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Manuela Arata, ovvero cervelli in fuga e il (mani)Amman

Se qualcuno ha voluto vedere nel trasferimento di Manuela Arata, ex presidente del Festival della Scienza di cui dopo alterne vicende è stato cambiato lo Statuto, in Giordania ad Amman un viaggio di piacere per dimenticare le amarezze di questo periodo si è sbagliato.
L’Arata, fra l’altro nominata qualche anno fa ufficiale al merito della Repubblica italiana, invece sta cercando di rigenerarsi come docente di un corso iniziato ieri. E attraverso un messaggio Facebook postato poco dopo la mezzanotte dell’11 febbraio confida la sua amarezza. <Sto preparando le slide per il corso che vado a fare ad Amman da lunedì. Formazione a 360 gradi sul trasferimento tecnologico. Ripercorro 30 anni di lavoro anche molto pionieristico, ma appassionante, divertente e stimolante. Il mio primo spin off in Istituto nazionale fisica della materia era Infmedia del 1998. Ci campano in 14. Ogni Natale l’ad mi chiama per aggiornarmi. Mi rendo conto che al di là delle leggende il carattere l’ho avuto troppo buono. Da direttore generale INFM a dirigente Cnr a solo presidente del Festival e ora nemmeno più quello. Ho accettato di buon grado le diminuzioni, mai dovuto ad insuccesso. Anzi. Ho tante competenze ed esperienze che devo sempre aggiungere una slide. Insomma non mi manca niente. Fa un po’ ridere che vada a far lezioni all’estero. Ce ne sarebbe tanto bisogno qui. Ma così gira il mondo>. E da tre giorni è ad Amman e su Twitter annota. <Cielo terso ad Amman, mi fa cominciare bene le mie lezioni. Buon giorno a tutti> è il giorno successivo continua <Amman molto bella. Tutta buchi e fossi. Una giornata estiva. Sono felice cittadina del mondo>. E sembrerebbe che la Arata, superata la parentesi di amarezza  e l’annuncio dell’ingresso nel comitato scientifico del Festival di due rappresentanti del mondo politico (Carla Sibilla, assessore del Comune, e Gianni Plinio, esponente di Fratelli di Italia) stia facendo passi avanti verso una nuova serenità.
Rimane il capitolo fuga dei cervelli, ma basterebbe pensare all’esibizione del maestro Ezio Bosso al Festival di Sanremo, fino ad allora semi sconosciuto ai più e poi osannato dagli italiani via social e sui giornali, per farsene una ragione.
E ancora di più in una città come Genova capitale del maniman, anzi del maniAmman, bene ha fatto la professoressa e ufficiale della Repubblica Manuela Arata a dimostrare di voler passare oltre e di non voler rimanere con le mani in mano, anzi con le mani in Amman, ad attendere che i tempi della politica diano seguito al rito della compensazione. Lei è convinta di avere i numeri ed è pronta a mettersi nuovamente in gioco. Per la nostra città un’altra occasione persa. E (mani) Amman sembrebbe uno scherzo del destino.

Max Turbatore

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