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Trivellazioni, ovvero il referendum che spiace ai gamberi

Lo ammetto, di questo tema a tempo debito mi ero riproposto di non scriverne. Intanto la data, troppo lontana. Poi questo clima da “O Roma o morte” con cui certa branca della nostra sinistra, da quella radicale a quella ambientalista, sa ammantare le sue battaglie. Infine la confusione sull’argomento. Ammesso che le piattaforme estrattive lungo le nostre coste siano così tante. E ora so che sono 130. Per concludere con l’ennesima riprova della segmentazione in casa Pd dove il Governo ha dato il consiglio di non andare a votare, la sinistra fornirà un’ulteriore lezione di insubordinazione andando alle urne per sostenere il si’, e un’altra parte della minoranza sfruculia Renzi annunciando che come minimo andrà alle urne ma non dice con che intenzioni. Insomma confusione nella confusione, ma nel Pd di questi tempi parrebbe essere ormai la prassi. Cosi’, per puro scrupolo, sono andato a vedere un po’ le posizioni a livello territoriale navigando sulle pagine twitter dei nostri politici. Per scoprire che di questo referendum, che non coinvolge troppo da vicino la nostra Regione, la piattaforma più vicina e’ davanti alla Toscana, a parlarne con qualche frequenza sono meno dei componenti di una setta. In pratica gli aderenti al Movimento 5 Stelle e nemmeno tutti, il leader di rete a sinistra Gianni Pastorino. E bon. Gli altri vivono di riflesso lo scontro interno alle figure nazionali, rottamati e non, del Pd. Pierluigi Bersani, per esempio, ha confidato che andrà a votare ma non si è spinto oltre. I due vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani invitano all’astensionismo. Romano Prodi dice senza mezzi termini che se voterà voterà no, perché altrimenti sarebbe un suicidio nazionale. Roberto Speranza, leader e della sinistra riformista, si spende per il sì e attacca la segreteria nazionale “La proposta è stata presentata da 7 regioni a guida Pd e nessuno nel partito ha sentito il bisogno di confrontarsi. Un suicidio”. Michele Emiliano, governatore della Puglia, essendo uno dei promotori, e’ ovviamente per il sì. E Gianni Cuperlo spiega che andrà a votare perché “definire un referendum inutile non porta bene”.
Poi ci sono i nostri politici che hanno avuto la fortuna di approdare in parlamento o a Bruxelles. I due ministri liguri Andrea Orlando (giustizia) e Roberta Pinotti (difesa) sembrano affaccendati in questioni sovranazionali di ben altra portata. Lorenzo Basso è’ più impegnato a parlare di economia circolare, che sfrutta il riuso e le energie rinnovabili, Stefano Quaranta sostiene il referendum. Mentre i parlamentari europei della sinistra Sergio Cofferati e Renata Briano sembrerebbero avere due diversi comportamenti. A favore del referendum contro le trivellazioni la Briano che non dimentica la sua matrice ambientalista. Silente Cofferati che non credo, al contrario possa dimenticare il suo passato speso nella tutela dei lavoratori e dell’occupazione. Insomma a non più di due settimane di distanza dall’apertura dei seggi il dibattito in materia parrebbe non essere ancora decollato. Poco spazio anche a livello locale nonostante l’iperattivismo di Alice Salvatore consigliere regionale del Movimento 5 Stelle. Mentre Gabriele Pisani, collega ed esponente dello stesso partito in via Fieschi, ha partecipato ad una trasmissione televisiva di una. emittente locale per illustrare le ragioni del Referendum. In soldoni limitare le concessioni per la trivellazione ai prossimi 30 anni. Scaduti i quali le società dovranno chiudere e demolire gli impianti anche se i giacimenti non fossero esauriti.
Ecco questo è l’antefatto, che a dire la sacrosanta verità, nemmeno stamattina mi esaltava più di tanto. Poi, dando seguito al mio istinto voyeuristico mi sono attardato su un tweet di Manuela Arata, mai troppo rimpianta ideatrice del festival della scienza. Un personaggio iscritta al Pd con simpatie per Renzi, ma dotata di cervello proprio e di capacità e di rigore scientifico per affrontare una materia tanto complessa. Proprio la Arata, a più riprese sulla sua pagina twitter, si era pronunciata a favore del referendum e contro le trivellazioni. Però stamane poco prima delle 11 cinguettava giuliva: “Ebbene sì, ho cambiato idea. Non vado a votare al referendum trivellazioni perché non sono argomento da referendum e perché ammetto che la mia prima idea coglieva tutta la demagogia che c’è nel messaggio dei referendari dalla quale ho preso le distanze una volta che mi sono informata”. E all’Arata occorre fare un plauso per l’onesta’ intellettuale di saper riconoscere pubblicamente i propri errori facendone ammenda. Una marcia indietro, come quella dei gamberi, non ascrivibile, per una volta, all’opportunismo delle schiere di voltagabbana che popolano la nostra politica nazionale e non. Proprio per questo mi piace ricordare il tweet di una sua interlocutrice che la dice lunga sulle sensazioni variegate e generali sul tema di questo referendum: ” Io sono passata dall’idea di andare a votare sì, a quella di andare a votare no, fino alla decisione conclusiva di non andare a votare. Tutto grazie a Michele Emiliano e alla sua crociata demagogica”. E se è vero, come parrebbe essere reale, che il costo per tutta la machina organizzativa del voto graverebbe per 300 milioni di euro sulle tasche dei contribuenti non c’è affatto da stare allegri. Anche perché a questo punto l’impresa sarebbe quella di raggiungere il quorum vista la battaglia politica e l’allargarsi dei ripensamenti. Sempre che sul tema non vengano ammessi altri due referendum che ad oggi sono stati stralciati su cui è stato presentato un ricorso. Il che vorrebbe dire un’altra chiamata alle urne. Con ulteriori spese organizzative. Ma questo sembra essere il prezzo della democrazia, con tanto di demagogia a perdere.

Il Max Turbatore

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