I paesi fantasma: la Liguria come il vecchio West

Schermata 2015-08-27 alle 08.28.09Un sito mostra e racconta i villaggi dell’entroterra ormai disabitati


Case, mulini, chiese, interi paesi abbandonati nell’entroterra ligure. La gente se n’è andata per fame, spesso per spostarsi in città o sulle riviere, a volte per tentare la fortuna nel nord e sud America tra l’Ottocento e periodi più recenti. L’emigrazione della gente che partiva sui piroscafi, in terza classe, ha svuotato intere vallate, ma anche la fuga dalle campagne verso i centri abitati che si è protratta fino agli anni ’70 e ’80. Qualcuno è scappato via di corsa, senza nemmeno poter portare via tutto, perché se attraversi l’oceano, ora come nell’Ottocento, puoi portare con te solo il necessario e persino chi ha poco deve lasciare qualcosa. Altri hanno usato ancora per qualche tempo le case per le vacanze estive per poi abbandonare tutto definitivamente.
Sono rimasti edifici di pietra spesso vuoti, che cadono a pezzi. Ma in alcuni luoghi ci sono ancora i mobili ormai tarlati e rovinati dal sole che entra dalle finestre spesso senza più vetri e dall’umidità, le tende ingrigite, coperte e cuscini che conservano ancora qualcuno dei loro colori e persino qualche abito da uomo e da donna, appeso sulle grucce, come se stesse aspettando il ritorno del proprietario senza rassegnarsi a essere fuori moda da un pezzo, ormai con l’unica possibile aspirazione di diventare un costume teatrale se la muffa non ha devastato troppo i tessuti. Nelle cucine, resistono piattaie devastate dal tempo, sedie impagliate , piatti del servizio buono e fruttiere  di peltro accanto a tegami di vecchia fattura. Nelle cantine ci sono botti e bottiglioni di vino, ruote di biciclette, scarpe da contadino lasciate lì, piene di fango ormai asciutto da decenni. E poi, stufe, forni, tini, vecchi giornali che riportano indietro nel temp e persino il quaderno di qualche bimbo che, sempre che sia ancora vivo, è da un bel pezzo entrato nella terza età: “Per consumarla durante l’inverno, la mamma di Maria à preparato 99,50 chili di conserva…”. Il verbo è scritto proprio così, senza “h” e con l’accento. La maestra ha corretto con la penna rossa altre cose, ma quel verbo violentato non l’ha proprio visto e rimarrà così, in errore, per sempre, come lo è dal 28 novembre 1947, la data segnata sul quaderno. C’è anche qualche nome. Si scopre così dello scolaro Vagge Ezio che frequentava la “Classe III” e abitava nella “Fascia di Carlo”, come ha scritto con una grafia demodè con la sua penna stiolografica. Si legge di  “Cerragno Livio”, che nell’eterno duello dei tifosi di ciclismo di quei tempi (il 1953) si schiera con decisione con un “W Coppi” inciso su un muro. Il tempo sembra essersi fermato nella foto rovinata e abbandonata, nelle camice da notte lunghe fino ai piedi, nella giacca blu doppio petto con i baveri grandi, nel cappellino anni Trenta. Si rivive il patos del tifoso in attesa dell’incontro calcistico “Genova-Ambrosiana”. Il giornale è del 16 novembre 1940, in pieno Fascismo, e per quello la squadra rossoblu deve essere stata costretta a cambiare il nome per qualche anno, evitando gli anglicismi poco in linea con l’autarchia anche linguistica imposta dal regime. Ci sono poi le chiese abbandonte, inondate di luce da bifore che un tempo dovevano essere protette da vetri, ricche di affresci ormai in disfacimento o severe e austere con i loro muri di pietra ormai senza intonaco.
A rivelare questo mondo che sembra uscito da un film sui villaggi fantasma del vecchio West è Paolo De Lorenzi che ha realizzato un interessante sito ricco di belle foto e video che raccontano la sua passione per il compito di cui ha voluto farsi carico. Ci sono anche alcune guide consultabili gratuitamente che riguardano i paesi dell’appennino ligure, quelli della Val Cerusa, i mulini, le neviere, le fornaci del monte Gazzo, le torri ottocentesche che difendevano Genova. I paesi e gli edifici abbandonati sono molto vicini alla città. Ce ne sono in Val Brevenna, Rovegno, Isola del Cantone, Trapena. Molti dei paesi fantasma sono nella zona dell’Antola, un tempo strada di congiunzione tra Liguria e Pianura Padana.
Vale davvero la pena visitare il sito http://www.paesiabbandonati.it dove De Lorenzi parla pochissimo di sè e molto di questa sua passione per un mondo che non c’è più e, per quel poco che resta, sembra aver deciso di passare inosservato, spesso vestendosi di vegetazione a coprire porte e finestre e ogni accesso alle “case fantasma”.

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