S. Limbania, la cipriota coraggiosa venerata dai genovesi
Genova è una città con uno spirito fortemente “materialistico”. Non solo quello marxista che ne ha influenzato la vita sociale e politica del secondo dopoguerra ma anche quello mercantile, libertario e “libertino” la hanno attraversata nei secoli.
Del resto, in nessun altro luogo la parola “merce” ha un significato quasi ascetico come la potete sentire pronunciare oggi da un esperto broker o agente marittimo ma per contro, paradossalmente, mai come a Genova la spiritualità e una devozione profonda hanno marciato parallelamente insieme all’innata disposizione genovese verso la “merce”.
SE vogliamo capirlo dobbiamo andare nella zona di Di Negro, proprio dove fino a poco tempo fa diceva messa una delle figure religiose più amate di Genova, Don Gallo.
Siamo nel cuore del porto industriale laddove la sua presenza di ferro e lamiere tocca il cuore della città.
Camion, auto e autobus lambiscono le gigantesche navi da crociera attraccate ai ponti della stazione marittima dove una calata (quella davanti all’Hennebique) conserva il nome di S. Limbania insieme alla toponomastica di Genova marittima/Santa Limbania nelle indicazioni ferroviarie.
Sono le prime tracce della santa che da secoli è radicata in quest’area tanto da diventare per alcuni sinonimo di porto, gru e polvere di carbone.
S. Limbania è probabilmente la santa che più rappresenta la vera anima di Genova. La sua storia è tanto tormentata quanto favolosamente miracolosa.
Cominciamo col dire che Limbania prima ancora di diventare santa era una donna coraggiosa.

Nata a Cipro nel XIII secolo quando allora era sotto il controllo dei genovesi, Limbania viene promessa sposa in un matrimonio combinato da parte dei genitori. La giovane, però, in età precocissima aveva già fatto il voto di chiudersi in monastero. Per non infrangere la promessa Limbania decide di fuggire e chiede a un genovese in transito nel porto di Cipro di portarla via con la sua nave. L’uomo è perplesso dalla richiesta della ragazza, accondiscende ma la sera stessa decide di partire senza avvisarla.
Emerge dopo pochi minuti un problema per il marinaio: la sua nave non si vuole allontanare dal molo, resta, per motivi inspiegabili ferma e si allontana docilmente solo dopo che Limbania arriva a bordo.
Come si sa i marinai sono piuttosto sensibili a questi fenomeni e la giovane donna viene trattata per tutto il viaggio con tutti i riguardi. Le sorprese legate a questa ragazza che oltretutto è molto bella, sono solo all’inizio.
Quando la nave è in vista del porto di Genova, l’equipaggio si predispone all’ormeggio ma a quel punto la nave viene misteriosamente attratta verso la scogliera di ponente.
Limbania guarda l’orizzonte e vede una chiesa, domanda all’equipaggio a chi sia dedicata e quando le viene risposto che il luogo di culto è dedicato a S. Tommaso (che si trovava nella zona di Di Negro) la giovane esprime la sua intenzione di fermarsi proprio lì.
Così mentre i marinai si lanciavano fuori dalla nave ormai convinti del prossimo naufragio, Limbania rimaneva impassibile in attesa di arrivare a destinazione.
L’imbarcazione a un certo punto, miracolosamente, si arrestò permettendo alla giovane di scendere e poi docilmente, senza l’intervento umano se ne tornò all’approdo prefissato.
Limbania si ritirò nel convento attiguo alla chiesa di S. Tommaso dove trascorse tutta la sua vita ritirata in preghiera e digiuno, mortificandosi con flagelli e cilicio. In punto di morte indicò alla Madre Superiora un’urna che si trovava in riva al mare dove lei voleva essere inumata. Ma prima della sepoltura dovevano avvenire dei miracoli. Alcuni dei becchini che ne parlarono male in quelle ore vennero colpiti da un tremendo flagello che ne deturpò il viso e solo dopo aver chiesto perdono per le loro brutte parole la grave deformazione scomparve all’improvviso.
La storia di Limbania che a quel punto non era ancora santa era appena cominciata nella devozione popolare. Con una scelta che a noi adesso apparirebbe mostruosa e che comunque mantiene un suo macabro profilo le suore del convento decisero dopo qualche anno di staccare la testa dal corpo di Limbania per poterla esporre il particolari occasioni.
Un gesto che rientrava all’epoca nel solco del culto delle reliquie e la cipriota era in odor di santità.
Nel giorno della Pentecoste del 1294 un riluttante sacerdote la prese fra le mani per esporla al rituale bacio dei fedeli. Il religioso aveva qualche dubbio sul suo gesto perché la chiesa non si era ancora espressa sulla santità della suora. A quel punto, per fugare ogni dubbio, la testa di Limbania si staccò dalle mani del prete e volò sino all’altare. Un’altra volta, una donna era andata pregare la santa implorandola di salvare il figlio gravemente malato. La santa apparve in sogno alla povera madre dicendo che il giovane avrebbe dovuto bere il vino in cui era stata lavata la sua testa. Così venne eseguito e guarigione fu. Il 16 giugno, il giorno a lei dedicato, per secoli, venne distribuito “il vino di S. Limbania”.
Le sue reliquie oggi riposano in una chiesetta a lei dedicata a Voltri dopo aver riposato per secoli nel convento dove lei ha vissuto. Santa Limbania è la protettrice degli emigranti, dei facchini e dei mulattieri e proprio a lei è dedicato il percorso che da Voltri saliva verso le alture e gli appennini verso il Piemonte utilizzato nel Medioevo per transitare le merci nella grande pianura.


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