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Il Durc, la Regione e le “zone franche” per i morosi

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Piazza (assessore di Tursi) scrive a Rixi circa la sua richiesta ai Comuni di verificare la possibilità di evitare l’applicazione delle sanzioni di legge

Forte malcontento tra i commercianti anche per la temuta apertura alla grande distribuzione organizzata

Intanto gli ambulanti Aval si preparano a manifestare per il trasferimento del mercato di Sestri e la normativa Bolkestein.

Di Monica Di Carlo

Una parte degli ambulanti chiede di abolire il Durc, il documento unico di regolarità contributiva, perché non può o non vuole pagare tasse e contributi, un’altra parte si sente fortemente discriminata per il fatto di aver sempre versato a differenza di alcuni colleghi i quali continuano a lavorare pur non avendo rispettato le regole. La moratoria decisa nel giugno 2015 è scaduta e i Comuni devono applicare la legge Regionale 1/2007 che porta alla decadenza della licenza dei morosi, ma l’assessore di piazza De Ferrari, Edoardo Rixi, ha chiesto alle amministrazioni comunali di “verificare la possibilità di non farlo”, nell’attesa dell’approvazione di una legge regionale che tarda a trasformarsi da disegno in normativa, tanto che di mesi dalla scadenza ne sono passati ben cinque. Periodo in cui chi non paga ha continuato a non farlo, con la “benedizione” dell’assessorato regionale. Rixi ha annunciato la sostituzione del Durc (applicato a tutti i concessionari di suolo pubblico ma anche, in campo nazionale, a tutte le aziende che vogliono lavorare per aziende dello Stato o di enti pubblici) con una “carta di esercizio” già introdotta in Lombardia, governata dalle Lega, lo stesso partito dell’assessore ligure. Nell’attesa di capire se ci sarà – ed, eventualmente che proporzioni avrà – una sanatoria (con buona pace delle tre associazioni di categoria Anva Confesercenti, Fiva Ascom e Aval, che da tempo chiedono invece di far smettere la concorrenza sleale dei colleghi morosi che oggi evadono “in prorogatio” rispetto alla moratoria scaduta), i Comuni (soprattutto quelli più piccoli) si trovano con i controlli conclusi e nella condizione di partire con le lettere prima di sospensione e, quindi, di decadenza. Insomma, devono applicare la legge, ma l’assessore regionale chiede di “verificare la possibilità” non farlo. Una situazione, insomma, di grave imbarazzo per le amministrazioni.
<I Comuni che decideranno di aderire al tuo invito – scrive a Rixi l’assessore comunale genovese Emanuele Piazza – diventeranno di fatto aree di concentrazione per esercenti irregolari>. Rischiano di crearsi zone franche per chi non paga le tasse e fa concorrenza sleale ai colleghi in un momento difficilissimo per la categoria. Insomma, rischiano di spuntarla i più scorretti mentre i più ligi avranno la beffa oltre al “danno” di vedersi fare impunemente concorrenza da colleghi che, non pagando, possono permettersi di vendere la merce a un prezzo inferiore, circostanza che da tempo le associazioni di categoria denunciano.
Nella sua lettera al collega regionale Rixi, Piazza manifesta, in merito alle disposizioni contenute nel disegno di legge regionale <viva preoccupazione per l’aggravio di adempimenti che vengono addossati ai comuni>. In sostanza, per togliere il Durc così come chiede una minoritaria parte degli ambulanti, quasi tutti morosi, la Regione scarica sui Comuni i costi di personale e strutture che saranno necessari per organizzare una banca dati informatica di obblighi amministrativi, previdenziali, fiscali e assistenziali. C’è di più. C’è quello che potrebbe rappresentare un ostacolo concreto per la realizzazione della banca dati, una complicazione che potrebbe consentire ai morosi di continuare a lavorare nei comuni ossequiosi dei dettami dell’assessore regionale.  <Trattandosi di aziende (quelle degli ambulanti n. d. r.) che per loro natura sono destinate a operare in comuni e regioni diverse – scrive Piazza -, si profila il rischio concreto di valutazioni contrastanti anche riferite al medesimo operatore, con grave danno per le stesse aziende che lo stesso provvedimento (in preparazione in Regione n. d. r.) che il provvedimento mira a tutelare. Infine, almeno nell’immediato, nessun beneficio pratico potrà avere la previsione relativa all’Agenzia per le imprese, visto che nessuna agenzia è accreditata sul portale “impresa per un giorno” per operare nell’ambito territoriale della Liguria>.
Il testo del disegno di legge dell’assessorato regionale alle Attività produttive della Regione aggiunge alla decadenza delle assegnazioni del suolo pubblico il sequestro della merce, delle attrezzature e dei mezzi degli ambulanti non in possesso della carta di esercizio e pesantissime sanzioni pecuniarie, oggi non previste, <a carico di operatori che affrontano già con estrema difficoltà i versamenti contributivi ed i canoni di mercato> scrive Piazza a Rixi, invitandolo a una <approfondita riflessione congiunta rispetto alla quale Ti manifesto la massima disponibilità>.

