Karmafulminien, tre angeli nudi sul palco del Teatro della Tosse

karmafulminien - db

Di Diego Curcio

Per iniziare uno spettacolo con tre uomini nudi sul palco, che, spalle al pubblico, stringono fra le natiche una torcia accesa ci vuole del fegato. Ma “Karmafulminien” del collettivo Generazione Disagio, presentato ieri in prima nazionale al Cantiere Campana del Teatro della Tosse – che lo ha anche prodotto e dove resterà fino al 15 novembre – non è materia per chi si imbarazza o si “impressiona” facilmente. E’, invece, un’ora di follia, giochi di parole, provocazioni, frizzi, lazzi e amare e divertenti considerazioni su una realtà che, spesso, risulta molto più spiazzante di tre attori nudi, che per un terzo dello spettacolo recitano con le mani sul “pacco”. Eh già perché dopo il loro ingresso “pirotecnico”, Enrico Pittaluga, Graziano Sirressi e Luca Mammoli – autori anche del testo, insieme al regista Riccardo Pippa – si mettono finalmente di fronte agli spettatori e dialogano amabilmente con loro, coprendosi come possono le parti intime. Ne nasce una sorta di complicità, che per fortuna riesce ad andare anche al di là della fisicità “estrema” del momento. I protagonisti, che sono tre angeli 3.0 – cinici, pessimisti, aggressivi e malinconici – alle prese con i problemi di noi mortali, giocano con l’imbarazzo del pubblico, ma sono anche capaci di colpirlo con piccole e deliziose preghiere in rima e qualche scenetta divertente e paradossale. Non sempre tutto è a fuoco: c’è del buono e qualche volta (anche se in misura minore) del meno buono, ma detto questo è impossibile restare più di tre minuti di seguito senza ridere. “Karmafulminien” è uno spettacolo difficile da ingabbiare in una definizione, colpisce dritto dove vuole arrivare e non si esaurisce – per fortuna – con la nudità dei tre protagonisti. Ci gioca, certo, anche perché il suo scopo è sollevare il velo delle convenzioni che ancora oggi ci portiamo dietro. E per farlo usa l’arma della satira di costume e del gioco. Il pubblico, come già accaduto con lo spettacolo precedente (“Dopodiché stasera mi butto”, grande successo della scorsa stagione alla Tosse), è parte integrante dello “show”. Gli attori, che a metà spettacolo si infilano dei mutandoni con bretelle e dei gonnellini bianchi da tenniste, oltre a rivolgersi direttamente agli spettatori, scendono dal palco e scorrazzano come matti fra le poltroncine della platea. Intonano canti e coinvolgono il pubblico nelle loro folli scenette (dopo essersi accuratamente disinfettati le mani) e sanno adattarsi alla perfezioni agli umori della gente in sala. “Karmafulminien” riesce a stare perfettamente in bilico tra genio e trivialità, tra belle intuizioni e qualche battuta facile e scontata: un caos che trova quasi sempre la sua quadra, nonostante ci sia ancora qualche aspetto da limare. Quel che è certo, però, è che a vederlo ci si diverte e, fortunatamente, ci si turba anche un po’.

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