Trivellopoli, il cinismo dei 5 stelle e la crisi di nervi delle quote rosa
L’accusa più lieve che si rincorre nel mare agitato della rete e’ quella di lobbisti. Mentre il ministro Maria Elena Boschi, da mesi al centro di casi giudiziari che sconfinano nella politica, da Banca Etruria a Trivelloli, reagisce nello stesso modo di un Berlusconi qualunque, evocando il complotto e accusando i poteri forti, come in un canovaccio già visto e già mandato a memoria. Il fatto è che a contrapporsi in questa ennesima sfida, esplosa ai margini di un referendum e di una campagna elettorale per le amministrative già iniziata, ci sono un comico prestato alla politica, un professionista che in forza dei suoi precedenti sa come parlare alla pancia degli italiani, e un premier che prova a fare il piacione con qualche inconsapevole, e talvolta involontario, estro per la comicità. In una partita, impari in cui il comico sa come aizzare la piazza di un paese iracondo verso la cattiva politica e un capo del Governo che è molto attratto dal web, ma non è in grado di padroneggiarlo e di gestirne gli umori, talvolta celati. Come sa invece fare il suo avversario. Ed era logico che andasse a finire così. Con Grillo che a forza di vellicare, dopo il fumo trovasse l’arrosto e Renzi, ridotto all’angolo, e ormai sulle gambe, costretto a minacciare un fiorire di querele. Come se non bastasse il Movimento 5 Stelle ha anche avuto l’idea illuminata di targare l’inchiesta di Potenza come Trivellopoli. Due piccioni con una fava, il referendum sulle trivelle e le intercettazioni che hanno messo in ginocchio il ministro dimissionario Federica Guidi. Sempre di trivellazioni si tratta, anche se quelle della prossima consultazione si trovano in mare mentre quelle di cui si occupa la magistratura in Lucania sono a Viggiano, comune a 1023 metri sul livello del mare. Ma in rete tutto finisce per fare brodo. Non sempre chi scrive ha la possibilità di soffermarsi sulle 50 sfumature di grigio, quando il fine è quello di evacuare, con un post piuttosto conciso, tutto quello che ci rode dentro allo stomaco. Anonimi digitatori troppo impegnati a limare la propria rabbia per soffermarsi su sottili distinguo. E su questo territorio e’ logico che il capocomico, trasformatosi in capopopolo, finisca per avere la meglio.
Così, messi all’angolo, logorati da una crisi interna in cui il premier paga soprattutto l’ambizione arrogante di aver voluto mantenere la doppia carica, quella di capo dell’esecutivo e di segretario del partito di governo, iniziano le prime reazioni inconsulte. Con Maria Elena Boschi che si ritrova a incolpare fantomatici poteri forti. E abbiamo la convinzione che i poteri forti nel nostro paese esistano, ma che almeno a rileggere il Pasolini di Petrolio pensiamo che fra queste ci siano proprio le aziende che si occupano di attività estrattive e di commercializzare il greggio. Di più. Perché fra i poteri forti la Boschi potrebbe forse includere, a questo punto, anche la magistratura. Con un capovolgimento di posizioni che, oltre a mettere in serio imbarazzo il collega guardasigilli Andrea Orlando, ricorda per molti versi quello che fu il leitmotiv di Berlusconi nel corso delle numerose inchieste giudiziarie che hanno riguardato la sua vita privata, professionale e politica. In un paese come il nostro, in cui si fa sempre più fatica a rapportarsi con le posizioni tenute nell’immediato passato. E per questo il cortocircuito risulta essere sempre lì, dietro l’angolo.
Cosi, extrema ratio, per frenare quella prassi dilagante che una volta veniva definita la macchina del fango, di fronte all’incalzare a testa bassa dei grillini, ecco arrivare un fioccare di minacce di querela. Al premier, che intende affrontare testa a testa Beppe Grillo in un’aula di tribunale, si allinea, elmetto in capo, la titolare del dicastero della difesa Roberta Pinotti.
