Senza categoria Storia 

Le battaglie “dimenticate” di Genova contro il fascismo

Tra il 1921 e il 1922 l’Italia è travolta dall’ondata di violenza dei fascisti che mettono in atto una vera e propria “guerra civile” fatta di rappresaglie, attentati e intimidazioni a chi a loro si opponeva.

 

La storia di queste vicende culminerà con la “Marcia su Roma” del 1922 e la presa del potere di Benito Mussolini con il benestare del sovrano Vittorio Emanuele III. Quello che accadde in questi due anni è un fitto accadimento di eventi spesso drammatici che verranno ben presto dimenticati. Da una parte una dittatura di vent’anni che ovviamente oscurò quelle cronache non particolarmente lusinghiere per il regime dall’altra la sconfitta irreparabile di chi si oppose all’inarrestabile ascesa del fascismo che finì per disperdere quegli antichi reduci in esilio, prigione e in giro per l’Europa, soprattutto in Spagna, dove Hitler e Mussolini fecero le prove generali della seconda guerra mondiale e dove confluirono antifascisti da ogni parte del mondo per opporsi alle legioni franchiste.

Genova, una delle città operaie e dove comunisti, socialisti e anarchici avevano il consenso di una buona parte della popolazione impattò violentemente con il nuovo che avanzava.

In tutta la Liguria, sono centinaia gli episodi di violenza delle “brigate nere” ma non mancano le risposte dell’altro fronte, con attentati e manifestazioni in cui l’esito dello scontro finale tra partecipanti, fascisti e forze dell’ordine era praticamente scontato. Essendo di fatto il fascismo già sostenuto dal governo le forze dell’ordine che usavano una strategia “attendista” rispetto agli scontri, entravano in gioco sul finale a seconda dei casi o per proteggere la ritirata dei fascisti se questi avevano avuto la peggio e a intervenire direttamente sugli altri con fermi e arresti oppure arrestando direttamente chi già i fascisti avevano conciato per le feste.

squadristi

 

 

Sul capoluogo ligure i gerarchi avevano stabilito una precisa strategia, il punto nevralgico da colpire era la Camera del Lavoro di Sestri Ponente.

 

Una volta caduta quella, pensavano, tutti gli altri presidi sindacali e dell’opposizione sarebbe caduti e tutta Genova sarebbe stata nelle loro mani. Fu così che la sera del 5 luglio 1921 un gruppo nutrito di fascisti imbocca via Bovio dove si trovava la Camera del Lavoro cantando a squarciagola le tipiche canzoni squadriste. Una provocazione scandita da insulti e minacce verso chi si trovava dentro all’edificio. Dalle finestre partono a quel punto alcuni colpi di arma da fuoco verso i fascisti che non aspettavano altro.

 

Nel giro di pochi minuti al sopraggiungere di altre camice nere parte una vera e propria battaglia con colpi di rivoltella e fucilate. Chi sta dentro la Camera del Lavoro ha deciso di resistere. Verso la mezzanotte arrivano camion piene di guardie regie che aprono il fuoco anche loro sui comunisti asseragliati dentro. Niente da fare, la resistenza non si abbatte anzi, parte un lancio fitto di bombe a mano. Tutto va avanti così sin dopo mezzanotte quando a dare man forte agli assedianti arrivano due autoblindo. Dalla Camera del Lavoro cessano gli spari. I due mezzi irrompono e aprono la strada alle ormai centinai di fascisti, soldati e carabinieri che assediavano quel luogo.

 

Gli occupanti erano riusciti a fuggire per una via laterale e quando la sede viene finalmente aperta non c’è più nessuno. Il locale viene dato alle fiamme e poi successivamente allagato per renderlo inutilizzabile.

Ma se questo evento è ancora abbastanza noto alle cronache, quasi del tutto sconosciuta è la battaglia che nei primi giorni di agosto ne l1922 si svolgerà nel quartiere di Portoria, nella zona di Ponticello.

 

Il 31 luglio va in scena l’ultimo drammatico sciopero dei sindacati e dei partiti di opposizione contro la violenza fascista e contro l’inettitudine del governo.

 

Mussolini venuto al corrente di questo ordina che entro 48 ore il governo dovrà stroncarlo altrimenti provvederanno le milizie fasciste.

La notte del 30 luglio in una Genova lugubre e surreale, le brigate nere provenienti da Massa Carrara e Piacenza si accampano sotto i portici di via XX Settembre. Il giorno successivo l’Italia e Genova si fermano e le violenze inevitabilmente cominciano. In buona parte del paese si scatena una vera e propria guerra tra manifestanti e fascisti. Barricate e cariche, pestaggi e omicidi da nord a sud insanguinano la nazione.

 

A Genova dopo diverse violenze e attacchi da parte delle forze dell’ordine e dei seguaci di Mussolini i rivoltosi si barricano nel quartiere di Portoria. All’epoca la zona con le vie regolari perpendicolari a via XX settembre che conosciamo noi non esisteva ancora.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 

L’area assomigliava, per farsi una vaga idea, all’abitato alle spalle del Mercato Orientale tra via S. Vincenzo e piazza Colombo. Molte vie dove si verificarono scontri e combattimenti ora non esistono più, furono demolite negli anni successivi per fare spazio ai grattacieli e agli altri edifici “vittoriani” su piazza Dante.

Vico Morcento, vico Berrettieri, vico di Ponticello e vico della Cavallerizza diventano il “Fort Apaches” dei rivoltosi che da lì armati di fucili, pistole e bombe a mano respingono gli assalti dei fascisti prima e poi delle guardie regie. Quella che sembra una passeggiata, seppur a colpi di manganello, diventa un episodio ingombrante per il regime.

 

Nessuno si può avventurare per quelle strette viuzze, dalle finestre se non è un colpo di pistola è un pesante suppelletile a cadere in testa a chi vi si avventura. Sul palazzo delle poste viene piazzata una mitragliatrice puntata sulla sommità di vico Morcento, epicentro della resistenza. Tutto il quartiere viene isolato per ventiquattr’ore. Partono scariche di fucileria e raffiche di mitraglia verso la finestra. Un colpo di pistola partito da una finestra di vico di Mezzo uccide un brigadiere delle guardie regie, Giuseppe Fasullo. Lentamente, fascisti e forze dell’ordine avanzano all’interno dell’area, perquisiscono, arrestano e sequestrano armi. , Non si sa quante persone abbiano perso la vita e quante siano state arrestate. Tra i fermati alcuni sono emiliani molto probabilmente del gruppo degli “Arditi del popolo” venuti a dare man forte ai compagni in occasione dello sciopero.

La foto di copertina è un raro reperto degli scontri di Parma, un’immagine approssimata rispetto a quello che probabilmente accadde anche a Genova. La foto di vico Morcento è tratta dal sito http://www.genovavintage.it dove potete trovare molte altre chicche simili mentre la fotografia delle camice nere è relativa agli anni ’20 a Lucca.

Related posts

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: