Commercio Vivibilità 

Regolamento alcol in dirittura. Ancora due punti dividono il Comune e gli esercenti

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di Monica Di Carlo

Il “Regolamento di polizia annonaria per la convivenza tra le funzioni residenziali e commerciali e le attività di svago nella città di Genova – Provvedimenti per il contrasto dell’abuso di alcol” è in dirittura di arrivo. Giovedì c’è stato l’ennesimo incontro tra uffici e assessori comunali da una parte e associazioni di categoria, Fepag Ascom e Fiepet Confesercenti. Due i punti reali di “mancato contatto” tra le due parti: i dehors (che l’Amministrazione intende considerare altra cosa rispetto alla superficie vera e propria dei locali quando si tratta di imporre orari di chiusura) e la formulazione del punto che riguarda alle limitazioni degli orari con riferimento all’attività di contrasto all’abuso di alcol in particolare per quanto riguarda i negozi, in sostanza a quei mini market gestiti da cittadini stranieri che sono la spina nel fianco dei pubblici esercizi, ma anche degli abitanti, nella zona della movida perché normalmente non rispettano alcuna regola. per rendersene conto è sufficiente passeggiare nella zona ad est del Centro storico.
Nel mirino degli esercenti, il comma 3 dell’articolo 4 del provvedimento che recita:

Anche il rilascio di nuove concessioni “dehors”, il rinnovo delle stesse e il subentro, è soggetto alle condizioni più idonee a minimizzare l’impatto sul suolo pubblico e alla quiete dei residenti in rapporto alla conformazione urbanistica, anche mediante l’eventuale differenziazione tra l’orario di esercizio dell’attività e l’orario di esercizio del dehor.

Chi avesse acquistato un locale con l’orario del dehors in sintonia con quello del locale si potrebbe trovare a venderlo con un’area esterna costretta a chiudere molto prima. Molti locali del centro storico, tra l’altro, hanno dehors più grandi delle sale interne e il valore della licenza sarebbe così fortemente deprezzato rispetto a quello d’acquisto.
Il punto che riguarda la vendita di alcol per artigiani alimentari e negozi (mini market) è stato così articolato dal Comune

Dalle ore 22:00 fino alle ore 6:00 del giorno successivo è vietata in tutto il territorio cittadino la vendita per asporto e il consumo di bevande alcoliche e analcoliche in contenitori di vetro o di metallo al di fuori dei pubblici esercizi e dei loro dehors, delle rivendite commerciali compresa la grande distribuzione, dei circoli privati, dei mercati comunali, degli esercizi degli artigiani alimentali e delle attività di vendita su area pubblica.

Per le associazioni di categoria non basta. Perché il disturbo alla quiete pubblica avviene quasi sempre, ormai non a causa dei locali (che si guardano bene dal vendere a minorenni e ubriachi per non perdere la licenza), ma nelle zone dove si possono comperare vino, birra e superalcolici a poco prezzo e senza regole.

Questo è il testo che Fepag Ascom chiede di sostituire a quello comunale

 

Dalla mezzanotte fino alle ore 06 è vietata in tutto il territorio cittadino la vendita di bevande alcoliche.

Dalle ore 03 alle ore 06 è vietata la somministrazione di bevande alcoliche con le eccezioni previste dal comma 2 ter dell’art 54 della Legge 29/07/2010 , n. 120

Dalle ore 22 alle ore 06 del giorno successivo è vietata la vendita in contenitori di vetro o metallo di bevande alcoliche o analcoliche.

Nel caso l’attività di vendita prosegua oltre la mezzanotte, le attività non autorizzate alla somministrazione debbono altresì inibire l’accesso del pubblico ai prodotti alcolici riponendo gli stessi in appositi luoghi chiusi ermeticamente (armadi, magazzini, cantine, ecc.) in modo che sia garantita l’impossibilità, da parte del fruitore, di accedere al libero servizio.

Insomma, l’idea è quella di agevolare i controlli impedendo ai titolari dei market (forniti anche di “vedette” che avvertono dell’arrivo delle forze di polizia) di nascondere troppo velocemente i propri commerci non regolari.
Anche ieri sera, nella zona di San Donato, Pollaiouoli e San Bernardo i clienti uscivano a decine con bottiglie di birra e alcolici dai negozi aperti fino a tarda ora.
Per i titolari di pubblici esercizi della zona, il vero problema è rappresentato proprio dai controlli. È difficile svolgerli (gli agenti di polizia minicipale che li effettuano sono conosciuti da tutti e quando arrivano le vedette segnalano ai titolari che interrompono i comportamenti scorretti) e, comunque, sono troppo pochi. Inoltre, non di rado i gestori stranieri di chupiterie che vendono 2 bicchierini per 1 euro o 4 per 2 euro e quelli dei market quando arrivano alla “somma di ammonizioni”, per evitare la chiusura non fanno altro che passare le licenze a un prestanome. Persino la chiusura è poco efficace, perché nel caso dei negozi basta cambiare locale e in quello dei locali l’intestatario.
Per il resto, questa stesura del regolamento è decisamente più gradito ai pubblici esercizi che, comunque, continuano a sostenere che le regole ci sono e che basterebbe applicarle con decisione grazie a controlli serrati. Questo perché sono state eliminate le regole che andavano ad incidere non solo sulla vivibilità delle zone della movida, ma anche su qualsiasi pubblico esercizio della città, compresi i ristoranti. Positivo per i titolari di bar e ristoranti anche il fatto che all’impianto punitivo delle prime stesure sia stata sostituita la premialità per le aziende virtuose.

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