Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo/17 marzo 2016

A CURA DI DIEGO CURCIO
LE RECENSIONI
JEFF BUCKLEY – You and I

La santificazione immediata post mortem è fenomeno diffuso e irritante, nel mondo del rock: vedi alla voce Brian Jones, Kurt Cobain, Jim Morrison, Jimi Hendrix, e via citando. Jeff Buckley incluso. Ma cotanto innervosiente accadimento è pareggiato anche dallo snobismo indifferente ad ogni uscita postuma, a prescindere, come avrebbe detto Totò. Jeff Buckley, o meglio, la sua figura splendida ed evanescente sparita poi per sempre ha patito entrambe le sorti. Il consiglio secco è di evitare polemiche, e di procurarsi subito il disco: che per fortuna non è afflitto da sovraincisioni inopportune, come capitò ad altra raccolta, non è l’ennesimo “live” spacciato per quello definitivo del ragazzo che fece in tempo a completare un solo disco capolavoro, ed è, semplicemente, una raccolta di canzoni, soprattutto “cover”, che nel ’93 in studio Jeff provò e incise più che altro per sondare se stesso e il suo repertorio, consapevole che lo attendevano serate intense, a volte estenuanti nel circuito dei locali. E serviva (bel) materiale. C’è una primordiale “Grace”, e l’idea, letteralmente “narrata”, di “Dream Of You And” I. Ma troverete anche nuove versioni di “Calling You”, una “Just Like A Woman” dylaniana da pelle d’oca, un paio di schegge dolenti degli Smiths, una dai Led Zeppelin, perfino un inedito sondaggio a casa Sly & The Family Stone. Gioiellini tirati fuori da un mucchio di polvere.Tirati a lucido, e che brilleranno, ora, per sempre. Guido Festinese
THE CORAL – Distance in between

Sono passati ben sei anni dal bellissimo “Butterfly House”, ultimo disco dei Coral con materiale nuovo. Un’attesa lunga, ma ricompensata oggi da dodici brani ad alto livello, che scorrono senza alcun momento di pausa. Nonostante nella formazione della band compaia un nuovo chitarrista, Paul Molloy (ex Zutons) al posto di Bill Ryder-Jones, passato alla carriera solistica, il sound mantiene intatte le note ed apprezzate connotazioni rock-pop-psichedeliche; l’ascolto evoca nomi importanti e spesso li richiama insieme; in “Chasing the tail of the dream”, ad esempio, sembra di avere di fronte i primi Pink Floyd con infiltrazioni Charlatans; in altri brani vengono in mente i Jefferson Airplane a spasso con gli Arctic Monkeys o i Creedence Clearwater Revival con i Primal Scream; insomma, non mancano le suggestioni; un esempio di come si possa fondere alla perfezione il gusto per la buona musica del passato con quello per l’attuale; sicuramente uno dei primi dischi a segnare la nuova annata musicale. Marco Bonini
KENNY BARRON – Book of intuition

Assomiglia a una sorta di greatest hits questo nuovo disco del settantaduenne pianista di Philadelphia in trio con il contrabbassista Kiyoshi Kitagawa e il batterista Johnathan Blake. Ci sono i due modelli di riferimento, Bud Powell (“Bud Like”) e Thelonious Monk (“Shuffle boil” e “Light Blue”), il Brasile di cui Barron è da sempre ammaliato (“Magic dance”) e una tecnica straordinaria al servizio del brano e mai fine a se stessa (“Dreams”). Soprattutto c’è una sensibilità musicale fuori dal comune che si esprime al meglio nelle ballad (“In the Slow Lane”) o nello struggente omaggio all’amico Charlie Haden di “Nightfall”. Un disco impeccabile, forse a tratti prevedibile, ma se cercate l’avanguardia non è a Barron che dovete chiederla. Qui c’è solo del raffinatissimo e impeccabile jazz, ma di questi tempi non è certo poco. Danilo Di Termini
PAOLO FRESU/RICHARD GALLIANO/JAN LUNDGREN – Mare Nostrum II

