Ericsson caccia gli assessori dalla riunione in Prefettura e chiude ogni spiraglio: «I 131 licenziamenti restano» – VIDEO

L’azienda ha preteso che l’assessore regionale Paolo Ripamonti e quello comunale Emilio Robotti lasciassero il tavolo. I sindacati denunciano un «segnale politico gravissimo» e riferisce che Ericsson ha respinto ammortizzatori sociali, formazione e una vera trattativa

Gelo e tensione al tavolo convocato in Prefettura sulla procedura di licenziamento collettivo avviata da Ericsson per 131 lavoratori. L’incontro, che avrebbe dovuto rappresentare un’occasione per verificare possibili alternative ai tagli, si è trasformato in un confronto duro, segnato fin dall’inizio dalla richiesta dell’azienda di far uscire dalla sala i rappresentanti politici delle istituzioni locali.

A lasciare la riunione sono stati l’assessore regionale Paolo Ripamonti e l’assessore comunale alla Mobilità Emilio Robotti, presenti per seguire una vertenza che coinvolge il territorio genovese e il futuro di numerosi lavoratori. Secondo la ricostruzione fornita al termine dell’incontro dal rappresentante dei dipendenti, Ericsson avrebbe sostenuto che al tavolo potessero partecipare soltanto le parti sindacali e i rappresentanti aziendali.

