A ognuno la sua doppietta
Sparano a tutto ciò che si alza in volo, chi per davvero e chi metaforicamente. Guardano in cielo, puntano e bum, incuranti se stanno mirando a un fagiano,a uno stormo, a un drone o a un uccellino che invoscientemente ha appena lasciato il nido. Ognuno cacciatore a suo modo, chi di prede e chi di consenso. Il tutto all’ombra del consiglio regionale.
Cacciatore vero, con tanto di doppietta, il presidente del consiglio regionale
Francesco Bruzzone, che su richiesta via Twitter, ha aderito all’invito alla giornata dell’orgoglio venatorio. La manifestazione si terrà la terza domenica di maggio con una sfilata che partirà a Marcheno e si concluderà a Gardone Val Trompia culla delle fabbriche armare italiane. Bruzzone ha risposto con un perentorio “Ci sarò”.
E se Bruzzone imbraccia veramente il fucile in consiglio regionale c’è anche chi lo fa a livello metaforico. L’ultimo della schiera è Pippo Rossetti, ex assessore al bilancio e attuale consigliere del Pd. Venuto a sapere da indiscrezioni che l’ex collega Gianni Plinio, esponente di Fratelli d’Italia, potrebbe venir candidato a una nomina per un posto nel comitato scientifico del Festival della Scienza lo ha impallinato senza tema, bollandolo con l’etichetta di politico che per primo metterebbe il piede in un organismo tecnico ancora vergine dagli appetiti dei partiti. Pare che Gianni Plinio indispettito, come esponente di una categoria vessata, come quella dei cacciatori e dei gay, intenda anche lui organizzare la giornata dell’orgoglio per un posto al sole, con tanto di sfilata riservata ai politici che non trovano adeguata collocazione, danneggiati dagli arrembanti rappresentanti della società civile, che dopo essersi trasformati a loro volta in politici di lungo corso non si sognano proprio di tornare sulle proprie tracce e compiere il desiderato passo indietro. O quello laterale inventato da Beppe Grillo.
Politici di lungo corso o improvvisati che sparano su qualunque cosa si muova come è accaduto ieri, con raffiche di dichiarazioni sui social network per una polemica omofoba nata per una frase mai pronunciata. Urge prova televisiva, ma il consigliere leghista in questione, memore del casino scatenatosi tra Mancini e Sarri pare che al momento di proferir parola si sia coperto la bocca, rendendo impossibile la corretta lettura del labiale. Giovanni De Paoli l’esponente del carroccio finito alla gogna mediatica e’ riuscito a farla franca e la polemica che aveva tenuto banco sui social si è sciolta come neve al sole.
Max Turbatore


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