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Sacro Catino o Santo Graal? Genova e le sue leggende nascoste tra i tesori di San Lorenzo

E se dopo averlo cercato in lungo e in largo, dopo averne letto in decine di libri e saghe, dopo aver formulato centinaia di ipotesi il Santo Graal si nascondesse proprio a Genova? E non in un posto qualsiasi, ma nella Cattedrale di San Lorenzo? Dietro ogni leggenda, come sempre, c’è una storia e per raccontarvi questa dobbiamo andare indietro di qualche secolo. sacro catino

di Michela Serra

Era appena iniziato l’anno 1099. L’Europa stava vivendo una rinascita economica e culturale e i soldati genovesi al comando di Gugliemo Embriaco, detto “Testadimaglio“, parteciparono alla Prima Crociata conquistando la città di Cesarea. Le macchine da guerra e le torri d’assalto costruite dai balestrieri genovesi ebbero la meglio sulle mura di Gerusalemme: “Testadimaglio” poté entrare trionfante dalla porta di David e nella storia. Fu in quell’occasione che vennero in possesso di quel misterioso piatto di smeraldo. Forse era appartenuto nientemeno che a Gesù. Forse proprio quel piatto fu poggiato sul tavolo dell’Ultima Cena. Da quel momento il Sacro Catino, come tutt’oggi viene chiamato, fu al centro di numerose dispute: venduto e riscattato a caro prezzo, oggetto di molti tentativi di furto. Ci provò Jeane Le Meingre, governatore francese di Genova, nel 1409, ci riprovò addirittura Venezia. Alla fine dello stesso secolo e nel 1522 l’esercito di Carlo V, durante il saccheggio di Genova, grazie alla resistenza dei preti e a un “investimento” da mille ducati, il catino restò al suo posto tra i tesori di San Lorenzo. Poi un nuovo mistero: secondo Gaetano di Santa Teresa il piatto era alto otto once genovesi, circa 16 centimetri, ma quello esposto oggi è alto solo 9 centimetri. Che sia stato sostituito con una copia per evitare l’ennesimo tentativo di furto? Sta di fatto che all’inizio dell’800 Genova fu conquistata dai francesi di Napoleone e il Catino di Smeraldo finì a Parigi. Tornò a Genova dieci anni dopo, ma frantumato in dieci pezzi di cui uno svanito nel nulla. L’avvento della scienza ha in parte svelato il mistero del Catino: non di smeraldo ma di cristallo. Non poggiò neppure sul tavolo dell’Ultima Cena, perché gli studi parlano di un manufatto islamico del IX-XI secolo. Oggi il Sacro Catino è conservato nella cattedrale di San Lorenzo, ma proprio in questi giorni è esposto presso il Museo di Sant’Agostino nell’ambito della mostra dedicata al Medioevo. Poco importa se non si tratta del leggendario Santo Graal. Ciò che davvero importa è l’aura che lo ammanta e che lo annovera tra gli oggetti che rendono Genova signora di tanti misteri.

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