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Genova bella e “maledetta” riscoperta dal regista Enzo G. Castellari

Una lunga rassegna di film partita sul finire degli anni ’60 con due capolavori assoluti come “La polizia incrimina e la legge assolve” di Enzo G. Castellari e “Genova a mano armata” di Mario Lanfranchi e seguita poi una lunga serie di produzioni che hanno avuto come ambientazione il capoluogo ligure ha dato vita a un genere che può considerarsi genovese a tutti gli effetti riconosciuto sotto il nome di “poliziesco”.

Da cosa nasceva il genere “poliziesco”? In parte risponde il regista Mario Lanfranchi quando dice che quei film cercavano di rinnovare il “noir” americano degli anni ’40 e ’50 da una parte con un’azione più moderna e se vogliamo anche più cruda e cattiva, dall’altra rifondando gli stessi personaggi e calibrandoli nella “bollente” cronaca italiana dell’epoca.

genova a mano armata

Proprio su questo punto aggiunge un elemento fondamentale il regista Enzo G. Castellari quando afferma che il cinema degli anni ’70 non ancora inibito dall’irrefrenabile ascesa della tv aveva ancora il compito di raccontare la “cronaca” soprattutto quella “nera” delle sparatorie, degli inseguimenti.

 

Il cinema raccontava la cronaca a modo suo prima ancora che arrivasse l’informazione 24 ore su 24 e trovò nuova linfa nella narrazione della criminalità metropolitana degli anni ’70 che rompeva con il romanticismo del passato e ai ladri gentiluomini sostituiva individui psicopatici violenti e senza scrupoli.

 

La Genova raccontata in questi film diventa così uno scenario dove rappresentare questa criminalità: azione, auto, velocità e belle donne sono le caratteristiche di queste pellicole che immettono nel racconto forti dosi di adrenalina e sensualità. Le donne, una nuova leva di attrici, rappresentano al meglio il costume di allora con la spinta che arriva da oltre oceano di nuovi modelli comportamentali. Disinibite e sensuali, all’italiano medio che assiste ai film di Lenzi o di Castellari offrono generose prospettive della loro bellezza mentre i loro compagni nella fiction sparano e ammazzano, tra un inseguimento e l’altro.

barbara bouchet

 

E’ un nuovo mondo che se incontra i gusti popolari non viene accolto felicemente dalla critica. Questi film vengono definiti “qualunquisti”, “borghesi” o ancora peggio “fascisti”. Così con il passare degli anni la moda viene meno, il cinema entra i pesanti difficoltà economiche, la televisione amplia e radica la sua portata anche in termini di rappresentazione e questi film finiscono nel dimenticatoio.

 

Sarà un grande regista d’oltre oceano Quentin Tarantino che con il suo primo film “Reservoir dogs” (“Le iene”) ammetterà candidamente di essersi ispirato proprio a questi film riscoprendoli e riportando la critica a un radicale mutamento di valutazione.

Genova si riscopre così depositaria di rappresentazioni cinematografiche imprescindibili per il “noir”. Moli, gru e la bellezza post industriale del capoluogo ligure oggi emergono da quelle pellicole come una forma di archeologia che ci riportano in una città molto diversa da quella attuale anche se non sono passati dei secoli.

 

Un patrimonio fondamentale anche questo per una riscoperta del capoluogo ligure ambita location di “noir”. Con la manifestazione Genova calibro 9 – Il poliziesco italiano sotto la Lanterna” da due anni a questa parte l’associazione Redbag promuove la riscoperta di questi film con interviste pubbliche ai registi e agli attori e prossimamente questo riscoperto interesse porterà a luglio il regista Enzo G. Castellari a promuovere un corso di regia per i film di azione proprio a Genova, a Villa Bombrini. Le iscrizioni sono aperte e tutti le informazioni si possono trovare sul sito http://www.genovacalibro9.it  

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