Sicurezza 

Margelletti: “Siamo in guerra e il pericolo non arriva da fuori. Attentati fatti da europei o residenti in Europa”

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(Il professor Andrea Margelletti alla recente Conference of European Armies)

Che siamo in guerra è ormai evidente. <E la guerra è in casa nostra, non è lontana>. A dirlo è Andrea Margelletti, genovese, presidente del Ce.S.I. – Centro Studi Internazionali, esperto di geopolitica, consulente del governo italiano non da ora, con all’attivo diversi interventi all’Onu oltre che molteplici interviste e interventi sui canali nazionali. In questi giorni è n visita a Teheran.
I fatti d Parigi confermano, spiega Margelletti, che la tendenza non è quella degli attentati mediorientali. <Si tratta di attentati europei – dice l’esperto -. Non nel senso limitato che sono attacchi condotti geograficamente in Europa ma pensati esclusivamente per indirizzare l’attenzione su obiettivi mediorientali. Certo, il primo messaggio è «se voi ci attaccate a Raqqa noi portiamo il campo di battaglia a Parigi», ma a differenza del passato non è un’azione intesa come un diversivo, bensì all’interno di una guerra globale. Si tratta infatti di attentati volutamente fatti in Europa per colpire l’Europa e diffondere un terrore globale, ma soprattutto fatti da europei o comunque da residenti in Europa>.
Non siamo di fronte, in sostanza, un  commando di stranieri mandati a compiere un’incursione. <Si tratta di europei che vanno in Siria per combattere e per addestrarsi, ma poi tornano qui portando il loro odio contro la Francia, l’Europa, l’Occidente. Colpiscono la Francia perché è la Francia, non per un bombardamento in più o in meno in Siria o Iraq. Sono gente fanatizzata nelle banlieue, non agenti cresciuti altrove. E in quanto europei si muovono tranquilli, senza controllo, conoscendo bene le realtà. Questo è il problema più grave>. Secondo Margelletti, oltre al problema dei foreign fighters addestrati e pronti a combattere bisogna tener conto delle centinaia di famiglie in Europa che li appoggiano, li proteggono, li sostengono. <Una rete forte e diffusa di persone normali, di fiancheggiatori, di gente con ruoli vari, dai corrieri ai vivandieri, che permette loro di muoversi in un ambiente protetto e omertoso – prosegue il presidente del Ce.S.I. – Perché ne condividono gli obiettivi, perché si sentono estranei alla nostra cultura e vicini a quella fondamentalista, per interesse, per vincoli personali e familiari, magari anche per paura. Fatto sta che non si tratta della minaccia di lupi solitari o di estranei, ma di un sistema interno all’Europa>.
Quali i rischi per Genova e per l’Italia? Il Giubileo rappresenta un rischio? <La minaccia è permanente e globale – prosegue Margelletti -. Non è una questione locale o regionale. Certo in Francia c’è un radicamento storico più forte e diffuso, e Parigi è un simbolo internazionale fortissimo. Ma si tratta di terroristi “europei”, non solo parigini o francesi. Con i mezzi di oggi e le regole interne all’Europa possono muoversi ovunque. Anche in Italia che comunque resta un nemico. E poi il problema non sono solo i jihadisti noti, ma quelli che sfuggendo alle reti di controllo restano ignoti. L’Italia potrebbe essere un passo dietro la Francia, ma non credo si facciano tante sottilizzazioni. Non esiste una minaccia Isis in Siria, una in Tunisia, una in Francia: esiste una minaccia globale che va vista nel suo insieme>.
Per Margelletti <Bisogna rendersi conto che siamo in una guerra vera e feroce. Per cui bisogna applicare tutti i mezzi di guerra. L’intelligence, prima di tutto. Il dialogo con le comunità islamiche moderate per stare dalla stessa parte e comprendere e monitorare le situazioni. La politica e la diplomazia. Ma la guerra si fa anche con la guerra. L’Isis è una minaccia irriducibile, che va distrutta. È lì che i jihadisti europei vanno ad addestrarsi, trovano campi, esperienza, logistica. Tutto ciò va distrutto. Servono azioni militari decise. Credo servano anche i soldati. Tanti. Conducendola così, con determinazione, questa guerra la vinciamo. Ma bisogna volerla fare e bisogna anche prepararsi a vincere poi la pace>.

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