Il ricordo di Gianni Calcagno nel giorno del suo compleanno. Scalò le vette dell’alpinismo mondiale
Se non avesse perso la vita sul sul Mont McKinley nel 1992, oggi lo scalatore compirebbe 73 anni. Lo ricorda, a 24 anni dalla scomparsa, un istruttore Cai
di Roberto Avvenente*
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Genova è una città di mare su questo non ci sono dubbi ma i monti che la assediano hanno affascinato tanti suoi abitanti che hanno finito per dedicarsi ad una attività che molti giudicano inutile come l’alpinismo arrivando a scrivere pagine importanti della sua storia.
In questo ambito uno dei nomi più importanti del panorama genovese è stato senza ombra di dubbio quello di Gianni Calcagno che oggi compirebbe 73 anni se non avesse perso la vita assieme al compagno Roberto Piombo sul Mont McKinley nel 1992. Calcagno aveva 49 anni, Piombo 29.
Il fratello di Gianni, Lino, aveva frequentato un corso di alpinismo e lo aveva fatto provare, Gianni era rimasto affascinato da questa attività, le prime salite si svolsero sulle palestre classiche del genovese come la Bajarda o il Monte Pennone ma ben presto il suo interesse si allargò alle Alpi Marittime dove già nel 1963 ripeteva assieme ai fratelli Gian Luigi ed Eugenio Vaccari la via Campia al Corno Stella, una via che ancora oggi viene considerata con rispetto nonostante sia stata aperta nel 1945.
Negli anni successivi ripeté una enorme quantità di salite nelle Marittime e ben presto iniziò a compiere delle prime ripetizioni e ad aprire vie nuove, i suoi orizzonti si allargarono ancora ed iniziò a confrontarsi con le grandi salite delle alpi come la cresta sud dell’Aiguille Noire de Peuterey nel 1965, una grande quantità di couloir nel gruppo del Monte Bianco o l’ambizioso tentativo di percorrere in inverno l’Integrale della Cresta di Peuterey o la prima invernale della Via Cassin al Pizzo Badile, spingendosi fino alle Dolomiti ove ripeté una gran quantità di salite di altissimo livello.
Il suo alpinismo era una ricerca continua e non poteva certo arrestarsi alle Alpi, nel 1973 ebbe l’opportunità di recarsi in Nepal con una spedizione diretta sull’Annapurna, non riuscì a raggiungere la vetta ma da quel momento le spedizioni si susseguirono in ogni angolo del mondo, nel 1975 nel 1977 e nel 1979 fu in Pakistan nella catena del Tirich Mir, in seguito in Perù, India, Cina Nepal, Mali, Algeria, Bolivia, ovunque ci fossero montagne da salire.
Dopo le prime esperienze con le classiche spedizioni Himalayane, estremamente pesanti, decise di esportare lo stile alpino, a lui più congeniale, anche sulle montagne più alte del mondo, uno stile forse più etico, sicuramente più severo, come era Calcagno, esigente con gli altri quasi come con se stesso.
Le spedizioni si susseguirono a ritmo incalzante, ma non smise mai di frequentare le palestre del Finalese di cui fu uno dei primi esploratori e dove aprì circa quaranta itinerari o le Alpi Apuane fino a quando nel maggio del 1992 in Alaska non cadde durante un tentativo di salita della via Cassin al Mt McKinley.
Ancora oggi a ventiquattro anni dalla sua scomparsa si sente la sua presenza nel modo alpinistico genovese, la sua passione, la sua etica, la sua sensibilità e la sua severità sono tuttora una guida per chi vive la passione per la montagna e l’alpinismo.
*Istruttore Cai
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