Toti: “Mai più inceneritori in Liguria”

L’obiettivo è quello di rivedere i regolamenti regionali che vietano la termovalorizzazione in regioni vicine.
Primi conferimenti dei rifiuti liguri a Piacenza
La partita doppia “acqua-rifiuti” tra Liguria ed Emilia Romagna

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di Monica Di Carlo
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Duecento tonnellate di rifiuti sono arrivati ieri da Genova a Tecnoborgo (che si trova a Borgoforte), il termovalorizzatore di Piacenza. Ha così attuazione l’accordo tra le Regioni Liguria ed Emilia Romagna per la gestione dell’emergenza rifiuti nella nostra città. Un primo test era stato fatto la settimana scorsa e, mano a mano, il carico è aumentato. Per adesso sono state conferite all’impianto emiliano 440 tonnellate di spazzatura “made in Superba”. Saranno smaltite da Piacenza 200 tonnellate di rifiuti al giorno per 50 giorni. La Liguria pagherà la stessa tariffa dei cittadini piacentini, più un rimborso ambientale di 14 euro a tonnellata al Comune di Piacenza, dove la raccolta differenziata tende al 70% entro il 2020 (mentre da noi è a poco più del 30). Il termovalizzatore produce energia e bisogna alimentarlo, meglio se “a pagamento”, anche se, in realtà, l’impianto oggi è dichiarato saturo dal suo gestore, l’Iren. Prima del conferimento dei rifiuti liguri, Tecnoborgo smaltiva 300 tonnellate di rifiuti al giorno. Il massimo possibile è pari a 400 tonnellate. I rifiuti dalla Liguria arrivano dal lunedì al venerdì e il sabato e la domenica vengono utilizzati per abbattere “la montagna” di rifiuti in giacenza. Per fare posto ai rifiuti genovesi, i rifiuti speciali di Piacenza vengono portati altrove. Quindi adesso l’impianto lavora a pieno regime. La giunta piacentina dice di puntare, in prospettiva, alla chiusura di discariche e inceneritori e, secondo Iren, è questo che preoccupa i lavoratori dello stabilimento. La soluzione al problema dei lavoratori (e di Iren) potrebbe venire da quanto dichiarato dal presidente della Regione Liguria Giovanni Toti venerdì scorso nella conferenza stampa di fine giunta. <Se vogliamo fare un ragionamento di prospettiva – ha detto Toti – anche sui rifiuti occorre fare dei ragionamenti di prospettiva. La direttiva europea, che è legge anche in Italia, prevede che non si costruiscano termovalorizzatori in alcuno dei paesi membri fino a quando le strutture già esistenti, ritenute efficienti, non vadano oltre certe soglie di regime che rendano economicamente compatibile la gestione. È evidente che in Italia abbiamo una serie di termovalorizzatori che in passato alcune regioni hanno costruito in modo lungimirante con abbondanza che viaggiano sottola soglia del 50% di possibilità e di fabbisogno. Quindi, tutto quel sistema di leggi regionali che dicono che si smaltiscono solo i rifiuti prodotti dalla regione sono in contrasto con la filosofia europea che prevede alcuni centri di valorizzazione sparsi in aree omogenee del paese a cui fanno riferimento dei bacini al di là delle realtà amministrative. Su Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia, probabilmente, graviteranno rifiuti che possono provenire anche dalla Liguria, ma se esistono eccedenze di fabbisogno, anche dal Friuli, dal Veneto, dal Trentino. Probabilmente, per l’Unione Europea anche dalla Svizzera e dalla Baviera. Stiamo parlando di libera circolazione di un prodotto che certo non può essere l’indifferenziato che mandiamo in giro dalla Liguria che è molto costoso ed è oltre tutto un prodotto “scarso” (i rifiuti indifferenziati come i nostri hanno un bassissimo rendimento energetico n. d. r.), di difficile trasporto, caro nella gestione. Occorre creare tutta quella filiera che va dalla raccolta differenziata fino al trattamento dell’organico che poi comporti la termodistruzione di un prodotto sofisticato e di basso costo. È evidente che in posti dove l’inceneritore A2A di Brescia viaggia alla metà del suo fabbisogno e lo stesso vale per tutte le grande società municipalizzate del Nord che hanno termovalorizzatori non a pieno regime è evidente che bacini come quelli della Liguria, tra un milione e 500 mila e un milione e 700 mila tonnellate, non avrebbe senso oggi pensare a un ulteriore termovalorizzatore avendo nel nord Italia bacini liberi. Ha molto senso pensare a trattamenti biologici dell’”organico” in ogni provincia che riducano i volumi da spedire fuori regione o da trattare fuori regione, ha molto senso portare la differenziata sopra le soglie del 50-60%, che è uno degli atti di indirizzo che ha dato questa giunta. Oltre a trovare una sistemazione-tampone che ci permetta di lavorare con un minimo di agio su un problema di lungo periodo, abbiamo chiesto già ai sindaci di intervenire in modo tale da programmare la loro raccolta con una differenziata reale, vera ed attiva>.
