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Meteo, Limet: “L’allerta a colori salvaguarda solo chi la emette”

Di Black Giac

L’informazione meteorologica sta vivendo un momento di difficoltà. I
siti acchippaclic hanno trovato in questo settore un terreno fertile e capita molto spesso un internet di incappare su notizie sensazionali e catastrofiche senza un minimo di attendibilità. Il Centro meteorologico ligure Limet http://www.centrometeoligure.com affronta ogni giorno una sfida basata sull’attendibilità dell’informazione e la necessità di offrire un servizio previsionale sicuro. Una sfida molto difficile per chi fonda la propria attività sul volontariato di professionisti
del settore.

Gianfranco Saffioti, presidente di Limet, in questa intervista ci racconta le prospettive e i giudizi della sua associazione in un settore così delicato e nevralgico per il nostro territorio.

Come pensate di difendervi voi che da anni lavorate con coscienza in
questo settore rispetto al proliferare di siti “acchiappaclic” a carattere meteorologico?

 

Quelli della nostra generazione, quelli nati tra gli anni 60 e la fine degli anni 70 sono cresciuti a pane e Bernacca, poi Baroni e infine Caroselli. Non erano previsioni bensì dei veri e propri corsi di meteorologia che duravano 365 giorni l’anno. Era passione allo stato puro al servizio del cittadino, e raccontare, ogni giorno, la meteo con l’entusiasmo di un bambino ha fatto di quelle persone un vero e proprio caposaldo di ciò che siamo oggi noi e di quello che vorremmo fare.

Tramontato, anzi affossato, quel modo di fare meteorologia, l’informazione all’utente finale sarebbe dovuta essere convogliata dai nuovi Centri Funzionali Regionali, nati oltre vent’anni fa, ma che di fatto non sono stati capaci di raccogliere quell’incredibile testimone che di fatto calamitava milioni di persone.

Ed è purtroppo naturale e inevitabile che, in mancanza di una vera e funzionale comunicazione meteorologica ufficiale si crei un vuoto che, chi per denaro (leggasi meteo-bufale o centri meteo privati), chi per senso civico e costruttivo (leggasi Limet e tante altre associazioni come la nostra), cerca di colmare secondo i propri obiettivi.

Esiste solo un modo per difendersi dall’informazione scorretta e fuorviante, spingere sempre nella direzione più difficile ma che è l’unica percorribile… presenza costante, informazione seria e puntuale, ricerca di una previsione sempre più dettagliata e comunicazione diretta con i cittadini.

 

Come può orientarsi chi vuole avere una corretta informazione?

 

Deve farsi delle domande, come in ogni campo, per ogni argomento. Siamo tutti alla ricerca dell’informazione veloce, rapida, sintetica da sbranare in un attimo di secondo, ma quando poi serve davvero approfondire, essere informati e comprendere una reale situazione di pericolo se non ti sei creato un sistema ben preciso dove reperire le corrette informazioni per reagire in tempo utile diventa tutto inutile.

Certamente Limet non è e non rappresenta la panacea di tutti i mali, siamo un’Associazione culturale e, con le sole nostre forze, cerchiamo di correre nella direzione giusta, offrendo il meglio di ciò che siamo in grado di produrre… Una rete di monitoraggio in tempo reale, bollettini dettagliati e suddivisi in 18 aree microclimatiche ben differenti, informazioni precise e puntuali sugli eventi in corso. Il tutto con un ampio margine di miglioramento, intrapreso oltre 8 anni fa e che piano piano sta regalando i suoi frutti.

 Avete manifestato anche delle perplessità anche sul nuovo sistema
regionale, quello delle emergenze colorate, per prevenire i disastri che abbiamo vissuto in passato…

 

Abbiamo sempre sostenuto che le allerte, che siano numeriche o colorate non servono a nulla, non è certo il numero o il colore dell’allerta che determina il reale pericolo a cui siamo potenzialmente esposti, perchè legata inevitabilmente ad una previsione che, per sua natura, può anche rivelarsi errata. Parliamo di allerte spalmate molto spesso su tutto il territorio ed emanate con una facilità tale che sembrano mirate a salvaguardare da un punto di vista amministrativo e giudiziario chi le emette piuttosto che essere realmente utili ai cittadini e alle singole amministrazioni locali. Le allerte dovrebbero coinvolgere esclusivamente le amministrazioni, senza coinvolgere i cittadini mettendone a dura prova credibilità e collaborazione. Occorre concentrare tutti gli sforzi, sia a livello regionale che comunale nella gestione dell’allarme, e nei piani di intervento mirati, puntuali e tempestivi laddove il potenziale pericolo si manifesta realmente.

Cosa non vi convince di questo sistema a colori?

E’ un sistema di allertamento secondo noi propenso a salvaguardare giuridicamente chi la emette. E’ confuso, poco chiaro e sin dall’allerta gialla, che il cittadino ha chiaramente, logicamente e inevitabilmente recepito come la più bassa, si possono verificare fenomeni e relativi effetti al suolo identici a quelli delle alluvioni passate. Addirittura non è neppure prevista l’allerta rossa, che dovrebbe rappresentare il massimo del pericolo, per temporali, ma solo ed esclusivamente per piogge diffuse, che mai, nella nostra regione, hanno rappresentato un problema.

Se poi si emana un’allerta gialla, spalmata su tutta la regione, il 2 di gennaio, per il transito di un fronte perturbato che non aveva nessuna caratteristica che potesse far presagire gli scenari previsti da tale allerta, non si può certamente pensare di ottenere la qualsivoglia credibilità o collaborazione dei cittadini che, ovviamente spaesati e decisamente increduli, continueranno a cercare e a trovare altrove fonti di informazione più attente e puntuali.

 Che prospettive ha il vostro settore che si regge in buona parte sul
volontariato? Che cosa bisognerebbe fare?

Non siamo gli unici in Italia a proporre questo tipo di servizio. Il vuoto a livello meteorologico è nazionale, e in ogni regione si sono sviluppate realtà simili alla nostra, più o meno grandi, che in qualche modo, armate di pazienza e tanta passione cercano di sopperire alle gravi mancanze istituzionali.

Ci vorrebbe un vero e proprio Centro Meteo che nulla abbia a che a fare con la politica, con la burocrazia e con procedure da vero e proprio paleolitico. Ogni regione dovrebbe avere a disposizione il meglio non solo dei previsori ma anche e soprattutto di ottimi conoscitori del territorio, infallibili osservatori e una rete di monitoraggio condivisa con tutti. Occorre abbandonare la strada percorsa che fa ricadere ogni responsabilità sulle singole amministrazioni locali che sono assolutamente prive di competenze e informazioni per poter affrontare la benché minima criticità.

troppo ingessati in bollettini ufficiali scientificamente ineccepibili, spesso accademici ma fini a se stessi, mentre per essere utili in caso di reale bisogno non basta aver emanato l’allerta ma occorre analizzare, prevedere, osservare, intuire e condividere con chi, cittadini e comuni, devono recepire l’allarme e prendere decisioni immediate.

 

 

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