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La città della Lanterna e dell’inno, simboli di una superba amnesia

Prima dell’inizio del nuovo millennio l’allora sindaco dei genovesi Beppe Pericu, ex parlamentare socialista e docente universitario, avrebbe voluto che ai suoi piedi fosse costruito l’inceneritore o il termovalorizzatore, che dir si voglia. Insomma, un impianto di smaltimento rifiuti che prendesse il posto della centrale Enel vecchia e fortemente inquinante. Tanto che l’individuazione di un sito alternativo fece parte della battaglia elettorale che nel 2000 portò l’allora ex imprenditore Sandro Biasotti a succedere a Giancarlo Mori alla presidenza della giunta regionale. E in effetti già sedici anni fa vinse l’idea che la zona della Lanterna, simbolo della nostra città, fosse un’area monumentale da preservare e valorizzare.

Ma è bene intendersi, quella posizione si affermò, purtroppo, solo nei proclami, idealmente, in linea di principio forse, ma non abbastanza nei fatti. Il faro venne affidato alla Provincia e nel 2004, sfruttando i finanziamenti per i, G8 e quelli per Genova capitale europea della cultura, con il completamento del parco urbano e della passeggiata, la situazione sembrò migliorare. Sino all’abolizione delle Province e del passaggio delle competenze alla città metropolitana. Tanto che dopo qualche anno di chiusura della passeggiata e del monumento diventato nel frattempo museo multimediale, nel febbraio del 2014, un gruppo di privati, l’associazione giovani urbanisti genovesi-Fondazione Labo’ riuscì a diventare il nuovo gestore del complesso con il fine di evitarne l’imminente chiusura. Ed è stata proprio grazie all’entusiasmo dei giovani urbanisti che si è provveduto alle opere minime di riqualificazione dell’area. Dal taglio degli alberi e delle piante infestanti alla riverniciature e alla pulizia degli elementi di arredo del museo. Si dice in una lettera della Fondazione: “Con l’adozione della Lanterna, del suo museo e del suo parco ci siamo fatti carico di tutti gli interventi successivi per la manutenzione del verde, della pulizia, nonché delle opere necessarie per rendere nuovamente funzionante il museo multimediale, diventando i primi sostenitori di questo monumento faro, unico al mondo per la sua storia (la costruzione del basamento pare risalga al 1128), spettatore silenzioso di tutti gli avvenimenti che in questi secoli hanno interessato Genova e il suo porto”.
Allo scopo di riportare un po’ di attenzione sull’area e sulla difficoltà economica per un’associazione privata di gestirla senza fondi pubblici i giovani urbanisti hanno organizzato per il 18 di giugno un torneo medievale che si svolgerà proprio ai piedi della Lanterna. Un evento per il quale hanno già messo in rete un filmato che, metaforicamente, ripropone la situazione del nostro faro. Sette cavalieri si sfidano per conquistarlo. Il fine è quello di focalizzare l’attenzione degli enti istituzionali che a parole, ma solo a parole, sino ad oggi si sono fatti avanti.
Meno di un mese fa la questione è stata affrontata in una seduta del consiglio regionale con un ordine del giorno presentato dal consigliere leghista Franco Senarega e votato all’unanimità, in cui si impegna la giunta a sollecitare gli enti competenti ad attivarsi rapidamente affinché la Lanterna, simbolo di Genova e dell’intera Liguria, non venga dimenticata ma sia sottoposta ad una gestione attenta e a una promozione adeguata. Belle parole, che rischiano di rimanere tali per la situazione intricata della proprietà del sito, diviso fra Demanio, Marina militare e autorità portuale. Un tempo, grazie alla Provincia, si riusciva a bypassare il problema e le varie associazioni che si sono succedute nella gestione riuscivano ad avere qualche finanziamento che consentisse loro di proseguire l’attività. Dal 2014 e’ tutto sulle spalle dei giovani urbanisti che hanno iniziato l’avventura in una decina calando di parecchio nel numero. Insomma dal 2004 la Provincia , pur facendosene carico finanziariamente non è riuscita a chiarire la situazione e a risolverla al fine di utilizzare la zona e il museo in maniera organizzata, anche dal punto di vista gestionale. E anche per gli altri enti, quelli rimasti (Comune e Regione), sinché non viene chiarita la situazione della proprietà, anche nel caso ne avessero le intenzioni, sarebbe difficile trovare il modo per finanziare la gestione dell’associazione. Il serpente che si morde la coda, insomma. E, così, il filmato in rete sembra aver