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Confesercenti: “Per la Cassazione i bar fracassoni non commettono reato”

Prevista solo una multa
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<Se il gestore è in possesso dell’autorizzazione a fare musica fino a tarda notte, il reato di disturbo della quiete pubblica non può essere contestato ai bar che superino i limiti di legge e che, al massimo, possono essere soggetti ad una sanzione amministrativa. È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione nella sentenza numero 34920 depositata il 18 agosto> È Fiepet, l’associazione dei pubblici esercizi di Confesercenti, a richiamare l’attenzione sulla sentenza.
<La Suprema corte – dicono alla Fiepet – precisa, infatti, che quando l’uso degli strumenti musicali è strettamente connesso e necessario all’attività che ha avuto il via libera delle autorità, lo sforamento dei limiti massimi o differenziali di emissione del rumore fa scattare il solo illecito amministrativo previsto dall’articolo 10, comma secondo, della legge 26 ottobre 1995 n. 447. Il reato di disturbo della quiete pubblica, con la conseguente possibilità di arresto fino a tre mesi o ammenda, scatta nel solo caso in cui i rumori molesti provengano non dagli strumenti autorizzati, bensì dal risultato di altre azioni non necessarie o non attinenti con il genere di lavoro che ha avuto il nulla osta amministrativo. La Cassazione ha infatti dato ragione al gestore di un bar che aveva fatto ricorso contro la condanna inflitta dalla Corte d’appello per il superamento dei decibel consentiti dopo le 20, sulla base di una denuncia pervenuta dagli abitanti dell’appartamento al di sopra del locale. Una condanna che i giudici della Superema corte hanno invece giudicato ingiusta. Una sentenza che segue quella di pochi mesi quella con cui, a marzo, la stessa corte aveva deliberato che i gestori di pubblici esercizi non possono essere ritenuti responsabili dei rumori molesti prodotti dai propri clienti all’esterno del locale>.

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