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Springsteen e l’America, Portelli presenta il libro “Badlands” a Villa Bombrini

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Sabato alle  18 a Villa Bombrini a Cornigliano Alessandro Portelli, professore di letteratura anglo-americana e infaticabile esploratore dell’America e delle sue profonde radici culturali, presenta il suo libro più recente “Badlands – Springsteen e l’America: il lavoro e i sogni” (Donzelli editore). Naturalmente Portelli è un fan specialissimo del Boss, così come lo è Sergio Cofferati, che parteciperà all’incontro insieme all’autore e a Danilo Di Termini, giornalista musicale e autore di Radio2.
L’evento, a ingresso libero, fa parte delle iniziative promosse dal Teatro dell’Archivolto con la Società per Cornigliano ed è realizzato in collaborazione con la casa editrice Donzelli e con l’Associazione Amici dell’Archivolto, che cura l’aperitivo in coda all’incontro.

Muovendosi tra musica e letteratura, storia e presente, Portelli mette la sua nota affabulazione al servizio del cantore dell’America che più ama, quella tutta fondata sul lavoro, anche se la promessa della mobilità sociale e della realizzazione di sé è spesso frustrata. Attraverso una rilettura dei testi delle canzoni, che Portelli sa ancorare saldamente al contesto culturale e storico, il libro guarda al mondo di Bruce Springsteen sotto la lente del lavoro: il lavoro che divora le vite dei suoi personaggi (operai, cameriere, addette all’autolavaggio, cassiere, braccianti, disoccupati) e il suo lavoro, quello di musicista e di uomo di spettacolo. Il rocker narrato in questo libro è quello che racconta vite di seconda mano, come le Cadillac usate su cui i suoi protagonisti sfuggono al tedio di una quotidianità ripetitiva e senza sbocchi; che canta la rabbia di chi si ribella e di chi sogna di ribellarsi; che dà voce al senso di tradimento di chi crede che essere nato negli Stati Uniti lo autorizzi ad aspettarsi qualcosa di meglio; che avverte come il fantasma della rivolta torni ad aggirarsi sulle strade di un’America in crisi.
Ma lo Springsteen di “Badlands” è anche quello che narra le sue storie dolorose con un sound travolgente che evoca l’orgoglio di essere, nonostante tutto, ancora vivi. In ultima istanza, ciò che conta non è il contenuto del sogno, e neanche la possibilità che il sogno si realizzi, quanto piuttosto la capacità di sognare e la dignità di chi sogna.
E il primo a sognare sulle note del Boss è lo stesso Portelli, che pagina dopo pagina ce lo racconta in presa diretta, attraverso le vivide istantanee dei concerti dal vivo, cui accorre da trent’anni.

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