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“Si fa presto a dire Centro Storico”. La statistica sfata i luoghi comuni e divide in tre la città antica

12109229_10205145635066596_7142994010461933575_nIl secondo incontro del ciclo “Rileggere il centro storico”, organizzato da Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale e Università di Genova, consegna una fotografia inaspettata dei carruggi

Di Monica Di Carlo

La cartolina ideale di un qualunque luogo, agli occhi di un esperto di statistica non si forma, come accade per il resto degli esseri umani, mettendo assieme sensazioni, impressioni, banalità, mugugni o, al contrario, acritiche esaltazioni di un’atmosfera, un profumo, un ricordo. Per chi vive nei numeri, anche la città, un quartiere, la gente che lo popola, sono numeri. Paradossalmente, però, questi numeri permettono di scoprire l’anima vera di quel luogo che, nel caso specifico è il centro storico di Genova. Anzi, i tre centri storici che i numeri del ricercatrore dell’Università di Genova Luca Sabatini hanno consegnato al folto pubblico del secondo incontro del ciclo “Rileggere il centro storico“, organizzato da Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale e Università di Genova nel convento di Santa Maria di Castello.
L’orientamento politico
La prima differenza tra le tre macro zone dei carruggi (Pre’, Molo e Maddalena) e tra esse e la città si scopre nei dati relativi alle ultime elezioni politiche (del 2013) e alle Regionali (2015). La Maddalena è meno incline ad affidare i malumori al voto di protesta. Qui, nel 2013 il M5S prese decisamente meno voti che nelle altre zone della città: il 27,4%, un dato simile a quello di Prè (27,9%) e molto al di sotto del 33,7% del Molo, superiore persino al dato cittadino ( 32,3%). Alle Regionali, il M5S è sceso ovunque, mantenendo però percentuali altissime (29,6 il dato genovese, 26,8 e 26,5 rispettivamente quelli di Maddalena e Prè e 31,3% quello del Molo, roccaforte nel sestiere di Alice Salvatore. Guardando i dati si scopre che il centro storico ha scelto, più che di avere Toti presidente della Regione, di non avere Raffaella Paita sulla prima poltrona di piazza De Ferrrari. In questo caso, i risultati elettorali sono abbastanza allineati: la candidata Pd ha ottenuto il 24.3 dei voti in città, solo il 20,5 alla Maddalena, il 19,4 al Molo e il 19,3 a Pre’. Toti non ha stravinto, qui. A fronte di una percentuale cittadina del 28,2%, ha preso alla Maddalena il 22,9, al Molo il 22,1 e a pre’ il 24,3%. Pre’ e la Maddalena stanno spesso agli estremi, sono territori molto “distanti” sotto diversi punti di vista. I due punti percentuali di differenza per quanto riguarda il voto a Toti la dice lunga. In tutto il centro storico, Pastorino ha invece messo assieme quasi la percentuale doppia di consensi raccolti in città (12,6%). Alla Maddalena lo ha votato il 21,1% dei cittadini, al Molo il 19,2% e a Pre’ il 21,1%. Insomma, città e centro storico sono due pianeti differenti e i tre macro-quartieri sono continenti ben lontani tra loro.
Un’area “spopolata” nel corso degli anni
Nel centro storico, la popolazione, tra il 2013 e il 2014, è scesa (-1,45%) più che nel resto della città (-0,96%) e che nell’area del Municipio Centro Est (-0,79%). Molto interessante il confronto dei dati censuari relativi alla popolazione residente nelle tre diverse zone del centro storico. Nel 1961, il Molo aveva 22.717 abitanti, Pre’ 20.895 e la Maddalena 11.891. Il dato continua a crescere più o meno uniformemente (salvo il crollo registrato nel 1931, compensato da una nuova crescita nel 1936 quando gli abitanti diventano, rispettivamente 24.668, 18.667 e 11.629. poi, il continuo crollo fino ai dati del 2001: 7.667, 6.862 e 4.924, cioè circa un terzo del dato del 1861. Prè è la zona che ha il calo percentualmente più rilevante. Dati comunali (quindi con confrontabili con quelli censuari) parlano di un nuovo calo nel 2014 rispetto al 2013 pari a -1,2% per il Molo, e a -2,9% per Prè (in un tempo così breve è un dato consistente che ha certamente ragioni che vanno studiate). Sostanziale tenuta della Maddalena (0.2%). La media del centro storico è pari all’1,45%. L’andamento della popolazione illustra lo svuotamento della città vecchia a causa del degrado urbano e l’arrivo di una prima ondata migratoria da sud e isole. Mano a mano che questi immigrati hanno migliorato la propria posizione, si sono spostati in altri quartieri e al loro posto sono arrivati gli immigrati dall’estero. Vedremo dopo, però, che non è nemmeno vero che la maggior parte degli immigrati abita nel centro storico.
I carruggi non sono un luogo per giovanissimi e per vecchi
