L’orso Yoghi, Bobo e le lacrime di coccodrillo
L’orso Y
Iniziamo dalla fine. Da Bergamo, dal convegno “Il centrodestra che vince”, dove si sono trovati fianco a fianco e intenti a leccarsi le ferite, due che nell’ambiente contano parecchio, il nostro governatore Giovanni Toti, 48 anni, enfant prodige del gruppo del mai domo Telecavaliere, sino ad assurgere al ruolo di probabile delfino pur avendo una vaga somiglianza con l’orso Yoghi dei cartoni animati. Roberto Bobo Maroni, sessantunenne, che in gioventù, prima di approdare sulle rive padane, era stato militante demoproletario, poi in età matura, trasformato in politico di successo, per due volte ministro dell’interno e altrettante volte ministro alle politiche sociali (rispettivamente nei governi Berlusconi uno e Berlusconi quattro e Berlusconi due e Berlusconi tre), vicepresidente del consiglio nel Berlusconi uno e segretario federale della Lega Nord per poco più di sei mesi. Nella fase di passaggio fra Bossi e Salvini, in piena rifondazione dopo gli scandali di famiglia del leader storico e del sottosegretario Francesco Belsito, 41 anni.
Umore nero, dicevamo. Giovanni Toti, l’uomo del fare, ha appena subito un diretto che farebbe barcollare chiunque: l’impugnazione e la conseguente bocciatura del piano casa della regione Liguria. Bobo Maroni è costretto a confrontarsi con l’ennesimo scandalo delle mazzette in casa leghista che ha coinvolto il suo braccio destro Fabio Rizzi padre del piano sanitario in Lombardia e congelato con 15 mila euro in freezer, probabili introiti per un accordo che ha favorito un’azienda privata che forniva prestazioni dentistiche e dentiere agli anziani.
E proprio da Bergamo Marco Scajola, nipote di cotanto zio, quel Claudio, l’ex ministro dell’ “a sua insaputa”, che per sua stessa ammissione l’ha formato, twitta riferendosi chiaramente all presunta ingiustizia subita il giorno prima “se qualcuno pensa di bloccare il rilancio della Liguria si sbaglia”. Lo stesso Scajola, il nipotino, nel pomeriggio di venerdì‘ aveva avvertito con un cinguettio “Bloccando il piano casa il governo continua a bloccare lo sviluppo”. Già, perché proprio nel pomeriggio di ieri i cinguetti i sulle pagine Twitter dei nostri politici erano decollati, complice proprio la notizia della bocciatura del documento urbanistico. Era stata la Sora Lella Paita ad aprire le ostilità sul pianerottolo mediatico dei social con un commento al vetriolo “Il governo impugna il piano casa dell’indomabile duo Toti/Scajola per manifesta incostituzionalità. Otto mesi di governo ligure un record. Zero tituli”. Sarà stato il riferimento ad un indimenticato interista come Jose Mourinho a innervosire il governatore che, avendo per aziendalismo simpatie rossonere, la gela: “La Paita parla di zero tituli. Chi meglio di lei”. E ci mette il carico ” Certo di partite perse contro ogni pronostico ha un’esperienza che nessun altro, un caso unico, anche per senso dell’umorismo. Complimenti”. Nel frattempo il consigliere di rete a sinistra Gianni Pastorino gonfia il petto “governo impugna il piano casa, premiato il lavoro di Stefano Quaranta (parlamentare di sinistra ecologia e libertà’) e mio in Regione” . Intanto il cinguettante duello fra La Sora Lella e Toti prende quota e la Paita , passando al tu, rintuzza l’affondo del governatore : “Presidente non solo non sai giocare, non sai neanche essere sportivo” e piccata rafforza il concetto “il governo ha fermato il piano casa degli unni e Toti ha avuto una reazione da vero leader: ha messo il broncio”. Così Toti, con o senza broncio, intuendo di rasentare il ridicolo del pollaio, mette il lucchetto alla diatriba riprendendo come presidente il pallino in mano e istituzionalmente comunica “Dopo una giornata di chiacchiere sconclusionate (bontà sua n.d.r.) è bene precisare che il piano casa è e resta in vigore.
