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Lo scetticismo della prof, l’indolenza del politico, l’intraprendenza del don

Avvertenza: le tre storie di cui parlo oggi sono tenute insieme da un uso comune di twitter ma assolutamente slegate. A meno che non si voglia assemblarle per mettere insieme uno straccio di morale, con riferimento, probabilmente solo casuale ai tre soggetti in questione, ma che secondo me – e sottolineo, secondo me – rappresentano tre modi diversi di rapportarsi ai problemi. Nessuno risolutivo, perché c’è sempre qualcuno che a livello di consiglio – e sottolineo consiglio – dice – dunque a parole – che saprebbe comunque fare di più e meglio.

Con il risultato del completo senso di smarrimento in cui ognuno di noi rischia di trovarsi frustrato nonostante abbia cercato di agire.

LA PROF. SCETTICA

Ultimo tweet “trivella si trivella no, trivella si” per Manuela Arata che nel giro di due settimane circa ha cambiato idea, o almeno così pare desumersi dal suo sito twitter, visto che il voto è e resta segreto.
Prima del 30 marzo la genovese, in passato fondatrice e presidente del festival della Scienza, ex direttore generale dell’istituto superiore fisica della materia, che ha ricevuto riconoscimenti in tutto il mondo da Shanghai a Capo D’Orlando, cavaliere della Repubblica Italiana dal 2005, premiata dall’Aidda come donna dell’anno, sembrava orientata per andare a votare al referendum e mettere la croce sul si’. Cioè per abrogare, visto che la domanda a cui si ritroveranno davanti gli elettori domenica e’ la seguente “Volete voi l’abrogazione dell’articolo 6 comma 17, terzo periodo del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 norme in materia ambientale come sostituito dal comma 259 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015 n. 208 – disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello stato (legge di stabilità 2016) limitata talmente alle seguenti parole. Per la durata della vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e salvaguardia ambientale”. Ovvio che con un quesito così formulato ci volessero settimane di trasmissioni televisive per dipanare la matassa dei dubbi. Con sostenitori del si e del no l’un contro l’altro armati, evocando di volta in volta la scarsa sicurezza ambientale legata alle attività estrattive e il mancato progetto da parte del governo per le energie rinnovabili, messe a confronto con la perdita di posti lavoro e la rinuncia al ricorso autonomo di fonti di energia in un settore in cui siamo già largamente in balia della produzione estera. Questione, insomma, dove non è facile arrivare ad avere una opinione autonoma visto che a confronto non ci sono solo interessi economici ma anche diverse visioni del futuro, sino a che a scontrarsi non sono soltanto i partiti ma due tesi fideisti che diverse.
E anche i tentennamenti della professoressa Arata la dicono lunga sulla difficoltà di scelta rispetto alla gamma di interessi in gioco. Il 30 marzo, in piena campagna per l’astensionismo dei rappresentanti del governo Renzi, cambia opinione e cinguetta “Ebbene sì, non vado a votare al referendum trivellazioni perché non sono argomento da referendum e perché ammetto che la mia prima idea coglieva tutta la demagogia che è nel messaggio dei referendari, dalle quali ho preso le distanze una volta che mi sono informata”.
Meno di due settimane dopo su fb ospita un messaggio della federazione di Gioventù democratica di Genova, i giovani Dem, che in maniera solo formalmente equidistante viene titolato “Le ragioni del si’ e del no”. In realtà ospita l’opinione di Marina Forti, una giornalista che si dedica con bravura e conoscenza di particolari a controbattere e a azzerare le buone ragioni del fronte del no, sostenendo fra l’altro che lo smantellamento degli impianti consentirebbe un maggior impiego di forza lavoro rispetto agli organici attuali.
E poche ore più tardi la stessa pagina ospita un articolo di “La Repubblica” in cui si dice che l’Italia risulta il primo paese al mondo per l’uso della energia solare con l’8 per cento del fabbisogno. Alle nostre spalle la Grecia con il 7,4 e la Germania con il 7,1. E l’impressione è che Manuela Arata sia tornata alla prima idea e tenda a lasciarsi alle spalle ragioni formali come quella che l’argomento in questione non potrebbe fare parte di una consultazione referendaria. Del resto solo qualche giorno fa il presidente della Corte Costituzionale Paolo Grissi ha invitato ad andare a votare “Partecipare al voto vuol dire essere pienamente cittadini. Fa parte della carta d’identità del buon cittadino”. E la prof. Ci ha ripensato. Per il ciclo solo gli imbecilli non cambiano mai opinione. Ma cambiarla troppo spesso e’ indice di confusione.