Per quanto riguarda la divisione tra sessi, mentre a Genova (come in tutta Italia) le donne sono più degli uomini (dato cittadino: 52,9% di donne e 47,1% di uomini), nel centro storico, i maschi sono più delle femmine (52,3% di uomini contro il 47,7% delle donne). Il dato si estremizza a Pre’, dove i maschi diventano addirittura il 55,(% contro il 44,2 delle femmine. Cosa significa questo? Che nei carrugi per le donne è più difficile vivere, in special modo per quelle anziane e sole. I molti palazzi senza ascensore e l’insicurezza percepita sono due delle ragioni. Per Pre’, la ragione va cercata anche nella forte presenza di popolazione immigrata di recente.
Lo stesso discorso vale per la media dei componenti della famiglia.  Il dato relativo alle nubili e, ancora di più, ai celibi è molto alto. Il che significa che esistono molte persone sole, ma anche tante che convivono senza essere sposate. A Genova, la media dei componenti della famiglia non arriva a 2 (1,97) e nel centro storico è molto più bassa (1,66). Questo significa che il centro storico non è un quartiere a misura di bambino.
Nella città antica, anche l’età media si abbassa. Per gli uomini, a Genova è di 45,7 anni, nei carruggi di 42,2 anni con la punta più bassa a Pre’ (41,6 anni) sempre a causa della forte immigrazione e del fatto che Pre’ è considerato un quartiere con minore vivibilità rispetto agli altri due. Per le donne, l’età media cittadina è di 49,7 anni. Nel centro storico si scende a 44,6. In questo caso,  non esistono profonde differenze tra una zona e l’altra. Rilevante anche il dato che riguarda gli “under 18”. A Genova i maschi sono il 17,1% della popolazione mentre nel centro storico solo il 15,4%. Il dato cittadino relativo alle femmine è pari al 14,3% che sale nel centro storico al 15,3%.
Tanti immigrati a Genova e nei vicoli? La statistica sfata due luoghi comuni.
Sabatini ha analizzato anche la provenienza dividendola tra Genova e genovesato, sud e isole ed estero.
A Genova, i genovesi sono il 65,5%, le persone provenienti da sud e isole il 12,5% mentre gli stranieri il 10% (che che se ne dica, una percentuale molto più bassa di quella di altre grandi città).  Nel centro storico, la percentuale di genovesi diminuisce (52,9%) così come quello degli immigrati dal sud e dalle isole (10,1%) e cresce quello degli immigrati dall’estero (24,6%). Quest’ultimo dato si compone facendo la media tra il 19,3% del Molo (la zona che ospita meno immigrati), il 21,7 della Maddalena e il 33,3% di Pre’, la zona più povera, dove affittare un immobile costa meno. A Pre’, sempre secondo le statistiche esposte dal professor Sabatini, a fare la parte del leone sono gli africani e gli asiatici, seguiti da chi è nato nel continente americano, dagli europei delle zone non Ue e da quelli delle zone Ue.
La maggior parte degli africani (55%) abita proprio a Pre’, così come la maggior parrte degli asiatici (40,1%) e degli americani (soprattutto sud americani): 49,1%. La maggior parte degli europei immigrati Ue (43,6% del totale di quelli residenti in centro storico) e non Ue (42,4%) si concentra al Molo. Fatto 100 il numero degli immigrati presenti, a Pre’ il 47,3% è africano, il 25,8% asiatico, il 18,4% americano, il 4,7 europeo di zona Ue, il 3,7 di zona non Ue. Alla Maddalena sale la percentuale degli immigrati Ue (13,6%), degli europei non Ue (5,6%) e degli americani (19,5%) mentre rimane sostanzialmente uguale il dato degli asiatici (26%) e scende quello relativo agli africani (34,9%). Al Molo, gli immigrati Ue sono il 12,7%, quelli non Ue il 7%, gli africani il 36,7%, gli americani il 19,5% e gli asiatici il 24%. Per quanto riguarda il confronto tra centro storico e città, È molto interessante confrontare le presenze delle persone delle varie aree di provenienza.
Gli immigrati di area Ue sono a Genova il 14,2% per cento del totale e nel centro storico solo il 9%. Quelli di area non Ue, rispoettivamente, il 17,7% e il 5,2%. I dati degli africani sono 16,6% (Genova) e 41,4% (centro storico), quelli degli americani 39,1 (Genova) e 19% (centro storico); quelli degli asiatici 12,5% (Genova) e 25,3% (centro storico). In sostanza, nei carruggi si concentra quasi la metà degli africani ed è molto alto il dato degli orientali, mentre gli americani (39,1% del totale degli immigrati in città) e gli immigrati Ue e non Ue (14,2% 3 17,7% del totale degli immigrati) abitano soprattutto in altre zone della città. La presenza di stranieri in centro storico ha cominciato a decrescere nel 2012 (nel 2011 erano 5.939 e nel 2014 5.385) mentre in città nel 2012 c’è stata una forte crescita (57.263 contro i 54.521 dell’anno precedente), numero sceso nel 2014 a 56.480. Il dato che probabilmente in pochi sdi aspettano è che solo il 9,5% degli stranieri abita nel centro storico. Nel 2000, la percentuale era del 25,7%, percentuale che l’anno dopo si è più che dimezzata (11%). Quindi, la maggior parte degli stranieri residenti a genova non abita nei carruggi.

Ecco l’audio dell’intera conferenza del professor Sabatini e le conclusioni di Luca Borzani.

Tutti i contenuti del presente articolo sono di proprietà di Monica Di Carlo per GenovaQuotidiana. Tutti i diritti riservati

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