Ieri a tarda sera e’ comparso sulla pagina twitter del Ministero della difesa uno stringato comunicato che dice “Querelo chiunque faccia accostamenti tra la vicenda di Potenza e la mia persona”. Presa di posizione rilanciata dall’Ansa che comunque non compare sulla pagina personale del ministro in cui la Stessa Pinotti continua a postare immagini delle sue missioni in Italia e all’estero. Da quella sugli armamenti, al marziale passaggio in rassegna dell’equipaggio della fregata italiana per 6 mesi al comando della Task Force Eu antipirateria in Somalia. Compiti istituzionali a cui non si può mancare.
Gli echi della vicenda per cui i parlamentari pentestellati hanno chiesto alla procura di approfondire le indagini sull’acquisto delle 9 navi militari al costo di 5,4 miliardi avvenuto nel 2014 (costo che i 5 stelle hanno definito indecoroso) però la raggiungono anche in servizio permanente effettivo. E così lei si nasconde dietro al dito delle querele. Percio’ deputati e senatori la incalzano: “Oggi alcuni giornali rivelano che la procura di Potenza sta indagando su questo filone che inevitabilmente riguarda anche il ministro Pinotti. In calce a quella legge oltre alla firma di Federica Guidi compare anche quella del ministro Pinotti”. Per affrontare infine anche la faccenda delle querele. “Il ministro Pinotti deve avere un’idea piuttosto bizzarra della democrazia. Le si chiede, legittimamente, di venire a riferire in aula rispetto ai suoi presunti legami con l’ ammiraglio De Giorgi e lei minaccia querele. In quanto ministro le ricordiamo che ha l’obbligo di mostrare la massima trasparenza”. E forse non è un caso che la compagine di Matteo Renzi inizi a mostrare che la crisi di nervi parte soprattutto dalle sue quote rosa. Il ministro guardasigilli, lo spezzino Andrea Orlando, di fronte alle domande che gli chiedono di una eventuale giustizia ad orologeria si trincera dietro ad un rigido no comment. Le donne no. Dopo il pianto in diretta, che ha scatenato veleni e vetriolo, di Federica Mogherini, dopo le dimissioni di Federica Guidi, oggi ci sono le prese di posizione scomposte di Maria Elena Boschi e di Roberta Pinotti. Tanto che qualcuno risponde alla Pinotti con un tweet sul filo dell’excusatio non petita. Massino Gaia “credo che dovrebbe autoquerelarsi. Lo ha appena fatto”. Melania “Per caso ha la coda di paglia “.
Eppero’ sul piano politico l’attacco è su più fronti, c’è il centrodestra e ci sono i guastatori di Grillo che via web agitano le acque anche a livello locale. Alcuni di loro, a dire il vero, mostrano disinteresse. Lo fanno anche i rappresentanti della maggioranza in via Fieschi e quelli del Pd che glissano sulla vicenda. Voce fuori dal coro del silenzio e’ quella di Claudio Velardi, giornalista passato da D’Alema alla corte di Renzi, che rivendica una supposta diversità con il governo Letta vedendo il bicchiere mezzo pieno delle dimissioni, abbastanza tempestive, della Guidi. Ma in Liguria il Pd resta alla finestra, rappresentanti della minoranza inclusi. Perché in ballo c’è la fiducia, ma, probabilmente, già pregustano la resa dei conti in congresso.
Scatenata, al contrario, la rappresentante del Movimento 5 Stelle in Regione Alice Salvatore che invita tutti per domani a un viaggio in Basilicata, sino a Viggiano, il luogo del delitto. Iperattiva cinguetta “chiediamo le dimissioni di Renzi & Co. Mandiamoli a casa, e’ l’ora”. E a sostegno su fb inserisce il messaggio del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio “Tempi stretti ma dobbiamo farcela. Venite tutti”. Dai cittadini agli attivisti passando per consiglieri comunali e regionali, sindaci, parlamentari e europarlamentari sono convocati. E continua “il caso Guidi e’ solo la punta di un iceberg. È un maxi-scandalo che vede protagonista tutto il governo Renzi e il Pd . Lunedì mostreremo all’Italia il vero volto di questo governo fossile”. Per concludere con il lungo elenco dei personaggi coinvolti “Sapete quanti sono i soggetti coinvolti direttamente o indirettamente nell’inchiesta di questi giorni su Tempa Rossa e Viggiano? La ministra del Governo Pd Boschi, la ministra del governo Pd Guidi, il compagno della ministra, il presidente Pd della Regione Basilicata, il capo della segreteria del senatore Pd Anna Finocchiaro, il sindaco del comune di Corleto, sempre Pd, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Pd De Vincenzi, il consigliere regionale Robortella Pd, il sottosegretario alla salute De Filippo Pd, il potente burocrate del ministero, il capo di stato maggiore della Marina militare italiana”.
