ghilorza monumento nazionale. Non si smentiscono mai. Il partito ne’ di destra né’ di sinistra e’ semplicemente di destra. È il partito – per dirla con Gramsci – degli indifferenti”. Cerco di andare a fondo e trovo su “Il Giornale” un articolo di Francesco Curridori che abbraccia le posizioni del parlamentare pentastellato Simone Valenti che ha fatto la dichiarazione di voto. E l’articolista spiega che si tratterebbe solo di un’etichetta e che la causa del voto negativo dei grillini sarebbe una ragione di principio visto che, comunque, mancherebbe il riconoscimento giuridico e, soprattutto, i fondi. E, si dice ancora, “Bisognerebbe ricondurre il bene dichiarato monumento nazionale ad una tipologia prevista nel codice dei beni culturali, altrimenti, come hanno fatto notare i grillini, si tratta solo di un’onorificenza senza conseguenze”. Ma Repubblica e L’Espresso leggono oltre le righe della dichiarazione di voto. I giornalisti fanno notare che la Lega, pur non condividendo, ha deciso di astenersi, mentre per il M5S “Si tratterebbe di una precisa strategia per mantenere le simpatie di un elettorato col cuore che batte a destra” E via con i precedenti a favore della loro tesi. Da Grillo che aveva detto che l’antifascjsmo non era un problema di sua competenza, alla dichiarazione, sempre dell’Elevato, su alcune idee condivisibili di CasaPound, al fatto che se un fascista del terzo millennio avesse voluto entrare nel movimento non ci sarebbero stati problemi. Per concludere con la gaffe di Roberta Lombardi, allora capogruppo alla Camera, con la dichiarazione “L’ideologia del fascismo, prima che degenerasse, aveva un altissimo senso dello stato”. Quindi M5S che strizzerebbe l’occhio agli squadristi della destra. Ipotesi suggestiva, ma c’è un ma. Almeno in Liguria, dove la Regione ha deciso di celebrare il 25 aprile con qualche giorno di anticipo, radunando gli esponenti del consiglio regionale proprio a Stella San Giovanni, paese natio di Sandro Pertini. E anche in questo caso il modo di onorare il presidente Pertini e’ molto diverso, e non solo a seconda degli schieramenti di appartenenza.
Gabriele Pisani, esponente ligure dei pentastellati scrive un post stringato sotto all’immagine della tomba di famiglia “un saluto a un grande uomo e un grande presidente”. Andrea Melis, anche lui grillino, che è savonese, parte un po’ più da lontano. “Esprimiamo un grande apprezzamento per l’iniziativa della Regione che riavvicina la politica ai cittadini, ricordando il 25 aprile onorando degnamente la figura del compianto presidente Pertini. Per tutti coloro che aspirano a ideali di giustizia, onestà e legalità Pertini rappresenta un simbolo ed un esempio. A. Lui è alle sue battaglie il MoVimento 5 Stelle si è sempre ispirato perciò abbiamo aderito con entusiasmo a questa ricorrenza dalla forte carica simbolica. Speriamo che non sia solo una parata di buone intenzioni”. Poi arriva la tirata antipartiti con il riferimento ai personaggi della prima e seconda Repubblica “Non possiamo non ricordare i tanti politici che sulla tomba del presidente hanno fatto passerella e a cui lui probabilmente, da vivo, non avrebbe rivolto il saluto. L’augurio è che questa volta la politica, anche nei fatti, sappia ascoltare la voce di chi chiede di essere rappresentato, proprio come ci ha insegnato la lezione di Pertini, cittadino tra i cittadini”. E inizia ad insinuarsi il dubbio che sulla Resistenza il M5S nazionale e l’ovale non abbia una posizione univoca. E perché, poi discriminare far Gramsci e Pertini, visto che è la Regione Liguria che si sta occupando del restauro della casa-museo di Pertini a Stella? Non potrebbe accadere anche in Sardegna? Misteri della politica. Ma non sono solo i Cinque Stelle ad essere distonici rispetto a Roma.
In parlamento i rappresentanti del “Carroccio” si sono astenuti sulla votazione per la casa di Gramsci monumento nazionale.
Leggete il tweet di Edoardo Rixi, assessore della giunta Toti, ed ex vicesegretario del partito di Salvini “Oggi sulla tomba del presidente Pertini, eroe della resistenza nella sua natale Stella”. E pazienza se poi c’è una stoccata al Governo, dettata, probabilmente, dal desiderio di non appiattirsi troppo ne’ prendere troppo le distanze da Salvini. “Non avrebbe mai permesso che nel nostro paese ci fosse un governo non eletto dal popolo e una riforma Fornero che di sicuro non è un patrimonio culturale di chi ha contribuito alla liberazione. Nessuno strumentalizzi la resistenza come valore di una sola parte politica. Momenti come questi vanno vissuti nella condivisione. Guardiamo al futuro, imparando dalla storia e dal nostro passato”.