attinto alla beffarda realtà: un torneo equestre con tanti cavalieri pronti a battersi per la conquista della Lanterna, che come la bella di Turiggia, alla fine… tutti la vogliono e nessuno se la piglia. Diceva il professor Franco Bampi, presidente di A Compagna, già nel lontano 1999, criticando la scelta di Pericu che voleva piazzare l’inceneritore sotto al faro “Purtroppo Genova non è nuova a questi affronti che evidenziano il disegno di demolire e umiliare una città, una regione e un popolo che ha saputo essere ricco e prospero ed oggi sta lentamente ma inesorabilmente estinguendosi”. Come se quei simboli storici non dovessero contare più con l’assorbimento di altre culture. Il tutto frutto, però, di certe lacune di sensibilità da parte dei nostri amministratori. Indicativa in tal senso e’ anche la vicenda, anzi gli ultimi episodi, del caso legato al canto degli italiani, o inno di Mameli che dir si voglia. Per il quale il nostro sindaco, unitamente al vicepresidente del consiglio comunale Stefano Balleari, hanno chiesto che Genova si fregi del titolo di città dell’inno d’Italia. La mozione approvata dall’assemblea di palazzo Tursi, ma nemmeno all’unanimità, ha generato una sorta di aspettativa da parte di un’altra associazione di volontari. La onlus Conoscere Genova, il cui presidente, Francesco Ristori, ha inviato una serie di lettere indirizzate al sindaco Marco Doria, all’assessore alla cultura Carla Sibilla all’assessore alla scuola Pino Boero e all’altro proponente, in realtà l’originario (l’adesione di Doria e’ venuta in seguito alla illustrazione in sala rossa), il vicepresidente del consiglio comunale Stefano Balleari. Nella lettera, datata 29 febbraio, Ristori spiega che la sua associazione, in accordo con le precedenti amministrazioni, aveva organizzato un concorso nelle scuole per elaborati grafici sul tema “Fratelli d’Italia, fratelli del mondo” sui valori e contenuti di fratellanza dell’inno italiano e afferma che a suo parere il concorso potrebbe essere riproposto agli studenti come un appuntamento fisso con premiazione nell’anniversario della prima esecuzione pubblica dell’inno di Mameli il 10 di dicembre di ogni anno, visto che nel 2017 si celebrerà il 170 anno del canto degli italiani. E sapientemente Ristori consiglia di rendere autonoma la ricorrenza, scorporandola dalla dalla della celebrazione del Tricolore (7 gennaio a Reggio Emilia) e dell’unità d’italia (17 marzo).
Una lettera da trattare con riguardo perché, oltre all’offerta di aiuto da parte di un’associazione che si occupa di far conoscere la nostra città nel mondo, contiene anche, a mio avviso, preziosi considerazioni. Del resto nel nostro paese e nella nostra città ogni giorno della settimana e’ dedicato alle ricorrenze più disparate, con acque della fontana di De Ferrari, viola o azzurre e aiuole fiorite ai bordi. Perché, dunque non pensare ad una giornata in cui sia la nostra Genova, come città dell’inno, ad essere festeggiata?
Forse Ristori si aspettava risposte immediate ed entusiastiche. Invece al momento l’unico che l’ha contattato e’ stato Stefano Balleari, che, come proponente originario, parrebbe essere stato l’unico a comprendere appieno la potenzialità della proposta. Da qui la risposta del presidente di Conoscere Genova Onlus. “La mia associazione sarà onorata di poter collaborare con il gruppo consiliare PdL e il vicepresidente del consiglio comunale, ed auspica di poter collaborare anche con il sindaco e con la sua giunta nell’interesse di Genova città dell’inno, attendendo un riscontro anche dal primo cittadino e o dagli assessori destinatari della nostra missiva”.
E anche in questo caso occorrerà che, prima o poi, si districhi un eventuale conflitto di competenze, perché altre tre risposte in contemporanea sarebbero veramente troppa pretesa da parte di un semplice presidente di un’associazione onlus che propone di dare una mano al Comune al fine di sfruttare un evento legato alla storia della nostra città.
Il che lascia allibiti. Soprattutto lascia allibiti la nostra naturale propensione a non sfruttare le occasioni potenziali. Perché al di là dei discorsi sulla ipotetica propensione turistica della nostra città forse sono proprio i nostri amministratori i primi a non crederci abbastanza. Tranne poi riempirsi la bocca per il successo di manifestazioni come quella dei Rolli. Quando c’è’ da salire sul carro dei vincitori dimostrano tutti di avere uno scatto prodigioso.
Il Max Turbatore

 

 

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