Proprio sui rapporti fra il capo di stato maggiore della Marina Militare Giuseppe De Giorgi e il ministro della difesa Roberta Pinotti verterebbe l’interesse dei parlamentari del Movimento 5 Stelle.
Intanto in rete attivisti e simpatizzanti pentestellati vengono chiamati a raccolta dall’altro consigliere regionale Marco De Ferrari che cavalca l’onda di indignazione per la notizia della querela di Matteo Renzi contro Beppe Grillo per un suo tweet: “Il Pd sapeva tutto quindi sono complici e collusi di ciò che è avvenuto”. La pancia, mai sazia dell’antipolitica, e’ in fermento e concasualmente e’ prevedibile che il quorum del prossimo referendum si alzerà a dismisura.
Tutto finito, anzi no.
A riprova di quanto sia frastagliato anche il fronte dei pentestellati. Due giorni fa, ancora inconsapevole della piega che avrebbe preso l’inchiesta giudiziaria, Fabio Tosi, altro consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, aveva postato sulla sua pagina twitter un messaggio in cui lamentava l’atteggiamento dei dirigenti dello stabilimento Fincantieri di Riva Trigoso che avevano messo in mobilità operai, impiegati e capi. E sottolineava “La legge navale prevede stanziamenti di 5, 4 miliardi di euro per il rinnovamento della flotta della Marina militare Italiana. L’azienda pronosticava ad iniziare dal 2018 una forza lavoro di tremila dipendenti, 1 milione e cinquecentomila ore lavorative a pieno regime per l’impegno del centro della Marina militare integrato, con una ricaduta sull’indotto sino al 2025 e oltre. Eppure oggi non si trovano i soldi per i dipendenti, operai, impiegati e capi, in vista della legge navale che verrà approvata a fine primavera”. A tarda serata arriva perfino un comunicato preoccupato della triplice sindacale ” in riferimento alla politica tutta del Movimento 5 Stelle sull’inchiesta della Procura di Potenza, in l’articolare per quanto riguarda la richiesta di approfondimenti sui contenuti della legga Navale 2014 Cgil Cisl e Uil invitano alla cautela. Si rischia di sacrificare il lavoro sull’altare delle campagne elettorali permanenti, mettendo in discussione per fini politici ed elettorali una legge importante e strategica per la cantieristica nazionale e ligure. Per Cgil Cisl e Uil, fermo restando che le responsabilità accertate vanno perseguite, l’attacco del M5S ha il sapore di una speculazione politica che non deve rischiare di mettere in pericolo l’importante impegno finanziario e il coinvolgimento della nostra industria che la legge Navale prevede”. Ed è proprio quella legge per cui a Roma i parlamentari cinque stelle hanno parlato di un finanziamento indecoroso motivando anche la loro richiesta di chiarimenti nei confronti del Ministro che minaccia querele. Prova evidente del cortocircuito della nostra politica, in cui, il più delle volte, nella foga di affossare “il tiranno”, nessuno si rende conto che il rischio maggiore risulta paradossalmente riversarsi sui comuni mortali. La gente comune che, incattivita, tra cinismo e ferocia, senza esaminarne le possibili conseguenze, finisce involontariamente per darsi la zappa sui piedi. Inconsapevoli, ma tronfi per aver evacuato. In rete.
Il Max Turbatore


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