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Buon compleanno, Pietro Marchesani

 di Luca Giannini

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Fu colpa e merito del Re Leone dell’editoria poetica in Italia (e non solo), Nicola Crocetti, se potei conoscerlo. Il primo numero della collana “Un secolo di poesia”, pubblicata dal Corriere della Sera a partire dalla fine del 2011 e diretta da Nicola, venne dedicato a Wisława Szymborska, cui era stato assegnato il premio Nobel per la letteratura il 3 ottobre 1996.

Lui ne era il traduttore storico. Professore di letteratura polacca e di slavistica qui a Genova, carico di premi che nemmeno lui ricordava.

All’epoca condividevo uno studio in piazza Matteotti. Io, molti, tanti, lo leggevamo da anni, arresi e stupefatti come tutti quelli che non conoscono nulla della lingua dalla quale si traduce. Arresi, stupefatti e soprattutto riconoscenti.

Ai primi di novembre c’era stata l’alluvione, ma lui abitava vicino, in Porta Soprana, se non ricordo male. Nello studio c’era anche una che ululava tariffe telefoniche e promozioni per conto del megabrand di turno.

Il nostro primo incontro (poi ce ne fu solo un altro, molto breve; poi sarei dovuto andare a casa sua, ma…), dopo ore trascorse al telefono. Entra con passo breve: anche il piccolo gluteo dà segni di stanchezza. È avvolto in un cappottino scuro. Appoggia le 264 pagine di bozze che gli avevo inviato e che lui si era diligentemente stampato e revisionato e comincia a parlare. I capelli radi, il viso cereo, gli occhi ancora accesi. Racconta, specificandomi subito che ha poco tempo: «Sai, sarei dovuto morire a diciotto anni», non mi ricordo più per quale male o malformazione. Ma è qui, e pubblica dagli anni Sessanta, penso io con gli occhi a cuoricino per questo gran traditore che mi ha messo in condizione di leggere Szymborska e altri.

Racconta: mi rende la traduzione letterale di un paio di testi e ricostruisce tutto quello cui aveva pensato per restituire la levità, le relazioni con il reale e il quotidiano, il rispetto del metro, quel mondo.

Nella prefazione al volume per il Corriere scrisse che «[…] il vero miracolo della vita è nella vita stessa […], ed è lo stupore che ripristina il contatto fra il quotidiano e l’assoluto, con un continuo, imprevedibile scaturire di senso. Ad esso si associa una leggerezza mentale ed espressiva di cui l’ironia è componente essenziale. Tale leggerezza espressiva non deve trarre in inganno, perché è il risultato di una rigorosa e lucida, sapiente padronanza degli strumenti linguistici e metrici. La poesia della Szymborska non dà risposte, perché ogni domanda può solo generare altre domande. Essa parla in un modo aperto, dubbioso, non definitivo né definitorio, che non chiude ma apre ulteriori spazi alla riflessione, e di ogni singolo lettore sembra condividere intuizioni, sensazioni e paure. A questo lettore la poetessa di Cracovia dice che, benché si debba vivere in un universo apparentemente governato dall’assoluta casualità, nel poeta alla disperazione si accompagna l’incanto. Ed è l’incanto della poesia che rende al lettore la vita su quello stesso universo più sopportabile e lieve».

Oggi è l’8 febbraio, e Pietro Marchesani compirebbe settantaquattro anni. Ma mica tutti gli uomini muoiono.

Dunque auguri, Pietro: benvenuto in questo mondo. E grazie, davvero.

 

Se non vi ricordate, o se volete saperne di più:

https://studiosolaris.wordpress.com/2012/01/10/ricordo-di-pietro-marchesani/

https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Marchesani

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