Migranti, intervista a Luca Bracco, vice commissario della Croce Rossa di Ventimiglia

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L’intervista di Angela Valenti Durazzo
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A due mesi dalle prime manifestazioni dei migranti al Ponte San Ludovico, al confine tra Italia e Francia, scoppiate appunto il 12 giugno scorso, e dall’emergenza che aveva visto trasformarsi in un dormitorio l’atrio della stazione di Ventimiglia, la situazione sembra sotto controllo, o per meglio dire forse, in fase di stallo.

Sono circa 200 i migranti che, nella speranza di passare il confine con la Francia si alternano nel campo allestito alla stazione dalla Croce Rossa e circa 30 invece quelli accampati sugli scogli al confine con Mentone.

Quella verificatasi all’inizio della stagione balneare in questo suggestivo ed assolato scorcio di riviera tra Italia e Francia è stata infatti un’emergenza per molti versi annunciata. Da mesi, infatti, sui treni diretti in Francia, all’altezza di Mentone, i gendarmi francesi effettuavano severi controlli nei convogli per poi procedere al “riaccompagnamento” dei migranti irregolari verso l’Italia. Abbiamo chiesto a Luca Bracco, vice commissario della Croce Rossa di Ventimiglia e delegato per i diritti umanitari della Croce Rossa Italiana a Ventimiglia, di fare il punto della situazione dei soccorsi nella zona di confine fra Italia e Francia.

Vice commissario Bracco, qual è la situazione attualmente al confine?

I migranti accampati sono circa 200 alla stazione ferroviaria di Ventimiglia (che rappresenta la “frontiera” con la Francia per chi va in treno) e mentre prima avevano occupato l’atrio ed i corridoi, adesso li abbiamo sistemati in un’ala inutilizzata a nord della stazione. Circa 30 invece, al posto dei 190 degli scorsi mesi, restano ancora sulla scogliera di Ponte San Ludovico (punto di passaggio tra l’Italia e la Francia) principalmente per manifestare il proprio disappunto verso l’Europa.

Come sono strutturate l’accoglienza ed i controlli sanitari?

Alla Stazione di Ventimiglia abbiamo approntato una tenda per i pasti e due cucine da campo dove vengono serviti veri e propri pasti (pasta al pomodoro, pollo con contorno, sulla base di regole certificate). Ci sono poi docce, bagni ed un ambulatorio medico. Per entrare al campo i migranti, soggetti ad un continuo turnover (alcuni partono in cerca di altri itinerari per raggiungere l’Europa ed altri ne arrivano) sono sottoposti a visita medica e screening sanitario per evitare il propagarsi di eventuali situazioni infettive, anche se in generale riscontriamo problematiche sanitarie risolvibili. Quando entrano nel campo vengono dotati di un braccialetto di riconoscimento, anche se restano liberi di muoversi, e dormono (gli uomini separati dalle donne) in una brandina da campeggio della protezione civile. La gran parte di loro sono giovani sotto i 40 anni. Il 10 per cento circa è cristiano (il restante musulmano). La provenienza dichiarata è principalmente dall’Eritrea, Etiopia, Somalia, Darfur, Sudan, Mali, Ghana e Bangladesh e dicono di essere diretti in Germania, Olanda, Svezia, Norvegia dove vanno a raggiungere i parenti.

E qual è la situazione degli “irriducibili” che restano nello spiazzo e sugli scogli di Ponte San Ludovico a pochi metri dalla turistica Mentone?

Al confine la situazione è diversa perché il Comune di Ventimiglia non ha autorizzato un campo vero e proprio. Là vi sono delle tende dove la Cri italiana e quella francese lavorano insieme, vi è un ambulatorio con medico, wc e docce con acqua fredda.

Come affrontate, al di là dell’opera di assistenza, gli aspetti umani legati all’emigrazione?

La cosa che più solleva queste persone, a volte in viaggio da oltre un anno, è ripristinare il contatto con le famiglie e dire loro che sono vivi, attraverso una telefonata. Per questo abbiamo attivato un servizio della Cri, poco conosciuto ma efficacissimo, permettendo loro di telefonare a casa con il cellulare una volta alla settimana per 3 minuti ciascuno. Ed in mancanza di un telefono, attraverso i canali internazionali della Cri, consegnamo direttamente ai familiari una lettera nel luogo d’origine aspettando la risposta.

E gli abitanti di Ventimiglia e Mentone come vivono questa emergenza? Sono infatti ancora impresse nella vista di molti le tristi immagini di uomini e donne accampati sulla scogliera sotto la pioggia, o con i cartelli di protesta al confine.

Sia italiani che francesi hanno dimostrato e dimostrano buon cuore. C’è chi dopo avere visto i migranti sulla scogliera, si ferma nei negozi e ci porta baguette, oppure scarpe, o scorte di cibo (per altro la raccolta di cibarie e di abiti sono affidate a Caritas, ad altre associazioni e a parrocchie locali). Quindi la solidarietà della gente non è mancata. Per quanto riguarda, invece l’opera svolta dai volontari della Cri, ci sono molti di noi di Ventimiglia e del Ponente Ligure ed anche della vicina Francia, che si sono trovati dall’oggi al domani “in prima linea”. Tutti noi andremo avanti fino a che ce la faremo. Cioè ancora per molto!

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