Dice Paolo Fresu che oggi è forse arrivato il momento di fare in modo che arte, musica e cultura siano il linguaggio della ricostruzione, come successo (per esempio) a l’Aquila lo scorso anno, quando tutto il jazz italiano, proprio sotto la supervisione del trombettista gallurese, si è mobilitato per la ricostruzione del centro storico della città abruzzese. Non ha tutti i torti Paolo Fresu, siamo ormai da tempo circondati da troppe macerie. In quest’ottica ecco quindi il nuovo suggestivo progetto in collaborazione con il provenzale Richard Galliano e lo svedese Jan Lundgren, formatosi nella marinara Malmö. Un’ulteriore riflessione (la seconda di una trilogia a questo punto, che segue a distanza di dieci anni la prima) su quello che i romani chiamavano Mare Nostrum e su storici e mai abbastanza ricordati legami, tutti da disseppellire e quindi ritracciare. Ma il magico e colto suono del trio è mediterraneo oppure europeo? E le due cose (poi) si escludono a vicenda? Alla seconda domanda non sappiamo dare una risposta (oppure sì, visto il sepolcro che è divenuto negli ultimi anni il Mare Mediterraneo). Per quanto riguarda la prima, l’intenzione è certamente quella di far dialogare appartenenze (per lo meno nel caso di Fresu e Galliano, ma anche i vichinghi hanno avuto a che fare con “il grande mare”) profondamente ancorate al mondo mediterraneo, e però la musica appare più l’espressione di un poetico camerismo europeo, filtrato dalla sensibilità jazzistica, che un tuffo nella vitale, “brulicante”, magari fantastica e immaginaria, realtà sonora di antiche acque. Sembra dimostrarlo anche la scaletta, che accanto alle composizioni originali, a cui hanno contribuito tutti e tre i componenti del terzetto (“Blue Silence”, “Kristallen den fina”, “Giselle”, “Aurore”, per citarne alcune), affianca due arrangiamenti di brani “classici”: “Si Dolce è il tormento” dal nono libro di madrigali di Claudio Monteverdi, compositore innovativo, assoluto protagonista (se non inventore) dell’opera barocca, al tempo di un melodramma rigoglioso di musica e strumentazione, privo (o quasi) di recitativi, con le sue “arie” meravigliosamente incastonate nell’orchestrazione (Fresu ci ha ormai abituati a questi excursus nella fondamentale musica del ‘600); e il “Gnossienne No. 1” del maestro miniaturista francese Erik Satie. Un lavoro, comunque, prezioso ed elegante (il loro), contraddistinto dal tocco impressionistico di Lundgren al pianoforte, e dalle vaporose e “tremolanti” concordanze tra gli ottoni di Fresu e la tastiera aerofona di Galliano. Marco Maiocco
IL DIARIO

Diario del 17 marzo 2014
Prima espulsione del 2014. Se l’è aggiudicata un barboso cliente barbone (Babbo Natale in pectore, con la sua bianca e sempre più lunga barba), Pio: già citato più volte per la sua pignoleria, fa concorrenza all’Uomo Del Monte per l’ispezione minuziosa di tutti gli angoli dei dischi per scegliere quello in migliori condizioni. A provvedere a scaldarmi è Bruno Scussssi, la scorsa settimana mi ha ordinato tre cd degli Him, oggi torna e mi chiede se sono arrivati, “E’ presto, a fine settimana”, “Allora toglili dall’ordine”, la pressione incomincia a salire “Non posso, ormai li ho ordinati, quando arrivano te li tieni”, “Quanto costano?”, “Otto euro e novanta”, “E’ possssibile avere uno sconto di novanta centessssimi?”, “Bruno, vedremo”. Con lui è entrato in negozio anche Pio, si è fermato vicino alla cassa, sul mobile di fianco al banco tengo le riviste musicali a disposizione dei clienti per la consultazione, su queste si accentra la sua attenzione, “Vorrei comprare questa” e mi passa il numero di febbraio di Buscadero, “Non è in vendita, è del negozio”, “Cosa dici? E’ esposto e quindi è in vendita”, la mia voce s’incrina un attimino “Ti ho detto che sono la mia raccolta personale”, “E’ l’unico negozio che non vende le cose esposte. Raccolta? Ma vai”, la mia voce si alza di un altro tono “Con tutte le cazzate che raccogli tu, potrò raccogliere le riviste?”. Cambia discorso, “Va be’, allora dammi il Jamboree con i Corvi in copertina che hai in vetrina”, “C’è solo la copertina pubblicitaria, la rivista è finita”, lui “Guarda, non mi hai mai visto incazzato, dammi subito quella rivista”; io non l’avrò mai visto incazzato, lui invece vede me, “Ou, abbelinato lo hai capito o no che non ce l’ho la rivista” e, di fronte al suo sorrisino sfottente, proseguo “Ma sei deficiente? Ma vattene!”, lui “A me?”, io “A te”, lui “Me ne vado, ma non torno più”, io “Hallelujah”. Bruno si riavvicina timoroso e lo aggredisco subito “Adesso non farmi incazzare anche tu”, “No, no, per farmi perdonare del disturbo ti compro un cd”, mi passa un espositore dei Cure “Prendo questo”, anticipo la sua domanda “Che genere fanno?”, “Dark, io compro solo dark. E …”, lo stoppo e ancora una volta lo anticipo “E’ possibile avere uno sconto di novanta centesimi? Scommetto che me lo volevi chiedere”. Però sono forte, sono riuscito a strappare un sorriso, una quasi mezza risata al dark Bruno Scussssi. Da quel momento per il resto del pomeriggio, i clienti presenti alla scena, ogni volta che entrava un nuovo avventore lo avvisavano “Non è giornata”.
LE PROSSIME USCITE

