Merlo: “Il porto, Genova e il PD…”
Di Giovanni Giaccone – “Un porto con meno conflitti, più competitivo, che guarda al futuro con i primi stanziamenti economici che guardano verso il “Blue Print” di Renzo Piano”. Luigi Merlo accetta di parlare a 360 gradi a “Genova Quotidiana” dei suoi anni di presidenza a Palazzo S. Giorgio prima dell’ufficiale commiato dalla sua carica. “Gli investimenti stabiliti nell’ultimo Comitato sono programmati per il 2016 e in modo meno rilevante per il 2017 e il 2018 per lasciare al mio successore la possibilità di agire e di investire sulla base delle sue valutazioni”.
Un addio che arriva in un momento molto delicato con la sintesi delle Autorità Portuali di Genova e Savona. Che previsioni si sente di fare in vista di questa operazione?
Credo che in questo momento sia un’operazione che può fare più bene a Savona che non a Genova. Si tratta di creare un sistema che si occupa di un unico piano di sviluppo che può dare una spinta importante a un porto più piccolo, fermo restando che la gestione dei due porti restano distinte. A Savona c’è un’eccessiva preoccupazione: non si tratta di una fusione o di un accorpamento ma di una razionalizzazione che interessa tutto il sistema portuale italiano.
A Savona non la pensano proprio così…
Quella di Savona è una comunità molto coesa a differenza, ad esempio, di Genova ma le barricate in questo caso mi sembrano inutili. Non ci saranno blocchi al finanziamento della piattaforma Maersk di Vado Ligure così come si procederà anche rispetto ad altri lavori già programmati. Secondo me i toni sono esagerati rispetto alla legge disegnata dal governo e che può rilanciare la portualità italiana sotto una’unica regia che potrà essere finalmente efficace.
Resta il fatto che l’unificazione dei due organismi arriva in concomitanza con il suo addio. Qual è l’identikit ideale del nuovo presidente che avrà questo difficile compito?
Escludo che possa trattarsi di una figura prettamente politica, ritengo che debba essere un ottimo conoscitore del funzionamento della pubblica amministrazione e avere una vasta conoscenza del mondo portuale sia sul piano nazionale che sul piano internazionale…. Deve conoscere a fondo i mercati dello shipping e saper prevedere le giuste strategie
Non è facile trovarlo…
E’ vero, secondo me ci dovrebbe essere una scuola di formazione per i presidenti e per i manager portuali che dovranno occuparsi di portualità perché si tratta di una materia complessa e difficile.
Magari Merlo potrebbe essere un insegnante, uno dei formatori?
Il presidente sorride. “Non mi sto candidando a nessun ruolo”.
Il programma dopo il suo commiato, allora?
Verrà nominato un commissario e poi verrà scelto il presidente…
Ci può fare qualche anticipazione?
Posso solo dire che il commissario avrà le stellette…
Tra l’altro, a proposito di porti e manager nei mesi scorsi, lei ha deciso di lasciare Assoporti, perché?
Perché tutelava un vecchio sistema e non provava a cambiare una situazione ormai ingestibile. Io sono stato anche presidente dell’associazione e ho proposto delle idee che erano molto simili a quelle della legge che sarà varata. Dicevo: “Autoriformiamoci prima che sia impossibile tornare indietro”. Ora con la nuova legge Assoporti perde il suo ruolo di regia e andrà a scomparire.
C’è qualcosa nella sua gestione che vorrebbe non fosse accaduto, o vorrebbe non aver fatto?
Sicuramente mi sarei evitato il grande dolore del crollo della torre Piloti e la morte di quelle povere vittime…
Qualcosa di cui, invece, è orgoglioso?
La drastica riduzione degli incidenti sul lavoro, il porto rimane un ambito complesso e molto difficile in cui operare, quando sono arrivato erano appena avvenuti degli incidenti in cui avevano perso la vita due giovani lavoratori della compagnia. Da allora abbiamo realizzato una grande opera di prevenzione che negli anni ha drasticamente ridotto gli infortuni.
Poi, certamente, sono orgoglioso del rilancio delle crociere, dei dragaggi sui fondali e della ritrovata armonia della comunità portuale molto meno litigiosa che in passato.