Lite conclusa si torna a cose più importanti Toti posta una foto della città dall’alto con il commento Good morning Genova, scattata prima di far rotta su Bergamo e la Paita sceglie un fotogramma con le due sorelline.
Eppure la polemica sul piano casa giocata tutta su Twitter dimostra come i nostri politici, vecchi e nuovi, dispongano di memoria corta o, peggio, cerchino di dimenticare in fretta.
Paita era fido assessore del compianto Claudio Burlando al momento della discussione e approvazione del precedente piano casa ed è persino stata inquisita dopo le alluvioni che hanno messo in ginocchio la Liguria. Lo stesso piano era stato a lungo osteggiato dalle associazioni ambientaliste che con regolarità avevano denunciato l’eccesiva cementificazione della nostra Regione. Angelo Bonelli presidente del Verdi Italiani lo aveva definito “Il piano casa più devastante d’Italia”. A tal riguardo Ferruccio Sansa, giornalista, figlio dell’ex sindaco Adriano, all’inizio della carriera pretore ambientalista d’assalto, in un libro a scritto a quattro mani insieme al collega Marco Preve, in cui prende in esame la cementificazione selvaggia in Liguria, argomenta di un accordo fra i due Claudi, Burlando per il Pd e il ministro Scajola per il PdL che si sarebbero spartiti la Regione e tutta la realizzazione di progetti edilizi ad uso abitativo, di porticcioli di centri commerciali. Ferruccio Sansa nell’ottobre dl 2014 aveva risposto per le rime a Burlando che aveva cercato di addossare,responsabilità per i danni dell’alluvione dello stesso anno al padre ex sindaco accusandolo di aver boicottato i lavori per lo scolmatore del Bisagno. Riprendendo la tesi del suo libro aveva sostenuto che le responsabilità dell’allora presidente della giunta fossero sotto gli occhi di tutti. “Dall’anno del suo insediamento ad oggi si contano in Liguria 4 alluvioni 2010, 2011, e quelli di Genova e delle cinque Terre del 2014. Nella polemica era stata chiamata in causa anche la Paita: “L’assessore alla protezione civile (che avrebbe dovuto fare prevenzione e diramare allarmi) e’ Raffaella Paita, delfino di Burlando che il Pd vorrebbe candidare alla guida della Regione 2015”. E se prendiamo in considerazione che oggi fra i polemisti, su opposte barricate, ci sono da una parte la Paita, delfina di Claudio Burlando in rappresentanza del Pd e, dall’altra, in rappresentanza del centrodestra, il nipotino prediletto dell’ex ministro Claudio Scajola, non si può fare a meno di subire un certo senso del grottesco.
Già, e i pentastellati che meno di un mese fa avevano definito il piano casa di Toti utilizzando una felice sintesi “Uno tsunami di cemento che incombe sulla Liguria?” I pentastellati niente. Alice Salvatore, l’ex candidata alla presidenza della Regione, si limita ad osservare “Ora faremo i conti dei soldi spesi per inutili discussioni in consiglio, che vergogna”, poi si dedica anima e corpo al tavolo della legalità in Liguria con la presenza del presidente aggiunto della suprema corte di cassazione senatore Ferdinando Imposimato. Dove però, al tavolo istituzionale, accanto al magistrato c’è il vicepresidente della giunta regionale Sonia Viale che osserva rapita “su questo tema non si fa mai abbastanza e non si deve stare lì inerti a guardare” . Perché poi, se si volesse, tanto per collegare legalità e cemento, al Sud proprio grazie alle speculazioni edilizie mafia e politica hanno iniziato ad andare a braccetto. Così la Salvatore trova il tempo per polemizzare con Pippo Rossetti, consigliere regionale Dem, ma non sulla coesione tra mafia e palazzinari che potrebbe avere attinenza con il fatto del giorno, l’impugnazione del piano casa, ma, udite udite sulla reale paternità dell’invito a Imposimato. Rossetti la attribuisce alla Viale e di qui il cinguettio astioso della Salvatore”compagna di partito (unico) di Rossetti”. Poi parlano della solidarietà fra donne. E Govi, Gilberto, genovese d’antan, avrebbe liquidato tutto e tutti con un’unica folgorante battuta… “Che faccia, Gigia”.
Max Turbatore


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