Tutti i suoni del mondo per un museo tra scienza, didattica e cultura

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I proprietari offrono la collezione Rossi – Li Vigni (1.100 pezzi) perché diventi
attrazione per la città

(I professori Ida Li Vigni e Paolo Aldo Rossi)

Flauti, tamburi, fisarmoniche, bandoneon, violini, strumenti a fiato, a corda e a percussione di ogni genere e tante, tante ocarine: è questa la collezione dei professori Paolo Aldo Rossi e Ida Li Vigni. Lui, professore ordinario di storia del Pensiero scientifico e di Storia del Pensiero medico e biologico peresso il dipartimento di Filosofia dell’Università di Genova, si occupa di epistemiologia e storia delle scienze empiriche, storico sociali e di storia della medicina. Lei è dottore di ricerca in Filosofia e cultore della materia presso la cattedra di Storia del pensiero scientifico della stessa Università. Si occupa di storia delle idee e del pensiero medico. Entrambi hanno pubblicato libri e articoli per diverse case editrici di importanza nazionale e internazionale. Insieme, sono accordati come il più bello dei loro strumenti e tra di loro si intuisce un’intesa rarissima e preziosa. In comune, oltre alla vita e al Sapere, hanno una collezione di 1.100 strumenti musicali per lo più etnici e a carattere popolare che provengono da tutto il mondo. Hanno realizzato diverse mostre, ad esempio quella realizzata nel 1994 alla palazzina San Lorenzo del Porto Antico.

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<Ha iniziato Paolo con i flauti – racconta Ida Li Vigni -. Io mi sono dedicata alle percussioni. Alcuni sono antichi, altri sono di difficile reperimento>. Tra le varie curiosità, la mascella d’asino, strumento a percussione sardo, gli strumenti a fiato in alabastro, le introvabili campane pitagoriche (6 in fila, ognuna delle quali suona una nota degli accordi della scala prevista dal filosofo che, secondo la tradizione, fu anche matematico, taumaturgo, astronomo, scienziato, politico e fondatore a Crotone di una scuola iniziatica), lo strumento a fiato ricavato da una tibia, due cetre, i più disparatati campanelli. Poi, appunto, le ocarine. Quelle di Budrio ed alte provenienti dal Sud America (di terracotta) e dal Giappone (in ceramica Raku). La casa di Paolo e Ida è tappezzata di strumenti appesi ovunuque. In bagno ci sono due conchiglie trasformate in strumenti a fiato, nella dispensa c’è un trombone, troppo grande per poter stare in qualsiasi altro luogo. La collezione consta di 1.100 pezzi costruiti tra il 1.600 e il 1.800, più una svariata serie di strumenti contemporanei che arrivano dall’Oceania, dall’Irlanda, dalla Cambogia, da Cuba dal Sud America, dall’Asia e da diversi Paesi Europei.

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<Vorremmo che tutti ne potessero godere – dicono i due professori – per questo siamo pronti a dornarli a patto che siano esposti e quelli che ne hanno bisogno siano restaurati>. È già arrivata una proposta Rocca Grimalda, ma prima di accettare Paolo Aldo Rossi e Ida Li Vigni cercano di capire se è possibile che l’interessantissima collezione possa rimanere a Genova, trasformandosi in un’attrazione per appassionati e turisti. Paolo Aldo Rossi spiega che le condizioni per la cessione sono precise: che gli strumenti siano esposti e visibili, che loro possano vederli quando lo desiderano e che siano restituiti da mani esperte all’antico splendore. <A Rocca Grimalda sarebbe possibile anche allestire corsi di didattica e dare spazio a persone che vogliano suonare questi strumenti così particolari – dice Paolo Aldo Rossi – pensiamo anche a una mini sala di registrazione dove chiunque possa registrare le sonorità dei pezzi di questa collezione. Certo, noi vorremmo che gli strumenti rimanessero in città. Potrebbero fare il paio con il museo di Etnomedicina “Antonio Scarpa” dell’Università>. Probabilmente pochi a Genova ne conoscono l’esistenza, eppure anche questo potrebbe essere, come accade in altre città con  analoghe collezioni, una favolosa attrazione turistica.

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Insomma i due patrimoni potrebbero essere accostati e utilizzati oltre che per l’esposizione, anche per scopi didattici. Si tratta di una ricchezza culturale che non si può disperdere. Da qui, l’appello di Paolo Aldo Rossi e Ida Li Vigni, che offrono questa opportunità alla città. Se la perdessimo sarebbe davvero un peccato.

Questo il link all’album con le foto di buona parte degli strumenti musicali dei due professori, una collezione che farà la felicità degli appassionati. Avete mai pensato, ad esempio, di suonare un “tamburo del mare” dell’Oceania? basta muoverlo e al suointerno la sabbia produce un caratteristico rumore.

https://www.flickr.com/photos/genovaquotidiana/sets/72157656608296429

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