Bottega storica sfrattata dal Comune #iosonoArduino

L’HASHTAG #IOSONOARDUINO
L’idea è, ora, quella di lanciare un hashtag sui social network, #iosonoarduino citando @comunedigenova per convincere Tursi a tornare sui propri passi.
Arduino2bis

“Le botteghe storiche hanno un alto valore economico e rappresentano le radici della nostra città” lo aveva detto, nemmeno troppo tempo fa, l’allora assessore al Commercio Gianni Vassallo nel corso della presentazione del primo elenco dei negozi-gioiello della città. Era il 16 dicembre 2011. Ieri, 8 maggio 2015, il Comune ha dato lo sfratto a una di queste botteghe, che nel frattempo sono diventate 32. Lo spazio, insieme a quello che fu dell’antiquario Durbiano (che ha chiuso da qualche tempo) e a quello della sede genovese della prestigiosa galleria d’arte “Enrico”, serve per migliorare l’appeal dei musei genovesi quando partirà il bando per la gestione. Ufficialmente, serve per fare un passaggio tra Palazzo Rosso e Palazzo Tursi, ma il sospetto è che, insieme allo spazio del bookshop, potrebbe ospitare un redditizio (e quindi allettante in caso di asta per la gestione) negozio per turisti. La notizia era stata anticipata verbalmente ai titolari della concessione dei negozi di proprietà comunale. “Abbiamo partecipato – dice Caterina Ottomano, l’attuale titolare – e ci è parso subito chiaro che non fossero gli assessori Emanuele Piazza (Attività Produttive n. d. r.) e Carla Sibilla (Promozione della città n. d. r.) ad aver fretta di concludere la cosa”.
arduinorid(Carolina Ottomano)
Invece stamattina, incuranti degli incontri e dei “patti tra galantuomini” stretti a Palazzo Tursi tra associazione di categoria, associazione delle botteghe storiche, Camera di Commercio, assessori comunali e tecnici, sono arrivate le lettere. Proprio come se nulla fosse successo. Insomma, i tecnici di Tursi, si sono fatti un baffo a torciglione (proprio come quelli portati dai primi clienti del negozio, nel 1907) non solo degli accordi verbali, ma anche dello spettacolare arredo d’antan accolto dal negozio che gli si fa guscio. “Gli esercizi selezionati – facevano sapere dal Comune nel 2011, anno di istituzione del registro -, devono essere considerati patrimonio della cultura dell’ospitalità per le testimonianze, gli arredi e i ricordi che conservano”. Come non detto, insomma. Tutto questo, ironia della sorte, nel giorno in cui la Camera di Commercio ha fatto partire le visite guidate gratuite alle botteghe storiche che si terranno ogni venerdì per trasformarle in un’attrazione unica, capace di fare la differenza rispetto ad altre destinazioni-città d’arte. Ieri, ben 40 persone hanno partecipato: genovesi, turisti italiani e persino due spagnoli, estasiati – hanno detto – di fronte a una genova preziosa che dischiude il suo cuore antico e si racconta, parlando della vita quotidiana dei tempi che furono. “Senza questo tour – hanno detto gli iberici – non avremmo mai visto e conosciuto un prezioso tesoro della città”. Sì, vallo a dire all’oscuro funzionario comunale che ha immaginato in uno di questi spazi un semplice corridoio o, peggio, qualche scaffale pieno di cartoline, portachiavi con la Lantena e souvenir di gusto più o meno dubbio. Vagli a spiegare dei piccoli cassetti costruiti nel bancone che già fu del Bar Concordia che prima di Arduino occupava i locali. Anche lui fu sfrattato dal Comune quando questo ebbe in dono dalla Duchessa di Galliera gli edifici. In fondo, la storia non cambia. Dalla stessa porta che oggi dà l’accesso al negozio di gioielli, bigiotteria d’epoca e monete antiche, un tempo entravano i clienti del bar, signore col cappello con la piuma e gentiluomini in ghette, che, attraverso una scala che collegava il locale con il soprastante giardino di Palazzo Tursi, accedevano al bersò, luogo di chiacchiere, di tresche amorose fatte di sguardi e sorrisi, di accordi d’affari stretti davanti a un tè o aun bicchiere di liquore d’erba luisa. Poi, Tursi volle mettere a reddito e il caffè fece spazio ai negozi. Sono passati quasi cento anni da quando è accaduto e ancora, pare, non abbiamo imparato a non gettare un passato di valore per un futuro che appare più conveniente. Senza pensare che, forse, il circuito delle botteghe storiche può rendere alla città molto più di qualche ricordino da vendere a gruppi scolastici e famiglie lombarde.
ASCOM E BOTTEGHE STORICHE PRONTE A DIFENDERE ARDUINO
Il primo ad andare su tutte le furie, ieri, è stato Alessandro Cavo, dirigente Ascom e titolare di una delle botteghe storiche della città: “Seguiremo la nostra associata, la affiancheremo, le daremo tutto il nostro appoggio – dice -. Abbiamo capito che l’intera città si è sollevata non appena la notizia ha cominciato a circolare. Su Twitter, ad esempio, quando si è diffusa la cosa, è arrivata una valanga di solidarietà. È arrivata una valanga di sdegno rispetto alle assicurazioni non rispettate”. L’accordo, accettato obtorto collo da Carla Ottomano al tavolo con gli assessori e i tecnici del Comune , era quello di smontare e ricostruire il negozio a spese di Tursi in una parte dell’ex galleria dell’antiquario Vannenes, all’angolo con piazza della Meridana.

Qui, la storia di “Arduino” sul sito delle botteghe storiche

2 thoughts on “Bottega storica sfrattata dal Comune #iosonoArduino

  1. Che vergogna! Che tristezza e che pena! Invece di valorizzare queste vere ” chicche” uniche nel loro genere, qualche genio del comune con il patrocinio di altri geni del commercio hanno pensato bene di smantellare una delle rarità rimaste per una galleria di futuri locali vuoti e banali che già proliferano a Genova e che magari chiuderà dopo qualche mese, nell’abbandono più assoluto. Andate a visionare spazi e zone turistiche piene di affittasi e seracinesche abbassate! E qui, dove si respira storia e art deco, volete consumare un altro disastro? Ignoranti ingrati!

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