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Amt, Terrile: «Nessun aumento ai dirigenti deliberato». Polemica dell’opposizione sui “rimproveri” della sindaca all’azienda

Silvia Salis aveva reso pubblica con toni decisi il mese scorso la sua richiesta all’azienda di ritirare subito «qualsiasi decisione che comporti aumenti per il personale dirigente, anche sotto forma di benefit». In Consiglio comunale, però, il vicesindaco ha spiegato che la crescita dei valori pubblicati nella tabella dei dirigenti dipende soprattutto dalla rivalutazione di polizze già in essere e non da nuovi benefit. Anzi, la parte variabile non è stata pagata né nel 2025 né nel 2026

Il richiamo pubblico, diffuso anche a mezzo stampa, risale all’8 ottobre, quando la sindaca Silvia Salis chiese ad AMT di ritirare ogni decisione che comportasse aumenti per i dirigenti, anche sotto forma di benefit. Oggi la dura presa di posizione del mese scorso si confronta con una ricostruzione diversa. In Consiglio comunale il vicesindaco Alessandro Terrile, esponente del Partito Democratico e titolare della delega alle società partecipate, ha sostenuto che non c’è stato un aumento generalizzato degli stipendi né una nuova deliberazione del consiglio di amministrazione in questo senso. Le cifre contestate, ha spiegato, comprendono anche il valore economico di benefit già assegnati, soprattutto polizze assicurative il cui controvalore è stato aggiornato.

La precisazione non cancella ogni incremento: Terrile ha illustrato due eccezioni, legate a situazioni individuali, e ha confermato che il valore complessivo dei benefit può cambiare. Ma ridimensiona l’immagine di un provvedimento generale del consiglio di amministrazione per aumentare le retribuzioni della dirigenza, che aveva alimentato le polemiche. È su questo scarto tra la richiesta di ritiro formulata dalla sindaca e la spiegazione resa oggi in aula che si è concentrato il confronto.

La vicenda era arrivata nella Sala Rossa di Palazzo Tursi attraverso le interrogazioni di quattro esponenti dell’opposizione. Pietro Piciocchi, del gruppo civico Vince Genova, ha chiesto chiarimenti sulla decisione di aumentare le retribuzioni che, secondo la sua interrogazione, sarebbe stata poi revocata dopo essere stata difesa pubblicamente; per lui l’episodio mostrerebbe uno scollamento tra Giunta e consiglio di amministrazione. Lorenzo Pellerano, del gruppo Noi Moderati Bucci Orgoglio Genova, ha collocato la questione nel quadro della crisi aziendale, richiamando i tagli al trasporto pubblico locale, la possibile riduzione dei crediti dei fornitori nella procedura di negoziazione della crisi e la mancata approvazione del bilancio 2024. Alessio Bevilacqua, della Lega, ha contestato la richiesta di ritiro arrivata dopo la diffusione della notizia, giudicandola il segnale di una perdita di controllo sulla partecipata. Nicholas Gandolfo, di Fratelli d’Italia (FdI), ha chiesto risposte urgenti.

Nella comunicazione resa nota l’8 ottobre, Salis aveva richiamato il piano di risanamento approvato dall’assemblea dei soci e la necessità di contenere i costi per tutto il personale, dirigenti compresi. La sindaca aveva chiesto il ritiro immediato di qualsiasi decisione che producesse aumenti, anche figurativi, salvo quelli previsti dalla contrattazione nazionale. Aveva motivato la presa di posizione con i sacrifici richiesti, per il salvataggio dell’azienda, ai lavoratori, ai cittadini e all’amministrazione. La richiesta del Comune fu quindi netta. La ricostruzione di Terrile ha però chiarito che nessun aumento è stato deliberato.

Il vicesindaco ha aperto la risposta ricordando che AMT si trova in stato di crisi aziendale dal 23 giugno 2025, data della comunicazione del collegio sindacale. In questo quadro, ha detto, nel 2025 e nel 2026 non è stata corrisposta ai dirigenti la parte variabile della retribuzione, erogata invece fino al 2024. Secondo il vicesindaco, questa componente vale in media tra il 15 e il 23 per cento della retribuzione annua lorda e la sua mancata erogazione ha prodotto per l’azienda un risparmio superiore a 188 mila euro in ciascuno dei due anni. È per questo che, nel confronto con il 2024, la retribuzione complessiva dei dirigenti risulterebbe diminuita, non aumentata.

Terrile ha poi elencato i due casi che fanno eccezione. Paolo Ravera ha ricoperto per una parte del 2025 e del 2026 l’incarico di direttore generale ad interim; per le maggiori responsabilità gli è stato riconosciuto un incremento di 24 mila euro lordi annui. Per Guido Castello, assunto a tempo determinato, la lettera di assunzione del 18 settembre 2023 aveva già previsto un incremento di 3.416,71 euro lordi annui a partire dal 2025. L’aumento, secondo la spiegazione fornita in aula, è scattato per effetto della clausola contrattuale e non di una nuova deliberazione del consiglio di amministrazione. Per gli altri dirigenti, ha detto Terrile, non ci sono stati aumenti salariali.

