Pd, Turati: “No allo spostamento, serve un progetto legale”

farello
(Alessandro Terrile, a sinistra, e Simone Farello)
Mercato abusivo, per il Pd c’è una sola strada e passa per la legalitá. La mozione presentata dal gruppo comunale del partito, che sará discussa in consiglio la prossima settimana, punta a mettere paletti all’amministrazione. Il copogruppo Simone Farello ne fa una questione politica. “lo è diventata – dice – e la responsabilitá è di chi la ha gestita fino ad oggi”. E a chi gli chiede se “questione politica” lo sia diventata a seguito della campagna elettorale, con il centrodestra e cavalcare la mancata soluzione del problema e il Pd a unirsi al coro per non perdere consensi, risponde “Il fenomeno  è sempre stato gestito a livello amministrativo – sostiene -. Chi lo gestisce ora lo fa peggio di chi lo ha gestito prima. Sicuramente, la campagna elettorale non ha aiutato, ma è anche vero che il fenomeno è cresciuto oltre i livelli di tolleranza. Faccio anche un elogio all’amministraziine: poteva tirare fuori il progetto in campagna elettorale e, invece, ha atteso che terminasse, secondo me, correttamente, ma ridurre alla campagna elettorale il cambiamento di livello del problema alla campagna elettorale mi pare eccessivo. A nostro avviso è una questione politica, perché riguarda la gestione dell’amministrazione. Il concetto da cui parte è diverso da quello dal quale partiamo noi. Siamo i primi a non voler fare discussioni sulle aree. Se una cosa è illegale, non è spostandola che diventa legale. Si lavora per gestire cose regolari. Reati e illeciti amministrativi non sono accettabili. Se il mercato fosse legale non ci sarebbe bisogno di spostarlo, lo si potrebbe anche lasciare anche a Turati”.
Perché lo spostamento in corso Quadrio non va bene secondo il Pd? “È necessario prima intervenire sul fenomeno prima di spostarlo – spiega Farello -. Serve una serie di controlli più pressanti. Trasferie il fenomeno così come è otterrebbe due conseguenze: si avrebbe la stessa conflittualitá con i soggetti con cui la si ha adesso. Quelli che sono arrabbiati continueranno ad esserlo e la rabbia diventerebbe esasperazione, al di lá della ragione e del torto. In secondo luogo, l’area ha il solo pregio del relativo isolamento. Ma imporre il trasferimento solo perché l’area è isolata rispetto ai flussi turistici è davvero razzista. Ci sono, comunque, una serie di controindicazioni: è piccola e non adeguata a contenere le dimensioni del fenomeno. C’è poi il fatto che la separazione tra quello che è legale e quello che non lo è non può essere fatta dagli operatori sociali. Non è il loro compito. Tocca alle forze dell’ordine e serve una presenza straordinaria”.
“Qualunque tipo proposta -aggiunge il capogruppo Pd in consiglio comunale – deve essere retta da atti amministrativi, anche la semplice  assegnazione di un’area, deve essere fatta in base a un titolo. Poi, la giunta fa riferimento all’esperienza di Torino, che ha un’esperienza di anni e fa riferimento a una serie di atti amministrativi. Anche il semplice atto di ass are aa qualcuno, deve essere fatto in base a un titolo. Nonostante la lunga esperienza, torino non ha risolto tutti i problemi e nemmeno pensiamo che possa farlo. Ma se si parte col piede sbagliato e con la non consapevolezza delle cose è ancora più difficile trovare soluzioni. Ci vuole tempo per fare le cose e anche questo va valutato. Noi chiediamo di separare la legalitá dall’illegalitá e un controllo più puntuale. Ci vogliono risorse”. Secondo Farello, i vigili del reparto commercio sono sufficienti (sono oltre 50, molti di più di qualche anno fa perché è stato inglobato il Nac, il Nucleo anti abusivismo commerciale creato dall’allora assessore alla Sicurezza Francesco Scidone). Nonostante sia stata eliminata praticamente solo la posizione organizzativa (aggregata a quella del Commercio) e siano stati trasferiti ai reparti territoriali in forte carenza di personale, secondo Farello la scelta di eliminare il reparto speciale ha prodotto “Risultati evidenti sul territorio” così come per il reparto Ambiente, secondo il capogruppo Pd impoverito, tanto che, sostiene, avrebbe “difficoltà ad operare”. Sempre secondo Farello, “Una volta che si sarà separato ciò che legale da quello che non lo è”, gli stranieri dovrebbero “costituirsi in cooperativa” perchè “non ci