IL POLITICO INDOLENTE

Altro cinguettio twitter con rimando a messaggio fb da parte del consigliere regionale Dem Luca Garibaldi, attivista del levante genovese. Racconta di una mensa nei pressi del centro di Rapallo gestita dai volontari della parrocchia. Una struttura grazie alla quale chi non ha nulla da mangiare può godere di un pasto caldo. Senonche’ per due sere di seguito nei pressi della mensa ci sono zuffe fra le persone in fila in attesa della cena. E Garibaldi lamenta “Il sindaco, invece di cercare il modo per riportare la situazione alla regolarità ha deciso di chiudere la mensa negando la possibilità di ricevere aiuti a chi ne ha bisogno”. E arriva, oltre a ricordare che la Lega aveva sostenuto che i pasti gratuiti andassero consegnati solo a cittadini di Rapallo, a suggerire
che la chiusura possa essere legata alla decisione di voler sciogliere una volta per sempre quella fila di poveri in centro che costituisce un brutto biglietto da visita per una cittadina votata al turismo. Specie nell’imminenza della stagione estiva. E la rete si scatena. C’è chi chiosa “A letto senza cena molto Montessori” e chi dal suo pulpito punta il dito sulla presunta ipocrisia del primo cittadino ” Pensa ai poveri ogni sera. Quando va a messa”. E fra i commentatori c’è persino chi suggerisce “Distribuite cibo per strada”. Ricordando che la politica oggi è diventata solo denuncia, ma che una volta era anche servizio. Prima di tutto servizio, specie per i militanti di un partito che hanno come leader un ex boy scout. Per il ciclo aiutati che dio ti aiuta. Perché la denuncia mette a posto la coscienza, ma non basta a risolvere il problema.

IL SACERDOTE INTRAPRENDENTE

Don Valentino Porcile, sacerdote della parrocchia S.S. Annunziata di Sturla e’ un prete di strada, amatissimo dai suoi fedeli e da quelli che a Sestri li hanno preceduti. È uno di quei don rock sempre presente per i suoi ragazzi e per le sue pecorelle. Attivo anche su twitter. Al passo con i tempi, tanto da creare una App per commentare il Vangelo. Nella sua parrocchia ha venduto il formaggio Per i produttori dell’Emilia terremotati. E non esita a gettarsi nella mischia per difendere quelli che lui reputa abusi. Dalle presenze di gang sia giovinastri davanti alla sua chiesa alla segnalazione di un falso prete in vena di truffe.
Il Don dal 10 aprile è attivo su Twitter in difesa dei produttori di latte delle valli genovesi bidonati dalla Parmalat che ha deciso di non rinnovare il contratto per la fornitura. Così da rivoluzionario anticapitalista si lancia nella campagna di boicottaggio alla Parmalat che intende lasciare a bocca asciutta i nostri produttori per servirsi di latte francese e cinese.
Dopo all’elencazione puntuale di tutti i prodotti Parmalat da non comprare il passo successivo è quello di sostenere i sedotti e abbandonati. Così organizza per domenica dopo la messa l’ assaggio del formaggio e la vendita proprio davanti alla sua parrocchia. E spiega “Prenderemo le prenotazioni di chi vuole acquistare il formaggio. Domenica prossima verranno i coltivatori in parrocchia a consegnare direttamente il formaggio prenotato alla gente. E scoppia il diluvio di tweet con tanta gente che chiede l’indirizzo della parrocchia e altri che domandano perché gli altri vicariati non operino nello stesso modo. Buon ultimo Fs che da buon nichilista sparge i semi del suo personale scetticismo verso l’etica di una manifestazione che lui giudica troppo limitata. E cinguetta ” A questo punto smettiamo tutti di andare a comprare nei supermercati? Gli allevatori liguri sono più vicini al cielo dei piccoli agricoltori o dei ferramenta o di tutte quelle piccole realtà imprenditoriali che non riescono a stare sul mercato? Se siamo tutti correnti non dovremmo più acquistare un solo bene e servizio realizzato in scala”. E poi rincara “Abbiamo idea di quanti produttori di scarpe sono scomparsi per colpa di marchi come All Star?”
Un consiglio al don della Ss. Annunziata si dedichi ai suoi fedeli acquirenti e clienti dei produttori di latte delle nostre valli e lasci andare la pecorella sperduta che al di là delle parole non è in grado di offrire altro.
Perché lo scetticismo a volte serve per comprendere le questioni, ma
più spesso costituisce il comodo paravento dietro a cui nascondere la propria indolenza.
Il Max Turbatore

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