Le scorribande genovesi di Casanova

Intorno alla metà del ‘700 l’Europa è percorsa da una forte tensione politica ed economica. Scardinati, in buona parte, gli assetti medievali emergono nuove classi sociali e l’impulso verso la ricerca scientifica e un approccio più laico all’esistenza introducono nuovi stili di vita e nuovi modelli. La vecchia Repubblica genovese all’apice del suo splendore comincia una inarrestabile e altrettanto inevitabile decadenza. I nuovi meccanismi economici favoriscono stati con immensi territori e ricchezze e la corsa alla conquista di ancora maggiore spazio in Africa e nelle Americhe avvantaggia le grandi potenze europee come la Francia, La Gran Bretagna, la Spagna, l’Impero asburgico e la Russia. Genova, la piccola repubblica ligure capace di destreggiarsi per secoli con brillantezza tra le diverse potenze ha il fiatone. Nonostante tutto la magnificenza e la ricchezza di questa città è riconosciuta in tutto il mondo e la Repubblica è meta obbligata di scrittori, filosofi, poeti e pittori. Non manca di fare visita a Genova, più volte, un personaggio simbolo di quest’epoca che rappresenta la modernità in arrivo pur essendo ancora profondamente legata a usi e costumi delle vecchie corti medievali: Giacomo Casanova. Il veneziano, diventato famoso nei secoli per il suo fascino irresistibile e le sue instancabili capacità amatorie, passò a Genova diverse volte.

Si racconta che alloggiasse con le sue occasionali compagne, a volte anche più di una, all’albergo della Posta in via Balbi di fronte al convento di S. Brigida oppure in un altro albergo in via delle Fontane. Chi era Casanova? Al di là dei suoi leggendari appetiti sessuali si tratta di una persona veramente al di sopra delle righe e con una biografia, che lui stesso ci ha raccontato, da rimanere senza fiato. Giacomo Casanova, figlio di attori, è benestante ma non aristocratico. Un incontro fortuito con un nobiluomo veneziano Matteo Bragadin migliora notevolmente il suo status sociale e lo mette in carreggiata per le sue mille avventure amorose. Ma non solo. Giacomo Casanova è un uomo curioso e intelligente, molto brillante, dal facile eloquio e dai modi impeccabili. Riesce sempre a cavarsela grazie non solo all’aiuto delle ricche dame che ha conquistato ma alle capacità innate di relazionarsi e di conquistare le amicizie sincere di tutti anche dei mariti delle sue amanti. Casanova e Genova, quindi, è un rapporto che incuriosisce e sorprende vista l’asimmetria dei caratteri.

I genovesi di allora, vecchi pirati e commercianti, banchieri e armatori sono lontani anni luce da questo carattere che in qualche modo, nella sua eccentricità, è l’avanguardia dei nuovi secoli. Nonostante ciò possiamo immaginare che qualcosa ci fosse nella vecchia Repubblica aristocratica ad attirare il libertino. Innanzitutto molte donne: Casanova si intrattenne con le più ricche e belle dame del Vecchio Mondo ma non disdegnava neppure le semplici ragazze che incontrava al mercato e ovviamente, le prostitute che Genova poteva offrire in una certa quantità.

Il veneziano, era il 1760, arrivò a Genova con il segretario, la cameriera e un’amante francese di nome Rosalia, alta e mora. Casanova poi amava il gioco d’azzardo e storicamente si può affermare con certezza che questo fosse il motivo principale delle sue puntate nella Repubblica. All’epoca il gioco che faceva impazzire gli aristocratici era il Biribis un gioco che anticipava la roulette ma con delle commistioni a un altro gioco molto amato, la tombola. Insieme al numero era associata anche una figura e si puntava sull’uno o sull’altra contando sulla fortuna o su improbabili calcoli matematici che Casanova conosceva in quanto amante dell’esoterismo e dell’alchimia. Così ci immaginiamo il libertino, esuberante ed elegantissimo, seduto a un tavolo a fianco di qualche Grimaldi o Doria vestiti di velluto nero con i loro volti affilati dai conti e dalle scorribande piratesche, guardare storto e rimuginare qualche parola tra loro su quello strano tipo.

La leggenda narra che le puntate genovesi di Casanova non fossero fortunatissime e che l’unica volta che la fortuna girò dalla sua parte fu fortemente aiutata da qualche imbroglio. Inoltre, Si favoleggia che l’audace veneziano chiese informazioni sul chiacchierato convento di S. Brigida, lui che nelle sue mille avventure aveva anche avuto modo di concupire anche delle donne consacrate a Dio. Non se ne fece nulla in questo caso, nulla almeno venne riportato e Casanova una volta lasciata Rosalia al suo legittimo fidanzato partì da Genova in compagnia di due prosperose cameriere.

2 thoughts on “Le scorribande genovesi di Casanova

  1. mistero e fascino avvolgono da sempre questo personaggio esuberante e ogni tanto si scopre un pezzetto della sua avventurosa vita. grazie e buona giornata

Comments are closed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: