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Pirati: la storia di Dragut, un doge e un arcivescovo

Quando si parla di pirati nella storia, la memoria corre subito ai Caraibi, ovvero a una realtà estremamente complessa che per almeno due secoli dalla metà del ‘500 alla metà del ‘700, con alterne vicende, monopolizzò le vicende di un’ampia area di mare determinando i destini dei traffici e cambiando le regole d’ingaggio e militari nella marineria dell’epoca.

Di fatto però la pirateria è un’attività praticata sin dall’antichità e già le navi della città greche erano vittime dei predoni del mare. Anche i romani dovettero fare fronte a questo fenomeno organizzando vere e proprie campagne di guerra nei confronti dei pirati che abbordavano le navi ricche di mercanzia sulle linee di traffico che andavano e venivano per Roma.

Non c’è quindi una soluzione di continuità o un vero e proprio inizio del fenomeno piratesco nel Mediterraneo e i genovesi, per una ragione o per l’altra lo conoscevano bene.

Se da una parte Genova e i paesi della costa furono oggetto della violenza dei pirati saraceni che sbarcavano mettendo a ferro e fuoco i territori e portando via quello che potevano dall’altra ebbero parte al fenomeno della pirateria anche come protagonisti. Ma andiamo per gradi. Non si può non citare  il pirata più famoso del Mediterraneo, il terribile Dragut.

Turco agli ordini del sultano, erede per capacità e ferocia del corsaro ottomano Khayr al-Din Barbarossa, diventò un’ossessione per  Carlo V, imperatore spagnolo, che ingaggiò tutta la famiglia genovese Doria per catturarlo.

La  flotta di Dragut venne sconfitta da quella di Giannettino Doria che lo portò prigioniero a Genova.

Come tutti i pirati però Dragut aveva mille risorse e capacità. La leggenda vuole che la sua rivincita nei confronti di Giannettino il pirata la consumasse tra le lenzuola del talamo nuziale del genovese con la moglie di chi lo aveva fatto prigioniero. Forse anche per questo Andrea Doria lo destina alle catene di una galea dove però con una serie di passaggi rocamboleschi il musulmano starà solo quattro anni.

Tornato libero il pirata tornerà in Liguria mettendo a ferro e fuoco Laigueglia e Rapallo. Nel primo caso catturò tutti gli abitanti e li portò via con una nave (vennero poi salvati miracolosamente da un capitano genovese che catturò la nave pirata), nel caso di Rapallo, rapì 100 fanciulle che finirono nel mercato degli schiavi. Attaccò Civezza, in provincia di Imperia ma la sua impresa non riuscì per l’eroica resistenza degli abitanti. L’episodio è ricordato ancora ai nostri tempi.

Le sfide tra Dragut e i Doria introducono un’altra sfaccettatura della pirateria. Pirati lo si diventava più che per una precisa scelta di vita per necessità. Un comandante o un mercante con problemi economici potevano decidersi a passare a questo tipo di attività che aumentava i rischi di perdere la testa in qualche piazza davanti a una folla ma proporzionalmente garantiva facili e rapidi guadagni.

La famiglia genovese dei Campofregoso come ricorda “La guida insolita ai misteri di Genova” di Stefano Roffo e Elena Donato è certamente la più famosa nel merito. Fior di pirati espressi da tutta la stirpe, in alcuni casi ebbero tanto successo militare e politico da diventare, nel XV secolo, dogi di Genova come accadde a Pietro Campofregoso. Capitò addirittura che Pietro dovette prendere contromisure militari per contrastare le attività piratesche del suocero Giovanni Grimaldi di Monaco.

Il colpo più incredibile fu quello Paolo Campofregoso doge ma anche arcivescovo che decise di fuggire da Genova per iniziare la sua nuova vita da pirata. Non trovò inizio migliore che cominciare depredando quattro navi attraccate al porto di Genova. (Nella foto della copertina un ritratto di Dragut)

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