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Cornigliano, finisce il presidio dopo l’intesa sui coils: «Domani torniamo a lavorare»

I lavoratori hanno lasciato la Prefettura e riportato in fabbrica i mezzi parcheggiati in piazza Corvetto. Le linee resteranno attive fino a fine novembre. Dopo è prevista una pausa tecnica di alcune settimane, prima della ripresa con forniture esterne

Dopo tre giorni di protesta, i lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano hanno smobilitato il presidio davanti alla Prefettura. A sbloccare la situazione è stata l’intesa firmata al termine del confronto tra commissari straordinari e sindacati, che indica un percorso per garantire le forniture di coils e proseguire le lavorazioni. I grandi mezzi da cantiere portati in piazza Corvetto sono stati i primi a lasciare la protesta: i lavoratori li hanno riaccompagnati verso lo stabilimento, con il supporto della polizia locale e delle forze dell’ordine.

«Domani torniamo a lavorare», ha annunciato al megafono Armando Palombo, coordinatore della rappresentanza sindacale unitaria della Federazione impiegati operai metallurgici (Fiom) della Cgil. Davanti ai manifestanti, il sindacalista ha parlato di tre giornate intense, sottolineando la compattezza dei lavoratori e dei delegati di diverse sigle. Ha ringraziato chi ha partecipato al presidio, sia chi è rimasto in piazza sia chi si è alternato durante la mobilitazione, e ha invitato i presenti a rientrare in fabbrica insieme ai mezzi.

Il documento dei commissari chiarisce che lo stabilimento genovese non chiude e non cessa l’attività. Le linee dello zincato, del decapato e della banda stagnata continueranno a lavorare con il personale fino alla fine di novembre, utilizzando i coils attualmente disponibili. Per la fase successiva sono in corso trattative avanzate con operatori esterni, anche per accordi di laminazione conto terzi. La finalizzazione è attesa entro circa dieci giorni.

L’intesa prevede forniture mensili per 35 mila tonnellate di coils: 25 mila destinate alle linee di zincato e decapato e 10 mila alla banda stagnata. I commissari indicano il richiamo del personale necessario a partire dall’11 gennaio 2027. Tra l’esaurimento delle scorte, previsto a fine novembre, e l’avvio delle nuove lavorazioni è messa in conto una sospensione tecnica di alcune settimane. Il comunicato precisa che non si tratta di una chiusura né della cessazione dell’attività e che, terminata la pausa, le linee riprenderanno a produrre.

La ripartenza delle forniture non è dunque già completata: il documento fissa gli obiettivi e i quantitativi, mentre gli accordi commerciali con gli operatori esterni devono ancora essere finalizzati. È questo il passaggio che dovrà tradurre l’intesa in materiale disponibile per le lavorazioni a Cornigliano. Nel frattempo, la prospettiva di una cassa integrazione a zero ore da metà novembre, indicata da Palombo come il rischio che aveva portato i lavoratori in piazza, viene per ora accantonata.

A leggere il testo davanti alla Prefettura è stato Stefano Bonazzi, segretario generale della Fiom. Dopo l’annuncio, i manifestanti hanno iniziato a rimuovere il presidio e a riordinare l’area, prima di accompagnare i mezzi verso la fabbrica. Palombo ha riconosciuto anche il sostegno ricevuto durante la protesta dalle forze dell’ordine e dalla polizia locale.

Il comunicato dei commissari riguarda anche gli altri stabilimenti. Per Taranto sono già stati sottoscritti ordini per la laminazione conto terzi di circa 365 mila tonnellate di bramme, con lavorazioni programmate da novembre e una nuova fase prevista a gennaio. Per Novi Ligure, invece, i commissari dichiarano di stare cercando una soluzione analoga a quelle individuate per Genova e Taranto, con l’obiettivo di trovarla entro il primo trimestre del 2027.


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