Enti Pubblici e Politica turismo 

Tassa di soggiorno, assalto al forziere. Ecco chi vuole i soldi del turismo

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Il Coni chiede fondi, l’assessore allo sport Boero sponsorizza la richiesta. Le associazioni di categoria fanno muro. Sono pronte a ragionare su singoli eventi di richiamo turistico, ma non intendono firmare assegni in bianco rinunciando a un volano economico insostituibile (i fondi pubblici per la promozione sono azzerati), che ha dimostrato la propria funzionalità in termini di aumenti delle presenze, per colmare i buchi di bilancio di piccole squadre di calcio o impianti sportivi gestiti da questa o quella società

 

di Monica Di Carlo

Due milioni di euro sono una bella cifra e in un periodo come questo, in cui anche le amministrazioni comunali guardano il centesimo, sembrano una risorsa immensa. Due milioni è la cifra che l’amministrazione comunale ha introitato lo scorso anno attraverso l’imposta di soggiorno che ora fa gola a tutti, tanto che si assiste a un vero e proprio “assalto alla diligenza” che ieri, in consiglio comunale, si è concretizzato in ben due richieste per utilizzi non proprio congrui. Antonio Bruno (Fds) ha chiesto di valutare la possibilità di finanziare le attività di informazione turistica ai sisabili de “La Cruna” attraverso quei fondi. Il Comune non può più finanziare il servizio e fa persino fatica a mantenere attivi gli Iat perché la Regione ha prima ridotto e poi tagliato tutti i fondi destinati ai punti di informazione turistica. L’assessore al turismo Carla Sibilla ha detto che si stanno cercando fondi europei specifici. E, comunque, “La Cruna”, anche se cooperativa, è pur sempre un’azienda e casomai il servizio dovrebbe andare a bando. Tuttavia, nessuno ha pensato di fare veramente impresa, magari interfacciandosi con le associazioni dei diversamente abili. La prima più naturale risposta al problema a qualcuno è parsa quella di andare ad attingere ai fondi dell’imposta di soggiorno.
Il secondo attacco al tesoretto del turismo è arrivato addirittura da un assessore, quello allo sport, Pino Boero.

Matteo Campora (Pdl) ha proposto un’interrogazione su cosa intenda fare l’amministrazione per sostenere le numerose società sportive in difficoltà: «Le associazioni sportive dilettantistiche sono centinaia nella nostra città e coprono molte attività: calcio, atletica, pallavolo – ha detto -. Per il degrado delle sedi e per la crisi economica, queste attività stanno scemando. Una volta si davano contributi. Oggi una giornate dedicata allo sport potrebbe rilanciare le attività». A Boero sembra non sia parso vero poter cogliere la palla al balzo e, con un assist così, ha rilanciato il tema dello “scassinamento” del forziere del turismo. «Coinvolgeremo anche la Regione – ha detto. – I contributi sono sempre più ridotti. Lo sport porta anche turismo, per cui avevo chiesto un contributo dalla tassa di soggiorno. La risposta delle associazioni del commercio è stata negativa. Siamo attivi per la ricerca di fondi».

Per capire meglio, occorre risalire a una lettera del Coni, inviata il 22 febbraio scorso al Sindaco e, per conoscenza, a Boero, a Sibilla, al presidente della Cciaa Paolo Odone, al presidente dell’Associazione albergatori Mafalda Papa, al presidente di Confindustria Giuseppe Zampini, alla presidente di Confesercenti Patrizia De Luise in cui il presidente del Comitato regionale ligure del Comitato olimpico Vittorio Ottonello tenta anche lui di farsi consegnare la chiave della cassaforte: <In considerazione dell’elevato numero di piccole e grandi manifestazioni sportive che settimanalmente si svolgono sul territorio provinciale e per le quali sono previste poche risorse dal Comune di Genova e dalla Regione Liguria, a nome della giunta regionale del Coni Liguria, a sostegno di quanto comunicatoLe dall’assessore Pino Boero, Le chiedo la possibilità di destinare parte della tassa di soggiorno a sostegno di dette manifestazioni>. Da quanto si legge, Boero è sponsor non da ieri del tentativo del Coni. A chiarire che ben poco ha a che fare la richiesta con manifestazioni che abbiano anche una valenza di richiamo turistico è, implicitamente, il proseguio della lettera, che parla di tesserati agonisti e di <cittadini che praticano saltuariamente sport> valutati dal Coni nel 35% per cento della popolazione genovese. Di partecipazione di persone che arrivano da fuori provincia, regione o stato non si parla mai. Il Coni specifica che gli eventi organizzati nei soli mesi di novembre e dicembre sono stati 1,130. Probabilmente compresi i tornei di bridge (che ha riconosciuto nel 1993 il gioco come disciplina sportiva), di bocce e quelli di calcio tra bimbi. Ma quanti sono gli eventi che realmente portano turisti? Ce ne sono e, per le categorie, sono gli unici che, con la debita programmazione e l’adeguato coordinamento, potrebbero ricevere contributi. Chiaro che le categorie economiche non intendono rinunciare a un volano economico insostituibile (i fondi pubblici per la promozione sono azzerati), che ha dimostrato la propria funzionalità in termini di aumenti delle presenze, per colmare i buchi di bilancio di piccole squadre di calcio o impianti sportivi gestiti da questa o quella società.

