Paita, falsi circoli nel mirino

I tecnici della Regione lavorano a un regolamento in conferenza Stato-Regioni
oran-mor
Raffaella Paita, candidata presidente della Regione Liguria, promette rigore sul tema dei falsi circoli. “Non è più accettabile che a Sampierdarena ci siano persone che fanno baccano, si ubriacano, a volte partecipano a risse per strada, fino alle 8 del mattino, disturbando i lavoratori e le famiglie – dice Paita – Se sarà necessario ritireremo le licenze alle associazioni culturali che di culturale non hanno assolutamente niente, e allo stesso tempo difenderemo cooperative e associazioni che agiscono sul territorio rispettando le regole e promuovendo le occasioni di socialità”.
In realtà, gli enti locali hanno ben poche competenze sui circoli, che seguono un iter autorizzativo ben diverso dai pubblici esercizi, perché essendo (teoricamente) attività sociali e culturali e non produttive non sono compresi tra i temi del Titolo V della Costituzione, quello che parla dell’autonomia delle Regioni.
DI fatto, quindi, Comune e Regione non hanno voce in capitolo se non per quanto riguarda la sorveglianza dei requisiti igienico sanitari (meno rigidi, sotto alcuni profili, rispetto a quelli di bar e ristoranti). I circoli sono associati ad associazioni di riferimento. Oltre a quelle “tradizionali” (Arci, Acli, Endas), che normalmente rifiutano l’affiliazione ai falsi circoli o li cancellano quando si rendono conto che non sono “in regola”, ci sono altre associazioni nazionali che, in cambio di profumate quote, accettano chiunque. Difficile, quindi, governare il fenomeno.
Per questo, la direzione degli uffici tecnici dell’assessorato alle Attività Produttive della Regione, in collaborazione con gli analoghi uffici di altre Regioni, sta lavorando, in seno alla Conferenza Stato-Regioni (non può essere diversamente perché, come si è detto, la competenza è statale) per modificare le normative relative ai circoli. L’impegno va nella direzione di salvaguardare i veri circoli e la loro funzione sociale e culturale, impedendo che il sistema venga usato per mettere su un pubblico esercizio “di fatto” (bar, ristorante, discoteca) che si sottrae a molte delle regole imposte alle imprese e, tra l’altro, sottrae alla collettività tutto quello che bar, ristoranti e locali da ballo pagano in tasse e imposte, facendo, tra l’altro, alle attività regolari una forte e incontrastabile concorrenza sleale.

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