Storia 

La storia di Genova secondo Aldo Padovano

Per tutti gli amanti della storia di Genova, dei suoi segreti e dei misteri che circondano gli incredibili avvenimenti di una città che è stata fondata nella stessa epoca in cui è stata fondata Roma è uscito in libreria “Forse non tutti sanno che a Genova…” di Aldo Padovano (Newton Compton editori).

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Il libro contiene vere e proprie “chicche” di un passato che per motivi diversi i genovesi hanno con molta difficoltà trattenuto. Insieme a “Storia insolita di Genova” uscito qualche anno fa dallo stesso editore i due libri esauriscono quasi tutto quello che c’è da dire intorno alle affascinanti e rocambolesche vicende dei “genuati” che come potrete aver modo di leggere non si sono fatti mai mancare nulla tra assedi, pestilenze, guerre e bombardamenti ma anche belle donne, comici irresistibili, poeti e filosofi.

 

Il libro lo leggerete, due parole vanno dedicate al curatore e autore Aldo Padovano. Storico, scrittore e regista, autore di molte altre pubblicazioni su aspetti particolari della città è quasi sicuramente una delle pochissime memorie storiche viventi del luogo, un “genius loci” verrebbe da dire anche se sappiamo che la definizione lo divertirebbe moltissimo.

 

In ogni caso, è certamente l’unico capace di trattare la storia con il rigore e il puntiglio che necessita laddove molto spesso la memoria dei genovesi si avvale di una narrazione naif, particolarmente disposta a cedere al sentimentalismo e inspiegabilmente attraversata da una ironia tanto bonaria quanto fastidiosa che spesso sembra avere l’ingrato compito di censurare o minimizzare aspetti sgradevoli o fastidiosi.

Nelle storie raccontate da Padovano, invece, c’è tutto, sia la miseria che la nobiltà, lo sguardo analitico e preciso dello storico non lascia da parte nulla anzi svela come in una seduta psicanalitica i retaggi profondi (neppure tanto) e le rimozioni che nascondono agli occhi dei più, episodi e storie magari famose ma stravolte nel loro senso dalle rielaborazioni avvenute negli anni.

Mirabile e esemplare il modo con cui Padovano rilegge una delle pietre miliari della cultura vernacolare e sentimentale di Genova, la canzone “Ma se ghe pensu” un’analisi lucida e spietata ma non cattiva, capace, come si diceva di restituire alla nostra intelligenza una Genova viva e reale.

Ma non solo, il libro attraversa secoli di vissuto restituendoci il senso e la storia di angoli di città che oggi nell’incuria e nel degrado tipico della quotidiana banalità moderna abbiamo tutti i giorni sotto i nostri occhi ignari.

Non ultimo, ci richiama ai veri fasti genovesi non fatti di regni incantati ma di una città viva e pulsante artisticamente e intellettualmente, visitata e vissuta da attori internazionali, cantanti e musicisti, filosofi e poeti e da questi amata come una delle destinazioni più affascinanti del loro glorioso peregrinare.

Un’altra città nella stessa città, un paradosso degno del Calvino delle “Città invisibili” un luogo che forse per non soffrire troppo visti gli attuali tempi grami siamo più disposti a rimuovere e dimenticare ma che Padovano ci riporta davanti agli occhi vivo e pulsante come se fosse tutto vero. E lo è o almeno lo è stato.

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