Mamma Rai a caccia di marziani
Riflettevo… scorrendo le pagine del giornale on line per il quale mi pregio di prestare occasionalmente servizio (Genovaquotidiana insomma) sulla elevata percentuale di articoli che trattano gli aspetti surreali della realtà, conditi da una grafica che sta al passo. Per carità spesso cronaca schietta, però con il gusto per l’osservazione talvolta ilare, talvolta ironica, per la sottolineatura della nota stonata nei comportamenti del genere umano, quella che stridendo ci dovrebbe portare a riflettere in maniera critica sulla realtà che ci circonda. Certo è che il tasso di sensibilità all’interno del gruppo di estensori deve essere elevato. Intanto il ricorso simbolico alla fantascienza nei loghi, dalla testa ormai inscatolata di Alien che illustra il Max Turbatore a quella creaturina verde che appare sulla scalinata del duomo di San Lorenzo che introduce alla “Materia oscura” di Luca Giannini. Poi c’e’ il Tele Udente con orecchie da uomo e corpo di televisori, come ad evidenziare la quasi avvenuta trasformazione in macchina, con la sparizione di ogni capacità soggettiva. Per finire con il gruppone del diario di Gian Balduzzi nella rubrica di disco club, quasi marziani, ma frequentatori abituali del negozio immortalati in poche righe, ognuno con sua sindrome abituale, quella che riesce a farne personaggio fra i tanti potenziali acquirenti che ogni giorno varcano l’ingresso. Ma, lasciando da parte l’impatto visivo, la stessa tensione la ritrovi anche nella descrizione che gli addetti ai lavori danno di se’, tratti significativi, seppure racchiusi in poche righe ma rivolti verso mondi fantastici, come ad andare oltre la superficialità della realtà che spesso ci circonda e appare poco interessante e ripetitiva per occhi poco attenti.
Così Diego Curcio si definisce Dj in erba e Monica Di Carlo, idealista incurabile, osserva con ironico distacco le evoluzioni praticamente pubbliche dei due amanti all’ombra della casa di Colombo. Mentre Michela Serra confida la sua passione per video game e fantascienza e Giovanni Giacone, alias Black Giac ci mette del suo con gli articoli-racconto sulla Genova che non c’è più, sui suoi personaggi storici sulle tradizioni, ormai così lontane negli anni da apparire ai giovinetti ai confini della realtà. Ne’ più ne’ meno del gettone del telefono o della bottiglietta di gazzosa con biglia che si intravedono sui banchetti dei mercatini vintage insieme ai vecchi libri gialli o di fantascienza.
Ecco la fantascienza appunto, come se si trattasse di “Cronache marziane” di Ray Bradbury, l’autore inglese del più famoso “fahrenheit 451”, racconti sulla esplorazione e colonizzazione di Marte e come se a “Genovaquotidiana” la terra e i suoi abitanti fossero argomento di osservazione, ma con il distacco necessario degli extraterrestri che non ne capiscono usi e costumi ma cercano di sondare, di studiare e di farsene una ragione. Perché alla fine poi le sensazioni che muovono tutto, al netto, risultano sempre le stesse che evidenziava Dino Buzzati nella raccolta di articoli del suo “cronache terrestri” e virano dall’angoscia alla paura della morte, dalla attesa di un’occasione di riscatto all’illusione, dalla magia e mistero alla ineluttabilità del destino. E scorrendo le pagine trovo che forse con una buona dose di incoscienza gli estensori abbiano condito le notizie con tutto questo. Ed è forse l’essenza che ci ha attratto e ci tiene insieme.
Ecco fatto, concluso il pistolotto autogratificante torniamo sulla terra.
Voglio sottolineare che l’allenatore dell’Inter, dai e dai, finalmente ce l’ha fatta ad entrare nella galleria dei “mostri” interpretati da Maurizio Crozza. Dopo lo scontro con Maurizio Sarri e gli ortaggi omofobi lanciati dagli spalti di San Siro lo scontro su Premium con la conduttrice Mikaela Calcagno (sogno erotico del presidente della Samp) sul dito medio alzato rivolto ai tifosi che lo insultavano. E Crozza non ha più potuto fare a meno di inserirlo fra i suoi personaggi sportivi, al pari di Antonio Conte e “Viperetta-Ferrero” e giù sino ad Arrigo Sacchi e Serse Cosmi.
Settimana tantrica e di autocoscienza nazionale quella che ci aspetta con tanto di serate del Festival di Sanremo. Nell’imminenza il sapiente Carlo Conti ha lasciato da parte gli spot pubblicitari affidati agli sconosciuti melomani, unica variante nel corso della settimana la location, prima individuata a varie latitudini del mondo, da Rio a Mosca, e poi concentrata sulla cittadina del Casino’. Ora Conti compare nelle vesti del cliente di un albergo con i tre valletti nei panni del personale, dal concierge alle cameriere. Personale che di fronte alle pretese del “patron” darle di lavoro si lamenta, manco si trattasse dei lavoratori Ilva.
E l’attesa è scandita dal susseguirsi degli annunci, quasi più frequenti di quelli sul pagamento del canone TV, inserito nella bolletta per il consumo di energia elettrica.
Ecco, anche questo messaggio induce quantomeno a un paio di sottolineature. La prima è che meriterebbe almeno una trasmissione di approfondimento, ne’ più ne’ meno di quanto si faceva e ancor oggi si fa in occasione delle votazioni politiche. Per esempio una questione su tutte: come fa la persona che non possiede televisori a non farsi addebitare automaticamente il canone? Ma le domande sono molte altre, tanto che alcuni giornali hanno già risposto. Rimane un mistero il fatto che il servizio pubblico non si sia ancora sentito in dovere di farlo. sempre che non confidi nella pigrizia a scopo di fare cassetta. Inoltre un appunto al contenuto dello spot con quella trovata dell’interruttore della luce utilizzato come un telecomando per cambiare canale. Carina, però occorrerebbe avere l’attenzione di non trasmetterlo in fascia protetta, perché i bambini spesso spinti dallo spirito di emulazione potrebbero provarci anche loro con il risultato di qualche cortocircuito o di fulminare, una a una tutte le lampadine di casa. Dispongono già di creatività esagerata in fatto di giochi e non avrebbero bisogno di essere stimolati ulteriormente.
Per il resto tanta attesa. Martedì si parte dal teatro Ariston e nella settimana scaldiamo i motori in vista dell’inizio della nuova edizione di “ballando con le stelle”. Anche quest’anno la produzione insieme alla conduttrice Milly Carlucci hanno deciso di far partecipare un’atleta disabile per non farci sognare troppo o forse solo per permetterci di sperare in un mondo migliore. O invece solo con quel gusto buonista a caccia di audience che ormai distingue molte trasmissioni Rai e spazia appunto dal caso in questione alle adozioni di cani dei “Pacchi” con buona pace di quei marziani che vi osservano da lassù, per i quali disabilità da esibire a scopo educativo e cani abbandonati ormai da tempo non esistono più. Sempre che siano mai esistiti.
Max Turbatore
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