Due morti e un disperso nel piacentino. Non si esclude l’ipotesi che lo strariparmento dei fiumi sia stato causato anche dal rilascio di acqua dal Brugneto

2012062885230-Diga_del_Brugneto-800Genova matrigna, vicina di casa scomoda e propotente, che quando non piove trattiene l’acqua e la concede centellinandola, in osservanza a vecchi accordi firmati dopo una lotta di campanile all’ultima goccia che durava da anni e che risalgono al 1962, cioè precedono persino alla battaglia con Piacenza per la mai realizzata briglia sul Cassingheno (ne fu fatta una sul Laccio). Genova tirchia e dipettosa. che non ha più bisogno di tutta quell’acqua perché non tende più verso il milione di abitanti, fa arida l’estate dei campi piacentini tenendo per sè, anche se l’invaso è quasi pieno, li prezioso liquido di cui le campagne che hanno bisogno per una questione di vita e di morte dei campi, delle aziende, dell’economia della zona. Genova che quando diluvia rilascia l’acqua negata a luglio e ad agosto per salvare la sua diga e il suo territorio dalla tracimazione e ingrossa i torrenti del versante padano già appesantiti dalle precipitazioni. Tra le varie i potesi che gli inquirenti stanno vagliando in merito alla morte di Luigi (Gigi) Anelli Degradi di 42 anni (il padre Filippo, di 67 è ancora disperso, ma non si hanno molte speranze di trovarlo in vita) e della guardia giurata Luigi Albertelli nella Val Nure divorata e dilaniata dal fango  c’è anche la possibilità che il rilascio delle acque dal Brugneto (la diga oggi è gestita da “Mediterranea delle Acque”)  possa aver causato o concorso a seminare devastazione, distruzione e morte oltre i crinali che dividono la Liguria dall’Emila. Il sostituto procuratore Roberto Fontana sta raccogliendo le perizie tecniche e le compone il puzzle dei fatti. La procura parla di una fase preliminare di indagine senza ipotesi di reato, ma questo scenario potrebbe mutare se dovessero emergere nelle prossime ore indizi circa eventuali omissioni nella manutenzione delle strade o dei terreni, oppure nella gestione del rilascio idrico dalle dighe. Ci sono già dei precedenti che riguardano l’apertura delle chiuse del lago del Brugneto. Nell’ottobre 2014, ad esempio furono aperte e una massa d’acqua si riversò prima nel torrente Brugneto e poi nel Trebbia andando a allargare paurosamente la portata del fiume che scorre poi verso il Po.
Nell’acqua che non si pò bere, purtroppo, a volte ci si affoga

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