Eugenio Finardi al Pinelli, stasera a Genova il ritorno dell’icona rock Anni Settanta

Di Diego Curcio
Quando penso al rock italiano la prima canzone che mi viene in mente è “Musica ribelle” di Eugenio Finardi. Un manifesto programmatico per chitarra elettrica, che in quattro minuti e qualche secondo ha saputo raccontare un momento davvero unico della nostra storia recente: un brano perfetto, scritto tra il 1975 e il 1976, capace di cogliere in poche strofe l’essenza di un’epoca tragica e allo stesso tempo bellissima come quella della fine degli Anni Settanta. Un periodo caotico sotto tutti i punti di vista, con la a musica, la società e la politica che stavano letteralmente cambiando pelle. Nei Paesi anglosassoni stava esplodendo il punk, che faceva piazza pulita di tutto quello c’era stato prima – non soltanto a livello musicale – la crisi trasformava in incubi i sogni del boom economico del decennio precedente e in piazza manifestanti e poliziotti si sparavano gli uni contro gli altri. Insomma per farla breve e parafrasando proprio “Musica ribelle” c’era qualcosa nell’aria che non si poteva spiegare “dolce ma forte che non ti molla mai, un’onda che cresce e ti segue ovunque vai”. Tutta questa filippica per dire che stasera, alle 23 circa, Eugenio Finardi sarà a Genova per un concerto al centro sociale Pinelli di via Fossato Cicala a Molassana. Una location insolita per un “mito” del rock italiano del suo calibro, anche se, pensandoci bene, non c’è luogo più adatto di un centro sociale per ospitare un artista che nel corso della sua vita e della sua carriera non ha mai cercato di seguire la corrente e si è sempre posizionato in direzione ostinata e contraria. Finardi porterà al Pinelli i brani del suo ultimo intensissimo album “Fibrillante”: un disco di lotta, come l’ha definito il cantautore milanese, che conferma ancora una volta la sua voglia di sperimentare e di restare sempre al passo coi tempi. Nel scaletta comunque non dovrebbero mancare neppure i pezzi storici che hanno reso Finardi un’icona rock, dalla già citata “Musica ribelle” a “La radio” da “Diesel” a “Extraterrestre”. E chissà se stasera Eugenio non peschi dal cilindro anche un pezzo incredibile come “Scimmia”, che chiude la seconda facciata del vinile di “Diesel” del 1977: una delle canzoni più belle e più crude mai scritte sull’eroina, un pugno nello stomaco che lascia in bocca un sapore dolciastro e terribile.


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