Il porto è rimasto una delle poche realtà produttive del territorio, cresce in termini di traffico ma ciò non corrisponde a una crescita altrettanto importante al punto di vista occupazionale…
Il porto di Genova nel 2008 era considerato un problema oggi resiste alla crisi… Certo l’evoluzione dei sistemi e della tecnologia portano a un aumento delle automazioni e quindi si perde mano d’opera da una certa parte ma se ne acquista altra molto qualificata dal punto di vista progettuale.
Veniamo alle dolenti note: parliamo di politica. Lei discende dall’ultimo “sistema politico” proposto dalla sinistra che ha ottenuto il favore dell’elettorato… Il “sistema Burlando” poi naufragato alle ultime regionali. Ora il PD sembra smarrito, alla ricerca di se stesso…
Il PD a Genova è un partito che ha difficoltà a recepire che il mondo è cambiato. Il partito locale è rimasto troppo “anti renziano”. Ha cercato di ostacolare Renzi e ha perso. C’è troppo poco riformismo mentre la città si sta isolando dal paese e dal mondo.
Rischiamo di perdere l’IIT con i padiglioni dell’Expo a Milano già pronti a ospitare realtà produttive, E noi siamo qui a tentennare, indecisi… Subiamo dei declassamenti, vedi il Teatro stabile o il Gaslini, siamo messi da parte, derubricati, qualcosa vorrà pur dire…
A proposito l’aeroporto?
E’ il mio cruccio ho cercato di fare di tutto ma se i patti parasociali continuano a pretendere che rimanga una realtà pubblica c’è poco da fare… Tutte le realtà coinvolte nella gestione contano allo stesso modo è difficile uscire dall’empasse…
Ma se fosse?
L’aeroporto è da affidare ai privati che devono cercare soluzioni, mercati e voli secondo strategie commerciali precise e mirate.
Torniamo al PD?
Il mio partito sbaglia, si rivolge a un elettorato non più suo. Cerca di intercettare un mondo borghese ormai scomparso. Chi lo avrebbe voluto più protestatario e radicale ora vota Grillo e chi lo voleva più a sinistra (per modo di dire) guarda a Pastorino e SEL , con i risultati sotto gli occhi di tutti che sono state le ultime regionali. C’è ancora una forte influenza che spinge verso idee di sinistra e conservatrici che non servono più a questa città, ci vuole più riformismo.
Quando parla di “sinistra conservatrice non riformista” ci mette dentro anche il sindaco Marco Doria?
Il presidente ci pensa un attimo. “Sì, lui è rappresentante di quel mondo lì, ora magari sta cambiando prudentemente le sue idee ma appena eletto non eravamo certo in sintonia”
Quindi l’elettorato del PD? Dov’è?
E’ il 40% che lo ha votato alle Europee, Il PD deva guardare verso quelle persone lì. Lavorare per loro. Il PD deve diventare un grande progetto civico disposto all’ascolto dei cittadini, non chiudersi.
E cosa bisogna fare in vista di elezioni comunali che si annunciano perse a Genova?
Lavorare, fare le cose, decidere. Ci sono molti nodi irrisolti in città dalla Fiera al Porto Antico, dai rifiuti all’AMT fino al Carlo Felice… Bisogna decidere e mettere in atto soluzioni concrete… Così possiamo ancora sperare di ribaltare una situazione difficile… Ma non si decide…
La vedo pronto, eventualmente lei potrebbe essere….
No, io parlo da semplice iscritto al PD e nient’altro e poi mancano due anni…
Ma per funzionare Genova di cosa ha bisogno?
Che almeno due delle tre realtà istituzionali della città siano in sintonia, parIo della Regione, del Comune e dell’Autorità Portuale. Io sono andato via perché la Regione mi escludeva nel merito di valutazioni e decisioni importanti, potevo fare le barricate oppure lasciare affinchè anche con la nuova legge si riescano ad avere nuovi equilibri per il rilancio della città…
Però eravate due istituzioni su tre dalla stessa parte, Autorità Portuale e Comune…
Sì ma con Doria non eravamo proprio allineati….
In bocca al lupo per il futuro, presidente.


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.