Poi però c’è il vuoto, a parte il “bacio Perugina” della Paita che si lancia in dichiarazioni ai media ma sul suo sito posta tre foto e sintetizza. “A Stella celebrazione 25 aprile in memoria di Sandro Pertini”. Quasi lo stesso messaggio dell’assessore Marco Scajola. Anche lui 3 immagini, in una compare in compagnia della collega Ilaria Cavo, e l’indicazione del posto, quasi un sottocliche’: “Stella, celebrazione del 25 aprile”. Meglio, comunque, del presidente Giovanni Toti, politico-giornalista-delfino di Berlusconi, riluttante, forse, a concedere troppo spazio a una figura ancora carismatica come Pertini. Lui posta la foto di una riunione è spiega: “Giunta in trasferta a Savona”. A Pertini nemmeno un accenno. Magari il padrone si innervosisce. Del resto non era stato Berlusconi, nel corso di una delle sue epiche gaffe, che alla corte di Bruno Vespa e al cospetto di Bertinotti, durante una trasmissione in cui si parlava di Resistenza, aveva resuscitato il padre dei fratelli Cervi, dicendo che lo avrebbe invitato per parlargli? “Sarò felicissimo di incontrare papà Cervi al quale va tutta la mia ammirazione”.
E poi c’è l’assoluta indifferenza. Quella temuta da Gramsci. Uniti nell’ignorare l’evento i due pentestellati genovesi Alice Salvatore e Marco De Ferrari, sempre pronti, invece, su argomenti come le lobby del petrolio e i trasporti pubblici. Non pervenuto l’esponente di rete a sinistra Gianni Pastorino. Niente per Gianni Berrino e Ilaria Cavo. Assente anche il Dem Pippo Rossetti, che preferisce sponsorizzare la presentazione del libro dell’ex ministro Andrea Riccardi ex anche di cl. Quando si parla di… convergenze!!!
Un altro cioccolatino dal segretario provinciale Pd Alessandro Terrile che sotto all’immagine della celebrazione all’Ansaldo tramanda ai posteri un bigliettino che sarebbe piaciuto anche alla Spagnoli “Ansaldo Energia ricorda il 25 aprile. Il futuro ha bisogno di radici solide nella memoria”. Mentre il suo ex superiore ed ora consigliere regionale Giovanni Lunardon, da buon savonese, non riesce a resistere a un pizzico di campanilismo. “Oggi consiglio regionale a Stella Sangiovanni, per ricordare insieme la liberazione e un grande italiano: Sandro Pertini, partigiano, socialista, uomo di popolo, cocciuto savonese, presidente di tutti gli italiani”.
Ma al di là del personaggio Sandro Pertini, che mi fa piacere ricordare anche come giornalista, in qualità di storico direttore de “Il Lavoro”, voglio concludere questo mio ragionamento sul 25 aprile e sulla guerra nazionale di liberazione con le parole del segretario generale dell’Anci Pierluigi Vinai che apprestandosi ad andare a vedere il film su Bisagno, il partigiano dei partigiani Aldo Gastaldi, girato dal regista genovese Marco Gandolfo, ha annotato su Fb. “Vale la pena di vederlo per il gusto di capire che cosa sia un eroe nella sua pienezza. Però anche per guardare con occhi liberi alcune di quelle pagine della storia sulle quali la luce vera non è mai stata accesa. Per le quali non bisogna dissacrare ciò che di grande e di straordinario c’è stato ma neppure negare demagogicamente ciò che di vergognoso e’ avvenuto. Solo la verità ci rende liberi ma se non vogliamo ascoltare la voce della verità nessuno ce la può spiegare. Si non vis veritatem audire, nemo tibi indicare potest”. Che tradotto in modo più semplice significa “Se non vuoi ascoltare la verità nessuno te la può dire” e per usare un proverbio si può attingere a quel non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare. Una frase in latino che fa parte del dialogo fra Claudia e Pilato in procinto di lavarsene le mani. Il film comunque svela, attraverso una serie di testimonianze una resistenza lontana dalla retorica. Già, la verità che rende liberi. Oggi era il giorno della elaborazione. Qualcuno ne ha approfittato. Molti di più l’hanno ignorato, altri hanno fatto ricorso a slogan che ricordano, a torto o a ragione i bigliettini dei baci Perugina. Rinunciando – per dirla come Terrile – a cercare le radici solide nella memoria di cui abbiamo bisogno per sviluppare il futuro. Lunedì si torna alla retorica della ricorrenza e del celebrazionismo.
Il Max Turbatore

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