Fiction, vincitori e… avvinti

di Tele-Udente
—
—
Ragazzi, ‘sta settimana ansia da prestazione.
Nel senso che, già lo sapevo, o almeno dovevo essere meno stolto e prevederlo. Martedì scorso era stato tutto più facile. Come restare inerti di fronte a un Mancini e a un Sarri che, del tutto inconsciamente, parevano al contrario, essersi messi d’accordo per catapultare il mondo del pallone in quello reale scannandosi indirettamente su Pax, famiglia e famiglie arcobaleno incespicando sull’omosessualità per qualche epiteto omofobo. E, addirittura, scambiandosi i ruoli nel gioco delle parti. Becero quello che avresti detto più evoluto, l’intellettuale innovatore non solo nel gioco ma come personaggio di sport (ma forse si possono leggerli Fante e Bukowski anche senza comprenderli), sorprendente, l’altro, il catenacciaro fashion, che forse avresti giudicato meno sensibile al tema. Insomma un’invasione del tutto involontaria del mondo,spesso fatuo, del pallone nella nostra quotidianità. E, coscienti o meno, social e media ci sono andati a nozze. Per tre giorni non si è parlato d’altro, esaminando l’episodio da ogni possibile angolazione, dalla violenza del linguaggio all’omertà da spogliatoio, offrendo, e ti pareva, la possibilità di commentare anche al premier Matteino Renzi. E giù, o su… sino al presidente dell’associazione allenatori Renzo Ulivieri che, dopo aver ricordato gli anni bui in cui aveva risposto ad un collega calciatore che lo aveva offeso come ha fatto Sarri con Mancini “portami la tua moglie che poi ne riparliamo”, ribadendo indirettamente la sua omofobia e in maniera esplicita il suo maschilismo, ha concluso anche lui in perfetto toscano “mi sarei offeso peggio se mi avessero dato del democristiano”. Che in soldoni vuol dire: meglio gettarla in politica che affrontare certi temi.
La diatriba Sarri-Mancini, andata fra l’altro in scena lo stesso giorno della morte di Ettore Scola, il regista del film “Una giornata particolare” in cui Mastroianni giornalista viene allontanato per le sue inclinazioni dal lavoro, sembrava proprio una trasposizione moderna sulla questione. Come se Scola da lassù si divertisse a riproporre il tema dell’omosessualità in un mondo omofobo in cui ai fascisti erano subentrati i calciatori.
Tornando al personale dunque vi erano tutti gli elementi per solleticare e sollecitare la scrittura dopo tanto tempo di astinenza fantasticando anche di un “Tele Udente”, il modesto autore della rubrica di qui sopra che oltre al percepire visivamente immagini sente, ascolta e ragiona mettendo a fuoco e collegando a quello che ci circonda un ambiente che il più delle volte è finzione mediatica. Ma ha pur sempre un aggancio con là realtà. Perché la tv diventa una riproposizione mediata della vita quotidiana e il cortocircuito dei giorni scorsi su un tema per ironia della sorte dibattuto nei telegiornali ne era prova evidente. E la domanda che mi frulla nella testa è se sia sempre possibile fare satira anche sui temi cosiddetti alti, come un Checco Zalone o un Crozza qualunque? Dalle inclinazioni sessuali all’integrazione, dalle intolleranze religiose a quelle razziste, dal posto fisso alla riforma della pubblica amministrazione, dalla crisi al risparmio bancario. Temi destinati alla sacralità n sui quali più che scherzare si “rosica”
Ora però occorre andare avanti, ed ecco l’ansia da prestazione. E volo un po’ più rasoterra.Perciò ormai avvinto dalle fiction, ho pensato alla santificazione di Terence Hill-Don Matteo, giunto alla decima edizione (10 serie, come i comandamenti) dei telefilm in cui il protagonista scende dalla bici come se stesse volteggiando sul suo purosangue. Il tutto nonostante un’età ormai rispettabilissima. Un parroco-Poirot, presto forestale, che come San Giovanni non vuole inganni e come San Tommaso ci mette il naso, che fra qualche tempo si ritroverà nei panni di Pietro il “guardaboschi” di “A un passo dal cielo”, altra fiction Rai nelle posizioni alte della classifica che annovera i programmi più amati e replicati. Un Terence Hill che alle anagrafe corrisponde al cognome italianissimo di Girotti, in grado di stuzzicare probabilmente anche l’attenzione di Bergoglio per quella sua capacità di mantenere una recitazione ecumenica anche al di là della tonaca, sia nei panni del sacerdote che in quelli della guardia forestale, sempre attento alle crisi di coscienza e a spingere il malcapitato peccatore verso il bene e la confessione e la giusta pena. Con tanto di equità, addirittura verso i corpi dello stato, perché nei panni dell’investigatore che risolve casi ed omicidi in una fiction affianca i Carabinieri e nell’altra la Polizia di Stato. Senonche pare che per decreto legislativo l’arma a cui appartiene Pietro-Terence Hill, la forestale, fra qualche tempo verrà inglobata in quella della Benemerita dando il la’, almeno nelle prossime serie, a un fenomeno rarissimo in Italia: quello della collaborazione nella risoluzione di un’inchiesta fra carabinieri e Polizia di Stato. Surreale, ma, come si diceva la TV rappresenta una realtà mediata in cui anche i buoni propositi potrebbero trovare spazio e giustificazione nel clima di inizio d’anno. Sempre che per par condicio e per diminuire i costi di produzione non decidano di inglobare le due fiction facendo una commistione dei due protagonisti.
Del resto Matteo-Terence Hill e Pietro-Terence Hill ormai nella mia non più fresca mente di fruitore della TV nazionalpopolare, finiscono, per sovrapporsi, tanto che praticamente li distinguo non tanto per i personaggi quanto è solo per le diverse location, Spoleto per una e il lago di Braies per l’altra. Perciò da un po’ di settimane preferisco, sempre in tema di fiction Rai, il più fresco “Paradiso delle signore” , liberamente tratta dall’omonimo romanzo de Emile Zola.
Il che presuppone un vantaggio lasciando chiaramente intendere che la serie avrà, particolare non trascurabile, un inizio ed una fine, al di là dei vari episodi. Al massimo una riproposizione estiva ma non un seguito, come accade sempre più spesso alle Fiction Rai quando balzano in testa alla hit parade degli ascolti. Una storia che inizia e si conclude e non costringerà gli autori, ad arrampicarsi sugli specchi per inventare sempre nuove peripezie per protagonisti e personaggi di secondo piano. Ebbene proprio questa settimana è prevista la conclusione con doppia trasmissione nelle serate di lunedì e martedì della rappresentazione ambientata a Milano nei mitici anni Cinquanta. Molto accurata la scenografia con ambienti interni e arredi del grande magazzino veramente notevoli. Finalmente verrò a sapere se i protagonisti Giuseppe Zeno, alias Pietro Mori e la bella ex miss Italia Giusi Buscemi finita in TV per interpretare Teresa Iorio riusciranno a coronare il loro sogno d’amore. Sono andato a curiosare sul sito Rai e lungi dal confidare il finale se ne prevedono delle belle.
E mercoledì in notturna si gioca la semifinale di Tim cup fra l’Inter di Mancini e la Juve di Allegri. Il difensore degli omosessuali contrapposto ad un altro toscano, stavolta per intero, e per giunta di Livorno. Circostanze ambientali ed astrali del tutto sfavorevoli ad un’altra rissa a bordo campo. Ma i due non si amano. Non si sa mai.


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.