18 marzo
PRIMAL SCREAM – CHAOSMOSIS
IGGY POP – POST POP DEPRESSION
UNDERWORLD – BARBARA BARBARA WE FACE A SHINING FUTURE
SPIRITUAL BEGGARS – SUNRISE TO SUNDOWN
BITCHIN BAJAS AND BONNIE PRINCE BILLY – EPIC JAMMERS AND FORTUNATE LITTLE DITTIES
KING CRIMSON – LIVE IN TORONTO 20/11/2015
RICHMOND FONTAINE – You Can’t Go Back If There’s Nothing To Go Back To
La Décor Records è lieta di presentare il decimo album in studio dei re dell’alternativecountry Richmond Fontaine, alla loro prima uscita dopo 5 anni di assenza. Il compositore della band, Willy Vlautin, ha dedicato questo disco a tutti quelli che hanno raggiunto il limite, stanno per raggiungerlo o sono lì lì per scontrarcisi. È un disco che parla del prezzo da pagare per vivere come si vive. Registrato e prodotto a Portland, Oregon, da John Askew nei Flora Studios, “You Can’t Go Back” vede alla batteria Sean Oldham, Dan Eccless alla chitarra e Paul Brainard alla pedal steel. Freddy Trujillo (The Delines) e il suo basso si sono uniti per la prima volta alla band mentre l’amica di lunga data Jenny Conlee (The Decemberists) ha dato il suo contributo alle tastiere. Con un’atmosfera così familiare, il cantautorato di Vlautin ha avuto ampio spazio per raggiungere profondità, intimità e intrinseco valore artistico.
GRANT-LEE PHILLIPS – The Narrows
Il concentrato legame tra romanticismo, memorie, sacrifici e tragedie storiche e abilità senza eguali – unito a quelle speranze, paure e isolamento che accompagnano una transizione – forma lo scenario di “The Narrows”, l’ultimo album di Phillips in uscita per Yep Roc Records. Inondato da una boscosa e avvolgente e vibrante atmosfera di suoni, le tredici tracce dell’album sono marcate da un bramoso senso di risolutezza. Questo set di brani si muove tra il personale e lo storico – come un obiettivo che zooma avanti e indietro. Si concentra sui Creek e sui Cherokee, da cui Grant‐Lee Phillips discende, e sulle loro vicissitudini su una terra che non possono più chiamare casa. Il disco è imperniato delle storie e delle energie di quei territori e di quelle persone. “The Narrows” bilancia la storia con la personale realtà di Phillips, tra luoghi di nascita, continui scambi tra matrimonio e paternità, e la scomparsa di suo padre. “Un giorno mi avventurerò in quelle terre dell’Arkansas da cui proviene la famiglia di mio padre” spiega Phillips. “C’è una parte giù al fiume vicino alla vecchia casa di famiglia conosciuto come The Narrows – la parte non tanto amichevole in cui lotti contro la corrente e provi a non venir trascinato via. Ci vedo una metafora in tutto questo…”
GIORGIO CANALI & ROSSOFUOCO – Perle per porci
Il progetto è un’idea di lunga data di Giorgio Canali. Nel corso degli ormai tanti anni passati a cercare di vivere di musica, si è di tanto in tanto imbattuto in realtà musicali che avrebbero meritato una ribalta che non hanno mai avuto e in canzoni altrui che suscitavano in lui una qualche invidia, ma che all’epoca si presentavano ad audience distratte (perle regalate ai porci appunto)… canzoni che – come lui stesso dichiara ‐ avrebbe voluto aver scritto. In principio è nato il titolo, poi piano piano le canzoni si sono accumulate, qualcuna sconosciutissima, qualcuna più famosa. A metà dell’autunno Giorgio Canali si è chiuso con Rossofuoco in uno studio sulle colline a sud di Bologna e in pochi giorni hanno fatto loro queste perle. “Perle per porci” contiene 13 brani rari, sconosciuti, riarrangiati e presentati sotto una nuova luce. 12 tappe di una specie di antologia del piccolo mondo musicale italofono di Canali & Co.
LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA
1 JEFF BUCKLEY – You And I
2 DANIELE SILVESTRI – Acrobati
3 V/A – God Don’t Never Change: The Songs Of Blind Willie Johnson
4 BOWIE DAVID – Blackstar
5 MARLON WILLIAMS – Marlon Williams


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