IL PERICOLO GRANDE DISTRIBUZIONE

Per tutte le argomentazioni esposte da Piazza, rischia, tra l’altro, anche  di aprirsi una profonda frattura tra la categoria degli ambulanti (quelli che hanno sempre pagato) e la guida dell’assessorato regionale. E anche tra i colleghi in sede fissa serpeggia il malcontento. Il timore che Rixi, che ha avocato a sè i poteri di programmazione in tema di grande distribuzione sottraendoli ai Comuni, apra la strada a Esselunga o ad altri marchi della grande distribuzione organizzata è fortissimo nei commercianti. A loro importa poco che sia l’uno o l’altro marchio a fare una concorrenza spietata alle loro botteghe, che rappresentano un presidio sociale e di sicurezza e ormai anche (ad esempio nel centro di Genova) un’attrazione turistica. L’attuale presenza di grande distribuzione e, in qualche modo ormai assestata ed è stata pagata con centinaia e centinaia di chiusure nel corso degli anni. In certe zone della città dove una volta era tutto un brulicare di consumatori tra una bottega e l’altra, ormai ci sono solo le saracinesche abbassate. La crisi ha peggiorato la situazione e oggi ogni nuova apertura significherebbe la desertificazione di ampie aree del territorio. Inoltre, potrebbe aprirsi una nuova “emergenza lavoro”. Non bisogna dimenticare, infatti, che ad ogni posto di lavoro conquistato nella grande distribuzione se ne perdono più di 2,5 nel piccolo commercio. Nel corso degli anni, i posti di lavoro persi nei negozi, se sommati, equivalgono e superano, a Genova, quelli di una grandissima impresa industriale. L’apertura di un nuovo superstore o di un ipermermercato sarebbe la fine del commercio tradizionale.
Nuovi iper e supermercati darebbero l’illusione momentanea di far calare un po’ i prezzi per via della concorrenza. Nello spezzino, lo scontro tra ben tre giganti della Gdo ha fatto scendere verticalmente i cartellini perché le aziende si sono scontrate a colpi di vendite sottocosto. il risultato è stato che gli alimentari della città hanno chiuso quasi tutti. Per sostenere queste guerre, inoltre, i colossi del commercio spalmano di solito i ricarichi in zone dove hanno già sbaragliato la concorrenza e, soprattutto, dove i negozi sono già rimasti vittima delle loro politiche dei prezzi. I cartellini, alla fine dello scontro, risalgono puntualmente. Nel frattempo si sono persi posti di lavoro e presidio sociale e di sicurezza delle città e anche questo ha un costo per la collettività. Basta, inoltre, dare una veloce occhiata a internet per capire che in tutta Italia i grossi centri commerciali stanno licenziando a causa della crisi dei consumi a cui, a Genova, bisogna aggiungere la forte contrazione della popolazione che a nella nostra città ha ulteriormente ridotto gli acquisti a causa dell’età (gli anziani consumano poco) e della presenza diun decimo della popolazione che proviene da paesi stranieri, con minore capacità di spesa e consumi mirati su prodotti “etnici” e discount.
C’è poi la questione dei contratti di lavoro, che tutte le associazioni di categoria meno Confcommercio (che ha già firmato) non vogliono rinnovare.
Insomma, prima di aprire a nuovi punti della Gdo bisogna fare un profondo ragionamento sui reali bacini commerciali e sulle conseguenze che un provvedimento simile potrebbe portare.
Per il momento, le associazioni di categoria stanno a guardare come si sviluppa la vicenda, ma nella “base”, tra i commercianti, il malcontento è già fortissimo. Il consenso appena conquistato dal centro destra nel ceto medio in Liguria rischia di infrangersi contro le insegne del primo ipermercato o superstore che verrà aperto, indipendentemente dall’insegna che avrà.

LA MANIFESTAZIONE AVAL DI MARTEDI’

Intanto, gli ambulanti Aval stanno preparando anche a Genova una manifestazione per <il trasferimento del mercato di Sestri, la continua poresenza dei consorzi Forte dei marmi nelle aree cittadine, la revisione delle tariffe Cosap, l’abusivismo, i progetti di riqualificazione dei mercati e l’apertura di tavoli tecnici>. L’appuntamento è per martedì 24 novembre alle 15 in piazzale Kennedy, da dove muoverà il corteo dei camioncini organizzato anche contro la normativa Bolkestein. L’itinerario toccherà viale Brigate Partigiane, via Cadorna e via XX Settembre dove saranno posteggiati i 60/80 mezzi previsti. Da lì, gli ambulanti muoveranno a piedi per manifestare davanti alla Regione e al Comune.

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