«L’azienda ha preteso che gli assessori se ne andassero perché, a loro dire, non è prevista la presenza di assessori politici, ma soltanto delle parti sindacali», ha spiegato il rappresentante dei lavoratori. Dopo un confronto prolungato, Ripamonti e Robotti hanno dovuto lasciare la sala. «Erano increduli e anche comprensibilmente scocciati», ha aggiunto.
Per il sindacato, l’episodio non è soltanto una questione procedurale. «È un segnale politico molto grave rispetto alle istituzioni che stanno chiedendo all’azienda di riconsiderare la procedura di licenziamento collettivo», è stato sottolineato al termine della riunione. L’uscita degli assessori è stata quindi interpretata come una presa di distanza da ogni interlocuzione politica e da qualsiasi tentativo di costruire una soluzione condivisa con Comune e Regione.
Il confronto non avrebbe prodotto aperture nemmeno sul tema degli ammortizzatori sociali. La prefetta Cinzia Torraco e le organizzazioni sindacali hanno chiesto a Ericsson di valutare strumenti che consentissero di guadagnare tempo, proteggere i posti di lavoro e accompagnare una possibile riorganizzazione. L’azienda avrebbe però ribadito di non voler ricorrere a questa strada.
«La prefetta ha chiesto, così come il sindacato, di riconsiderare la possibilità di utilizzare gli ammortizzatori sociali», è stato riferito. Ericsson avrebbe risposto richiamando una precedente esperienza del 2014, sostenendo che l’utilizzo di un ammortizzatore diverso dalla cassa integrazione si sarebbe rivelato fallimentare e avrebbe comportato, a distanza di anni, la restituzione di una somma quantificata dall’azienda in circa 9 milioni di euro.
«Secondo Ericsson, quella esperienza sarebbe stata un disastro e gli ammortizzatori non sarebbero utili né all’azienda né ai lavoratori», ha spiegato il rappresentante sindacale. Una valutazione respinta dal fronte dei dipendenti: «Per i lavoratori, invece, sarebbero molto utili, almeno per affrontare questa fase e impedire che la procedura si trasformi immediatamente in una perdita di posti di lavoro».
Nel corso della riunione sarebbe emersa anche la posizione dell’azienda sul mercato italiano delle telecomunicazioni. Ericsson avrebbe sostenuto di avere, per la prima volta in Italia, un bilancio negativo e di operare in un Paese che non investe abbastanza nel settore. Da qui, secondo quanto riferito, deriverebbero anche le difficoltà legate alla sede genovese.
«È stato detto che l’azienda non ha più interesse a investire in questo Paese perché il Paese non investe abbastanza nelle telecomunicazioni», ha raccontato il rappresentante dei lavoratori. Un’affermazione che avrebbe suscitato preoccupazione anche per chi continuerà a lavorare in Ericsson. «Abbiamo fatto presente che si tratta di una posizione inquietante, perché non riguarda soltanto i 131 dipendenti coinvolti dalla procedura, ma anche il futuro di tutti quelli che resteranno».
A fronte delle contestazioni, l’azienda avrebbe poi ridimensionato il significato delle proprie parole, negando di voler annunciare un disimpegno generale dall’Italia. «Ha negato di aver voluto dire questo, ma il senso di quello che era stato detto era molto chiaro», è stata la replica dei lavoratori.
Il confronto si è concentrato anche sugli strumenti di ricollocazione. Ericsson avrebbe illustrato la disponibilità di percorsi di outplacement e career placement, sostenendo che non verrebbero attivati soltanto dopo il licenziamento, ma già nella fase precedente. Il sindacato contesta però le modalità concrete con cui queste opportunità vengono proposte.
«L’azienda sostiene che il career placement sia già a disposizione dei lavoratori», è stato spiegato. «A quanto ci risulta, invece, questi strumenti vengono offerti soprattutto a chi ha già manifestato la disponibilità a firmare per l’uscita. Non è la stessa cosa che mettere a disposizione un percorso di ricollocazione per chi sta ancora cercando un’alternativa al licenziamento».
Secondo quanto riferito al termine dell’incontro, Ericsson avrebbe iniziato a contattare i dipendenti per proporre un accompagnamento economico all’uscita. L’azienda sarebbe disponibile a un accordo basato sulla volontarietà, con incentivi e buonuscite, ma senza rinunciare alla possibilità di licenziare in seguito chi non aderisse.
«Hanno detto di essere disponibili a un accordo sulla volontarietà, con delle buonuscite, ma soltanto a tempo», ha riferito il rappresentante dei lavoratori. «Quando scatterà l’ora X, le persone che non avranno aderito saranno comunque licenziate».
Una prospettiva che il sindacato considera inaccettabile. «È una cosa che non si può nemmeno ascoltare», è stata la reazione. «Non si capisce quale sia il senso di parlare di volontarietà se, alla fine, chi non accetta l’uscita viene comunque inserito nella procedura».
La prefetta avrebbe tentato più volte di riportare la discussione su possibili alternative, insistendo sulla possibilità di utilizzare gli ammortizzatori sociali e di avviare percorsi di formazione. «Ha provato in tutti i modi a chiedere all’azienda di ricorrere agli ammortizzatori, di investire sulla formazione e di valorizzare lavoratori qualificati», è stato spiegato. Ma, secondo il sindacato, da Ericsson non sarebbe arrivata nessuna disponibilità concreta.
Il risultato dell’incontro lascia quindi invariata la procedura per i 131 licenziamenti e apre un nuovo fronte di tensione tra l’azienda e le istituzioni locali. L’espulsione degli assessori dal tavolo, la chiusura sugli ammortizzatori e la proposta di uscite volontarie accompagnate dalla conferma dei licenziamenti per gli altri dipendenti vengono indicate dal sindacato come altrettanti segnali di una trattativa ormai ridotta ai minimi termini.
«L’azienda ha ribadito più volte che non c’è spazio per nulla», è stata la conclusione del rappresentante dei lavoratori. «Dice di essere disponibile ad accompagnare le persone, ma non a discutere davvero del mantenimento dell’occupazione». La vertenza resta dunque aperta, mentre i sindacati chiedono un nuovo intervento delle istituzioni e il ritiro della procedura.
«Il nostro giudizio sull’incontro di oggi in Prefettura è negativo – dice Igor Magni Segretario generale CGIL Genova -. L’azienda si è mostrata irremovibile e senza alcuna intenzione di recedere dalla procedura. Noi andremo avanti comunque con la mobilitazione e con la proclamazione di sciopero. Diventa fondamentale attivare il tavolo nazionale per capire quali siano le prospettive dell’azienda sul nostro territorio e salvare 131 lavoratori e lavoratrici».
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