Faceva prostituire anche figlia e nipote per giocare alle slot e comprare gioielli. Romena arrestata dalla polizia col suo clan
Faceva prostituire anche la figlia e la nipote da poco maggiorenne per permettersi il lusso di giocare alle slot e comperare gioielli. Parte del denaro veniva, invece, inviato nel paese d’origine. Nel mirino dell’operazione avviata stamane dalla Squadra Mobile della polizia è una sessantunenne romena che con alcuni parenti, tra cui iun figlio e una figlia, gestiva una fitta rete di prostituzione. Dieci le donne che si vendevano in strada a Sampierdarena, costrette ad accettare rapporti non protetti e ad accontentare ogni richiesta dei clienti. Sono stati arrestati, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere del Gip del Tribunale di Genova, quattro persone appartenenti allo stesso gruppo familiare che, con l’inganno ed approfittando anche dello stato di indigenza di giovani donne connazionali e delle loro famiglie di origine, le hanno costrette a prostituirsi.
Con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al reclutamento, all’induzione, al favoreggiamento ed allo sfruttamento aggravato della prostituzione sono stati arrestati
– MUNTEAN Marioara, detta “Mariana”, nata a Hateg (Romania) di anni 61;
– MUNTEAN Maria Loredana, detta “Dana”, nata a Hateg (Romania) di anni 40;
– MUNTEAN Nicolae Carol, detto “Nicu”, nato a Hateg (Romania) di anni 35;
– MOLNAR Lajos Claudiu, detto “Loicica”, nato a Hateg (Romania) di anni 29.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Genova e condotte dalla Sezione Criminalità straniera e prostituzione della Squadra Mobile, hanno consentito di individuare un pericoloso sodalizio criminale avente carattere transnazionale composto dai predetti cittadini romeni, da tempo dimoranti in questo capoluogo e tra loro legati da stretti vincoli di parentela, dedito al reclutamento in Romania di giovani connazionali, delle quali ne viene sfruttata la prostituzione su strada. Le investigazioni hanno in particolare evidenziato che gli arrestati hanno indotto con l’inganno le giovani a prostituirsi in Italia approfittando anche dello stato di indigenza loro e delle famiglie di origine, nonché, per la sola Marioara Muntean, a capo dell’organizzazione familiare, per aver sfruttato anche la prostituzione della figlia e della nipote. Le giovani, spiegano in Questura, venivano fatte prostituire in alcune strade del quartiere di Sampierdarena, suscitando anche le proteste di abitanti della zona. Il denaro provento della prostituzione veniva inviato in Romania, oltre che utilizzato per l’acquisto di preziosi o per giocare al bingo o alle slot machine installate presso esercizi pubblici.


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