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Le mareggiate che sconvolsero Genova

Le mareggiate come quella delle ultime ore sulle coste liguri sono spettacoli suggestivi ma anche estremamente pericolosi. Nel passato molte furono quelle che portarono morte e distruzione nelle diverse località tra ponente e levante colpite dalla furia delle onde. Nel ricordiamo tre dell’epoca moderna di cui resta una memoria chiara e dati precisi.

 

1898

Sono gli ultimi giorni di novembre del 1898. Il vento che imperversava da tre giorni su tutto il litorale ligure mutò improvvisamente da scirocco a libeccio. Nella notte del 28 novembre Onde di altezza straordinaria si abbattono sul porto di Genova. Secondo le cronache di allora nessuno ha mai visto nulla di così sconvolgente per violenza e intensità. Onde alte 24 metri che non danno scampo per ore alle banchine a difesa del porto. Molo Lucedio che è una delle ultime costruzioni eretto come argine estremo all’imboccatura del porto è sottoposto a una pressione devastante. La furia delle onde porta via la casetta del fanalista e quindi demoliva la lanterna posta sulla punta.

Ma il peggio doveva ancora arrivare. Le onde schiantavano la struttura e la distruggevano. Il molo alto ben 24 metri e protetto da enormi massi cedeva e riusciva a penetrare tra l’approdo numero 6 e il numero 19 e portando la distruzione all’interno del porto.

L’incrociatore tedesco Herta ormeggiato a Molo Giano veniva trascinato via e andava a schiantarsi contro la cannoniera italiana Scilla che a sua volta andò a cozzare contro il piroscafo Marco. Un effetto domino travolgente che per miracolo non procurò vittime. Un bastimento proveniente da Brema con a bordo 132 passeggeri il Koningin Louise dovetta la sua salvezza alla bravura del capitano che seppe destreggiarsi in una situazione al limite dell’impossibile e al coraggio dei piloti che andarono in soccorso della nave quando la situazione oramai era disperata.

Per rimettere in sicurezza la corazzata Herta, una specie di elefante imbizzarrito in mezzo al porto, si dovette lavorare per ore sino a quando, anche calata l’intensità dei marosi, venne ancorata al Molo Galliera.

 

 

 

1955

Un’altra mareggiata di inaudita ferocia avvenne nel febbraio del 1955. Annunciata da un temporale con vento di sud ovest a raffiche superiori ai 100 km orari. Le onde alte 30 – 40 metri cominciarono a martellare la diga foranea sino a produrre uno squarcio di circa 200 metri. A quel punto paura e distruzione sono calate sullo scalo. Tonnellate di pietra si sono rovesciate su ponte Canepa e molo Nino Ronco. Le onde distruggevano la darsena petroli e la pirocisterna “Camas Meadows” strappata dagli ormeggi veniva sbattuta contro la banchina sino a capovolgersi completamente. Una petroliera, la “Atlantic Lord” sbatteva contro un molo e si apriva una falla da cui usciva carburante. Parecchie famiglie dovettero fuggire dalle loro abitazioni di Ponte Chiappa completamente invaso dal mare.

london Valour

 

 

1970

La più recente e anche la più drammatica per le numerose vittime fu la mareggiata del 9 aprile del 1970. Il libeccio che soffiava sin dal mattino provocò una violenta mareggiata con mare forza 7, una classificazione catastrofica. Le navi in rada furono allertate del pericolo che stavano correndo ma quel messaggio non raggiunse mai la “London Valour” che avendo smontato i propulsori per dei lavori di manutenzione non era in grado di manovrare. Sbattuta con violenza contro la diga foranea la nave ondeggia pericolosamente e l’equipaggio si riversa sulla tolda a richiedere aiuto. Le pilotine e i rimorchiatori non riescono ad avvicinarsi alla “London Valour” a causa delle onde e si vivono ore tragiche. I marinai che cercano disperatamente di salvarsi vengono sbalzati e schiantati contro gli scogli della diga foranea.

Si alza in volo l’elicottero del capitano dei vigili del fuoco Rinaldo Enrico che riuscirà rischiando la sua vita a salvare molti naufraghi. Alla fine di quella giornata morirono 18 persone a bordo della nave, sedici dell’equipaggio, il comandante e sua moglie. (La fotografia della copertina è di Mauro Traverso)

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