Sulla “partita rifiuti” (che, poi, dovrebbe essere chiamata “partita acqua-rifiuti”) il Prc piacentino ha un’idea molto precisa: <Siamo al Medioevo della politica: Piacenza come un vassallo sottomesso ai signori di Genova, si vede derubata dell’acqua del Brugneto grazie a disciplinari anacronistici e irrispettosi dei diritti e delle esigenze del nostro territorio e omaggiata da 10.000 tonnellate dei loro rifiuti urbani che dovremo bruciare nell’inceneritore di Borgoforte – scrive il partito in una nota -. Ovviamente la sudditanza degli amministratori piacentini non è dettata da ragioni di campanile, ma più realisticamente da calcoli di mercato poiché più il ciclo dei rifiuti viene ingabbiato nella logica delle discariche e della termovalorizzazione e più ci guadagna Iren – e i suoi manager – alla faccia della salute pubblica>.
Sulla partita rifiuti liguri-acqua del Brugneto (a causa della siccità ne è stata rilasciata una quantità supplementare per irrigare le campagne emiliane), La Lega la settimana scorsa, aveva oscillato tra le polemiche con la Liguria e (probabilmente resasi conto che la giunta Ligure ha una vice presidente del Carroccio) l’attacco al sindaco di Genova Marco Doria. A fare polemica è stato il consigliere regionale emiliano leghista Matteo Rancan che, insieme all’ex consigliere provinciale Giampaolo Maloberti, durante la trattativa, aveva detto: «Se non rilasciano l’acqua possibili ripercussioni per i rifiuti liguri>. <Attenzione – avevano detto Rancan e Maloberti – perché se è vero che a scherzare con il fuoco ci si brucia lo stesso rischia di accadere con l’acqua del Brugneto. Non vorremmo, infatti, che stanchi di essere presi in giro dal comune di Genova, dal Pd e dalla Regione Emilia Romagna, gli agricoltori piacentini dovessero decidere di scendere in strada a bordo dei loro trattori e di bloccare l’ingresso all’inceneritore dove dovrebbero confluire i rifiuti liguri>. Sempre qualche giorno fa, il segretario provinciale della Lega Nord di Piacenza Pietro Pisani ha corretto il tiro: <L’intesa sui rifiuti non è a perdere, ma prevede compensazioni economiche e un maggiore rilascio di acqua dalla diga genovese, per “dissetare” la nostra Valtrebbia. Se le paratie non si apriranno è solo per l’ostruzionismo del Pd, che, per il tramite del sindaco Marco Doria, sta frenando un accordo che garantirebbe ai nostri agricoltori acqua per i campi. Vergognoso che il Pd anteponga le bandierine di partito alla risoluzione di un problema urgente e drammatico come quello della siccità>.
A chiarire com’è andata la vicenda è il presidente Toti che per quanto ha detto fino ad ora sembra indirizzato a percorrere la via della collaborazione più di quella delle polemiche partitiche (il presidente dell’Emilia è Pd e Doria è sostenuto da una maggioranza di centro-sinistra, anche se, recentemente, allargata all’Udc per non rischiare di cadere a causa della perdita di alcuni pezzi) : <La criticità è stata gestita in termini emergenziali, evidentemente – ha spiegato -. Su protocolli già firmati precedentemente da soggetti che non sono più presenti né qua, né a Piacenza e probabilmente neppure in Regione Emilia che è stata eletta l’anno scorso, e che bisogna sicuramente rivedere, tanto che ci siamo lasciati con Stefano Bonaccini (il presidente dell’Emilia Romagna n. d. r) e col sindaco Marco Doria decidendo di sederci attorno a un tavolo e di ri-regolamentare con un protocollo nuovo, che sia più confacente alle esigenze di tutti, la gestione della diga. Al momento abbiamo agito su protocolli esistenti, secondo modalità stabilite da prassi e regolamenti amministrativi. Io credo che ci sia stata buona volontà da parte di tutti. C’è stata buona volontà da parte del presidente dell’Emilia Romagna per quanto riguarda la soluzione dell’emergenza dei nostri rifiuti, c’è stata buona volontà da parte nostra nel chiedere a Doria, perché in ultima analisi è il Comune che decide sulla diga. Credo ci sia stata anche, a volerla dire tutta, un atteggiamento prudenziale da parte di Doria dovuta al fatto che, trattandosi di un’estate eccezionale, come tutti possiamo riscontrare, si è tenuto ampi margini. Dopo di che, io non sono un tecnico dei bacini idrici. Non so dire se potevamo concedere qualcosa di più o in meno. Immagino sia stata fatta una valutazione prudenziale rispetto alle previsioni di alimentazione del bacino. Al di là di qualche polemica, credo ci sia stata la dimostrazione di una buona collaborazione istituzionale. La regione Emilia si è fatta carico di un tema, noi ci siamo fatti carico del tema dei pomodori della Val Trebbia e il sindaco Doria, che non è certamente del nostro colore politico, è comunque intervenuto con rapidità e ragionevolezza nel fare quello che gli chiedevamo e gli assessori con lui. Qualcosa di meglio e di più si può sempre fare, tanto più che tutti siamo d’accordo sul fatto che quei protocolli d’intesa ormai sono datatati e a settembre ci siederemo per ridiscutere l’intero impianto>. A questa necessità di ridiscutere le vecchie regole, il presidente della Liguria ha legato anche il ragionamento sull’uso degli inceneritori.

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