siano cittadini di serie A e di serie B” rispetto alle normative del commercio. L’area, una volta individuata, “va effidata attraverso un bando a un soggetto auto organizzato”. Farello aggiunge anche “Sosteniamo il mercato solo se gli stranieri si regolarizzeranno. Vogliamo aiutarli a diventare cittadini. Occorre favorire l’auto organizzazione di queste persone”. Sempre secondo il capogruppo Pd, bisogna coinvolgere di più i municipi perché “in tutta questa vicenda il Centro Est ha avuto un ruolo passivo, di semplice segnalazione del problema” e serve “far crescere il rapporto con i comitati che oggi contestano” e con quelli di tutta la città perché “non è affatto detto che il centro storico debba necessariamente essere la sede del mercato”. “Non chiudiamo gli occhi davanti ai fenomeni di marginalità sociale – dice -. Bisogna trovare una soluzione compessiva e spostare il problema non è una soluzione. La soluzione sta solo nella legalità e va trovata attraverso un percorso di regolarizzazione che può passare attraverso le associazioni del terzo settore. Bisogna poi aprire un dialogo con cittadini e comitati sul luogo in cui bisogna traferire il mercato”, anche se questo comporterà un tempo più lungo per la soluzione del problema. Mettere d’accordo i cittadini sul luogo sembra una missione quasi impossibile. “Questo accade perché non si capisce cosa si va a trasferire – sostiene -. Oggi è un’attività illecita e i cittadini temono questo”. Il capogruppo Pd ha detto ddi sapere che se vorrà la giunta potrà portare a termine il proprio progetto senza passare dal consiglio “ma poi dovrà assumersi la responsabilità di quello che decice” e ha aggiunto che se anche la propria mozione verrà bocciata non ci sarebbe alcun pericolo per la maggioranza (il Pd, infatti, sostiene la giunta Doria) perché se “in tutti i casi come questo, dal 2002 ad oggi, la giunta fosse dovuta caderem sarebbe caduta 50 volte ogni giunta”.
“Non proponiamo un’area – ha aggiunto (anche se una parte di Pd chiedeva di indicare il posteggio sotto la sopraelevata tra i varchi del Porto Antico di Caricamento e di Cavour n. d. r.) -. Saremmo in grado di proporre 50 aree migliori, ma non è il nostro compito. La nostra non è, comunque, una mozione ideologica, non c’è la “ruspa” che vuole la lega, c’è un’idea egalitaria del territorio. Essere assessore alla Legalità non vuole dire essere assessore alla legalizzazione ed è questo che Elena Fiorini sta facendo”. “Quel tipo di attività, se si inizia un percorso per arrivare alla legalità – ha aggiunto Alessandro Terrile, segretario provinciale del partito – non sarà comunque comparabile alle attività di commercio. Si tratta di uno scambio marginale di oggetti di valore irrisorio che non vanno in concorrenza con le merci dei negozi. La legalità deve semplicemente garantire le regole dello scambio. Il Pd non chiede di fare qualcosa di meno, ma qualcosa di più, di separare quello che è legale da quello che non lo è e per fare questo c’è bisogno della collaborazione degli stranieri che vogliono operare nella legalità”.

One thought on “Pd, Turati: “No allo spostamento, serve un progetto legale””

  1. Sono d’accordo sul progetto di legalizzazione, ma, a mio parere, non bisogna perdere di vista alcuni aspetti:
    – se “legalizzare” i commercianti abusivi in cooperative significa sottoporli a tasse, la vedo dura: se vendono paccottiglia recuperata dagli Staccapanni, difficilmente saranno in grado di sostenere il feroce carico fiscale a cui i cittadini italiani sono sottoposti
    – il trasferimento immediato comunque è imprescindibile se vogliamo che Genova acquisisca un’immagine migliore e turisticamente più appetibile: i lenzuolini stesi per terra (a volte per parecchi metri quadrati) non invitano certo allo shopping, e, a seconda della provenienza dello straniero, infastidiscono, e persino intimoriscono. Dove vede quel tipo di attività il turista non si avvicina, e così torneremo a certe aree del centro storico degli anni ’60, dove i genovesi “per bene” non andavano, lasciando campo libero alla malavita.
    Nel frattempo si può studiare come rendere quello che oggi è un problema un aspetto piacevole della Genova multietnica, e a quel punto il mercato abusivo potrà cessare di essere tale, e tornare nell’area del Porto Antico

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