Il vicesindaco ha aggiunto che, dopo il rinnovo del contratto collettivo nazionale degli autoferrotranvieri del 18 dicembre 2024, l’azienda e i dirigenti hanno concordato di non adeguare le retribuzioni, anche se un accordo del 13 giugno 2022 prevedeva di discutere un aggiornamento collegato al rinnovo contrattuale. La scelta di rinunciare all’adeguamento, ha spiegato, è stata presa considerando la difficile condizione economica dell’azienda.

La parte più tecnica della risposta ha riguardato la tabella pubblicata nella sezione “Amministrazione trasparente” di AMT. Terrile ha chiarito che i valori non riportano soltanto ciò che viene pagato in busta paga, ma includono anche il controvalore economico dei benefit: in particolare le automobili aziendali e le polizze assicurative. L’archivio dell’azienda distingue infatti tra retribuzione fissa, valore di altri beni e servizi e retribuzione variabile.

Secondo il vicesindaco, nel 2025 e nel 2026 non sono state assegnate nuove auto né acquistati nuovi benefit. Le vetture in uso sono quelle previste dalla dotazione deliberata dal consiglio di amministrazione il 17 ottobre 2023. Per le assicurazioni, invece, il valore attribuito alle polizze già esistenti può variare di anno in anno, anche in base all’età dei dirigenti e ad altri fattori. Un accordo aziendale del 24 febbraio 2020 prevede che il controvalore fiscale e previdenziale della polizza venga registrato annualmente: così la tabella può mostrare un costo più alto pur senza una nuova assegnazione o un aumento dello stipendio. Anche la replica di AMT pubblicata l’8 ottobre aveva richiamato il peso dei benefit nelle cifre rese pubbliche, pur lasciando aperti interrogativi sui singoli importi.

È in questo passaggio che la ricostruzione di Terrile diverge dalla lettura che aveva portato all’intervento di Salis. La sindaca aveva chiesto di bloccare aumenti anche figurativi; il vicesindaco ha affermato che gli incrementi mostrati dalla tabella, nella maggior parte dei casi, dipendono dalla valorizzazione di benefit già previsti e non da nuove decisioni. Ha inoltre ricordato che la Giunta ha chiesto all’azienda di dettagliare i meccanismi retributivi e di applicarli in coerenza con il piano di risanamento, senza introdurre nuovi aumenti. La posizione di Salis, ha detto, non era una critica al consiglio di amministrazione, ma un richiamo valido per tutti in una fase in cui dirigenti, lavoratori, utenti ed enti pubblici sono chiamati a sostenere sacrifici. All’opposizione in Consiglio consiglio comunale, però, non sembra che sia così.

Terrile ha comunque riconosciuto che alcuni costi meritano attenzione. In particolare, ha definito poco opportuna, alla luce delle difficoltà già presenti nel 2023, la decisione di rinnovare allora le automobili aziendali dei dirigenti. Ha osservato però che la scelta è stata ereditata dall’attuale amministrazione e che rivendere oggi le vetture produrrebbe un vantaggio limitato. Il Comune, ha concluso, mantiene alta la vigilanza su ogni euro speso da AMT e si aspetta che il percorso di risanamento coinvolga anche la dirigenza.

Il richiamo dell’8 ottobre della sindaca resta agli atti ed è suonata ai più come una presa di distanze decisa in tutta fretta rispetto a un atto in realtà, mai successo, ma che se fosse stato avrebbe suscitato ampie critiche da parte dei cittadini-utenti alle prese con un servizio ridotto e poco puntuale nonostante gli sforzi, a causa della crisi. La spiegazione resa in aula ha spostato il confronto dalla presunta delibera di aumento alla composizione delle voci retributive e alla trasparenza dei costi. I consiglieri di minoranza hanno sottolineato che il chiarimento rispetto ai toni di un mese fa è arrivato solo su loro richiesta.

I consiglieri comunali di opposizione Pietro Piciocchi, Lorenzo Pellerano, Alessio Bevilacqua e Nicholas Gandolfo commentano: «Abbiamo ascoltato con sgomento le parole del vicesindaco sugli aumenti degli stipendi dei dirigenti di AMT, emersi dalle notizie di stampa». Secondo i consiglieri, la sindaca Silvia Salis avrebbe prima difeso l’operato del consiglio di amministrazione e poi, dopo l’esplodere della polemica, chiesto di bloccare gli aumenti.

La spiegazione fornita oggi in aula da Terrile, sostengono, avrebbe invece riproposto la ricostruzione dell’azienda: gli incrementi indicati sarebbero legati a benefit, come polizze assicurative e auto aziendali, previsti da accordi precedenti.

Nel loro intervento, i consiglieri di minoranza denunciano inoltre una presunta mancanza di trasparenza e di controllo del Comune sulla partecipata, richiamando i tagli al servizio e la scarsa chiarezza sui numeri di bilancio, oltre alle difficoltà di dialogo tra i sindacati e il consiglio di amministrazione. «Chiediamo un approccio serio e trasparente», concludono, auspicando che le scelte del Comune non siano guidate da esigenze di immagine della sindaca.

Sui social, a seguito della polemica innescata da un media, sul consiglio di amministrazione di Amt e sui dirigenti erano piovute nei commenti critiche pesanti e insulti, che oggi, a distanza di un mese, scopriamo ingiustificati.


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