Cronache dalla Galassia. Resurrezione (Sesto capitolo)
di Luca Giannini
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Dio, dicevamo. Oltre che attaccarsi al palato, provoca una serie continua di problemi, al punto che gli abitanti di questa città tendono a rappresentarselo come il capufficio sovrappeso di un misterioso dipartimento di metafisica il cui compito principale consiste, appunto, nel creare problemi.
La settimana scorsa ero su uno di quegli autobus ansanti che si arrampicano malvolentieri su, su e ancora su. Cose che capitano a Genova e sulle Ande.
Una coppia stava programmando le proprie esequie. Una conversazione come un’altra, forse più interessante delle solite dispute calcistiche o delle diatribe su come si tira la sfoglia per la pasqualina.
Comunque la discussione si arenò sul primo problema: cremarsi o no? Te la riassumo, amico mio, in forma di dialogo, in omaggio ai fratelli Marx (no, Karl non faceva parte della famiglia), ai fratelli Cohen e anche un po’ a Leibniz e Woody Allen.
Lui: Allora ci facciamo cremare.
Lei: Sei matto. È proibito.
[In effetti, la Chiesa cattolica proibì la cremazione nel 1886, ma credo solo perché la massoneria si era pronunciata a favore. Il veto poi decadde nel 1963. Pronunciarsi contro qualcosa perché un altro si è espresso a favore è la prova che il ridicolo non ha fine.]
Lui: Macché proibito.
Lei: Vabbè, ma come la mettiamo con la resurrezione? Mica ho voglia di risorgere in un posacenere, io.
Lui: … [cerca di sgranare i suoi piccoli occhi, che l’età gli ha ricacciato in due fondi che sembrano la fossa delle Marianne].
Lei: Poi te lo ricordi mio cugino? Una volta che era andato a cambiare i fiori alla zia ha scoperto che le ceneri le mescolavano tutte.
[Pausa filologica: cambiare i fiori alla zia? Di fronte a espressioni di questo tipo non ti si apre un mondo, amico mio?]
Lui: Be’… [probabilmente immagina se stesso e la consorte che chiacchierano nel posacenere di una seicento multipla] [Quindi lei, ratta, riprende la parola].
Lei: Ma ci pensi? Come mi presento al buon Dio? Con il mignolo di uno e la dentiera di un altro? Tutta gente che non conosco, poi… No, eh?! La resurrezione dei corpi è una roba seria. Mica ci si può presentare così al giudizio finale.
[Lui non sa dove guardare, segno evidente che al giudizio finale proprio non ci aveva pensato. A quel punto si sarà anche chiesto che fine avrà fatto il suo vestito buono. Mi tocca vestirmi da festa anche da morto. Cerchio alla testa.]
Lei [ancora]: Poi, scusa, dove ci metteranno? Io non ho voglia di finire su un comò. E neanche che mi disperdano in val d’Aveto o da qualche altra parte.
Lui, sguardo ormai perso, prova a immaginarsi sul comò di sua figlia; quel comò non gli è mai piaciuto. E un salotto buono sua figlia non ce l’ha.
Lei, mani serrate sul manico della borsetta, scuote la testa pensando alla resurrezione: bisogna farsi trovare pronti e in ordine. Un po’ come quando tua figlia ti manda la donna delle pulizie a casa per darti una mano. E tu pulisci prima perché non si può far trovare tutto quel disordine a una che ti arriva in casa.
Ormai prigioniero del loop della signora, comincio a vedere la mia, di resurrezione: mi levo dalla mia urna, piove, sono una poltiglia bagnata e, per sfiga pura, le mie ceneri sono state mescolate anche con quelle del padrone di Velázquez. Ho un occhio che descrive un’orbita ellittica e al deus iudicans continuo a ripetere “Hai capito cosa intendo dire?”. Sono fottuto, mi sono giocato l’eternità.
I due vecchi scendono alla loro fermata. Lui tende la mano e lei gliela schiaffeggia. La cremazione è stata esclusa.
Mentre l’autobus-barca di Caronte si allontana, continuo a pensare alla resurrezione e mi sorprendo a pregare il capufficio sovrappeso di non giocarmi scherzi strani. Tipo farmi rinascere umano. No, lo prego, se proprio devo, fammi fare un salto di qualità e dammi una vita da lattuga.
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