Intendiamoci, l’imposta di soggiorno non è una tassa di scopo, ma esiste un accordo risalente al 2012 tra Comune e Camera di Commercio, in rappresentanza delle imprese del settore. I soldi devono essere spesi all’80% in accordo con la Cciaa per promozione turistica, iniziative ed eventi. Per capirci, quasi tutte le iniziative di Capodanno, che hanno portato a Genova moltissimi visitatori, sono pagati con quei soldi. Anche Palazzo Ducale, ad esempio, riceve una quota, come contributo per le mostre. Di fatto, gli operatori turistici si prestano come esattori e versano la cifra al Comune per poi condividere con l’amministrazione l’impiego dell’80% della cifra.

I turisti, come accade ormai in quasi tutta Italia, pagano (fino a 8 giorni di soggiorno, oltre i quali non si versa più) una piccola cifra giornaliera: 1 euro se dormono in strutture da 1 a 3 stelle, 2 euro se scelgono un 4 stelle, 3 euro se hanno la fortuna di potersi permettere un 5 stelle. Pagano (un euro) anche i clienti di case per ferie, ostelli per gioventù, rifugi alpini ed escursionistici, affittacamere, bed & breakfast, case e appartamenti per vacanze, appartamenti ammobiliati a uso turistico, aree di sosta, mini aree di sosta e agriturismo. Poi c’è tutto il sommerso, l’ospitalità in nero che ormai si è moltiplica a dismisura, che “viaggia” su internet e sfugge ai controlli. Se si riuscisse a incanalarla verso percorsi legali, non solo i titolari pagherebbero le giuste tasse, ma il fondo concordato nell’aprile 2012 e che si spende per il 20% per opere pubbliche (in teoria legate all’accoglienza, ma vedremo che non sempre è così) e per l’80 per cento per la promozione e per organizzare eventi si moltiplicherebbe.

Quest’anno c’è da rinnovare la convenzione tra Cciaa-imprese e Comune e sembra che siano diversi i soggetti pronti a lanciarsi nel disperato tentativo di portare via un po’ del (bisogna dirlo, non enorme) tesoretto che serve a creare posti di lavoro e visibilità per la città e a portare beneficio, ricchezza a tutta la collettività.

<L’imposta di soggiorno, dice Mafalda Papa – è nata di comune accordo per promuovere e costruire una credibilità attorno a Genova-destinazione turistica, per creare servizi per migliorare il territorio e migliorare decoro, pulizia, segnaletica. Una parte della cifra, quest’anno 750 mila euro, sono andati al Comune per le opere pubbliche>. Tutto è nato, all’epoca, grazie a un accordo tra l’allora assessore Gianni Vassallo e alle categorie, alla luce del fatto che non c’era un quattrino per la promozione e la destinazione-Genova, dopo il 2004, stava andando a fondo per mancanza di marketing. I dati erano in caduta libera e Tursi non poteva destinare risorse. <Fummo noi delle categorie, contrariamente a quanto accade in altre città, a promuovere l’imposta – dice Andrea Dameri, direttore di Confesercenti -. Nulla in contrario nella sponsorizzazione di manifestazioni sportive, ma a due condizioni: devono essere proposte per tempo, perché per il 2016 la definizione delle priorità di spesa è già in stato avanzato e quello che è già scritto non si cambia; la proposta deve essere chiara, deve indicare il soggetto promotore e dettagliare l’evento>. Per Papa, l’iniziativa deve essere in grado di richiamare veramente visitatori in città, Dameri parla di <eventi di livello con ricadute concrete e misurabili>. Insomma, nessuno ha intenzione di sganciare fondi raccolti per la promozione della città a favore della squadretta di calcio a cinque né per il torneo di petanque del dopolavoro. I soldi dell’imposta devono produrre altri soldi per le aziende del turismo e della ristorazione, per gli stipendi dei lavoratori, per contribuire a far ripartire i consumi, per l’economia della città, mica per colmare i buchi di qualsivoglia società sportiva locale.
Le categorie, su questo sono fermissime. i contributi a pioggia e alla cieca non sono previsti. <Anzi, dobbiamo specificare e rendicontare meglio come i soldi devono spesi – prosegue Dameri -. Non sto dando la colpa al Comune, è anche responsabilità nostra: dobbiamo pubblicizzare meglio all’esterno, in primis alle categorie, a cosa i fondi vengono destinati per fare in modo che tutti capiscano a cosa serve l’imposta di soggiorno. Credo che sia necessario marchiare con un logo eventi, iniziative e opere che vengono marchiate con la tassa. Il turismo è un’attività strategica, una delle poche che oggi sta reggendo l’economia di questa città. I fondi sono necessari per marketing, promozione ed eventi>.
Nessuno lo dice esplicitamente, ma nelle categorie c’è malumore per alcuni investimenti fatti da Tursi per la quota di cui dispone. Certi lavori in zone certamente non turistiche non sono andati giù a molti. <Ci sono questioni strutturali che speriamo di risolvere, ad esempio il parcheggio dei pullman turistici. Bisogan individuare le aree (ora si sta pensando a una che si trova a Cornigliano), finanziarne pulizia e sorveglianza quotidiana per evitare i vandalismi, oltre ai servizi per gli autisti – conclude Dameri -. C’è poi il tema della segnaletica turistica. Ci sono priorità condivise a cui destinare i fondi>. Insomma, le categorie respongono con fermezza l'”assalto alla diligenza”. E se i fondi verranno diversamente destinati d’imperio dopo la scadenza dell’accordo, qualcuno dovrà spiegare a loro, agli operatori, ai genovesi, perché si sottraggono fondi al sostegno della crescita economica della città a favore, magari, di qualche partitella di pallone e di qualche dissestato bilancio di società sportiva locale.

 

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