Alcol e spaccio vicino a piazza delle Erbe, il video-denuncia degli esercenti

I titolari dei locali <L’illegalità è stotto gli occhi di tutti e nessuno interviene per farla cessare>

di Monica Di Carlo
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Chiamano le forze di polizia quasi tutte le sere. Perché tutte le sere attorno a piazza delle Erbe, attorno ai tavolini dove genovesi e turisti trascorrono qualche ora in uno dei luoghi più belli del centro storico, c’è l’inferno. Ci sono i market e le chupiterie straniere che vendono bicchieri di superalcolico a 50 centesimi anche ai ragazzini, anche agli ubriachi. Poi, c’è il crocchio di ubriachi e tossici si gradini di vico di Mezzagalera, accanto alla scuola, sulla strada che risale verso piazza Sarzano. Più in alto, più o meno davanti ai cancelli dei giardini Luzzati, ci sono stranieri che si fanno di crack e altri che spacciano, offrono la merce a chiunque passi, inistono per vendere. Questo è quello che accade tutte le sere, nessuna esclusa. Abitanti e commercianti sono stanchi di dover fare i conti con una realtà che danneggia la vivibilità della zona, danneggia le aziende che lavorano e pagano le tasse, danneggia l’immagine stessa della città senza che ci sia qualcuno che fa qualcosa per far terminare questa sitazione. Lo denuncia da tempo Marina Porotto, presidente del Civ “Il genovino” e vice presidente dei Civ Ascom, che l’altra sera, mentre un ubriaco di origine bulgara sputava sugli avventori e si lasciava andare ad atti osceni, ha chiamato il 133 che non ha mandato pattuglie, ma un’ambulanza, ovviamente, del tuttoinutile, visto che i volontari non sono certo agenti di polizia. L’ubriaco in questione è tornato anche ieri sera e da giorni scorrazza nel centro storico.
Stasera, alle 20,30, Matteo Zedda, titolare di un locale della zona, ha filmato stranieri che fumavano crack, come ogni sera, in vico di Mezzagalera. E anche uno spacciatore che gli ha offerto la droga. La gente delle Erbe è stanca. Denuncia che ogni chiamata alle forze di polizia comincia quasi sempre con un rimpallo sulle zone di competenza (la città è divisa in aree che vengono assegnate, di volta in volta a polizia e carabinieri) e continua con una serie di domande a chi chiama, giuste, per carità, per evitare di sprecare le forze in interventi non necessari, ma che fanno innervosire le persone che telefonano esasperate. Tanto più se la risposta è troppo spesso <Non abbiamo pattuglie a sufficienza> o se le pattuglie arrivano dopo 40 minuti, come nel caso delle intemperanze del cittadino bulgaro ubriaco. Le circostanze filmate da Zedda, come quelle filmate nei giorni scorsi da altri esercenti della piazza, non sono certo eccezionali. Tutte le sere accadono le stesse cose, tutte le sere ci sono risse, tutte le sere molti market e locali stranieri vendono alcol a ubriachi e minori, tutte le sere c’è lo spaccio. Non dovrebbe essere necessaria una telefonata dei cittadini per programmare un intervento (o, meglio, una serie di interventi serali) restitituire vivibilità alla zona, serenità a clienti titolari dei pubblici esercizi in una delle aree meta dei turisti la sera. Invece, gli appelli cadono nel vuoto da troppo tempo.

Il video dello spaccio e del consumo di crack girato stasera alle 8,30. Lo spacciatore ha in testa un cappellino con la sigla NY. È uno di quelli segnalati con un esposto dall’Osservatorio dei comitati di Pre’, che hanno base logistica proprio in quella zona e che la gente chiama “I newyorkesi” proprio per il cappellino che portano.

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