Scuole aperte a Genova con allerta arancione, Massimo Ferrante: «Abbiamo avuto ragione»

L’assessore comunale alla Protezione civile difende la decisione assunta dal Centro operativo comunale: «Gli ingressi sono avvenuti in sicurezza. Non si può scaricare sulle famiglie il peso dell’incapacità amministrativa di decidere»

La scelta di mantenere aperte le scuole di Genova durante l’allerta arancione ieri ha suscitato molte discussioni sui social, ma Massimo Ferrante, assessore alla Protezione civile, rivendica la decisione assunta dal Coc, Centro operativo comunale e respinge le accuse di superficialità o di calcolo politico. Secondo l’assessore, l’ingresso degli studenti negli istituti è avvenuto in condizioni di sicurezza e la valutazione è stata compiuta sulla base dei dati meteorologici e idrogeologici disponibili. E, alla luce della situazione, è stata azzeccata.

«Sulle scuole abbiamo avuto ragione a tenerle aperte – sostiene Massimo Ferrante -. L’ingresso delle 7.30-8 è avvenuto in sicurezza idrogeologica. Se poi piove forte e si creano problemi localizzati, i piani di emergenza dei singoli plessi prevedono di trattenere gli alunni a scuola fino alla fine dell’emergenza».
Il punto, per l’assessore, è distinguere il momento dell’ingresso a scuola dalle eventuali criticità che possono svilupparsi successivamente in alcune zone della città. Le previsioni, spiega, indicavano precipitazioni più intense dopo l’orario di entrata. Per questo il Centro operativo comunale ha ritenuto che accompagnare gli alunni all’interno degli edifici scolastici fosse una scelta compatibile con le condizioni di sicurezza.
«Abbiamo analizzato tutti i dati e verificato che le precipitazioni più significative erano previste a ingresso avvenuto», afferma Ferrante. «Una volta che gli alunni sono dentro la scuola, si trovano in un luogo sicuro. Se si verificano emergenze localizzate, i singoli istituti possono trattenerli all’interno del plesso fino a quando la situazione non rientra».
La decisione è stata assunta in controtendenza rispetto a molti altri comuni liguri, compresi i capoluoghi di provincia. Un elemento che ha alimentato le polemiche sui social, dove l’assessore e la sindaca Silvia Salis sono stati criticati per avere scelto di non disporre la chiusura degli istituti. L’assessore nega però che l’amministrazione abbia agito per esibire una posizione diversa dalle altre città o per riservarsi la possibilità di cambiare idea all’alba.
«Qualcuno ha pensato che fosse un calcolo politico, magari per avvertire le famiglie alle sei del mattino, ma non è andata così -precisa – La decisione di lasciare aperte le scuole è stata presa nel pomeriggio precedente. Quando il Centro operativo comunale decide, non si può pensare che gli amministratori comunichino ogni volta all’ultimo momento».
L’assessore definisce quella della Protezione civile una delega particolarmente gravosa perché comporta responsabilità rilevanti, anche sul piano penale, e richiede decisioni difficili in condizioni di incertezza, «espone a responsabilità maggiori, comporta oneri e porta pochi onori», osserva.
Dietro l’acronimo Coc, ricorda Massimo Ferrante, non c’è un’entità astratta, ma un organismo nel quale sindaca, assessori, tecnici e strutture operative devono assumersi concretamente la responsabilità delle decisioni. Per questo, a suo giudizio, le riunioni non possono trasformarsi in una semplice risposta emotiva alle previsioni o alla pressione dell’opinione pubblica.
«I provvedimenti devono essere adottati sulla base di valutazioni razionali e non dettati dall’emotività», insiste. «Non possiamo scaricare sulle famiglie il peso dell’incapacità amministrativa di assumersi l’onere delle scelte».
La chiusura preventiva delle scuole, secondo l’assessore, produce infatti conseguenze pesanti sull’organizzazione quotidiana di migliaia di famiglie. Quando gli istituti restano chiusi, molti genitori sono costretti a modificare il proprio orario di lavoro, a cercare soluzioni alternative o a rimanere a casa con i figli. Una decisione del genere, sostiene Ferrante, deve quindi essere collegata a un rischio concreto e valutata con gli stessi criteri tecnici utilizzati per tutte le altre misure di protezione civile.
«Ogni previsione può rivelarsi imprecisa e i dati possono anche sbagliare – ammette -, ma il metodo deve restare quello: analizzare le informazioni tecniche, scientifiche e meteorologiche e assumere una decisione sulla base degli elementi disponibili. Se ogni volta che arriva un’allerta prevale l’emotività e si chiude tutto, si finisce per trasferire sulle famiglie il costo della mancata scelta amministrativa».
La linea adottata da Genova, secondo l’assessore, rappresenterebbe dunque un cambio di approccio nella gestione delle allerte. Non una sottovalutazione del rischio, ma la volontà di affrontarlo attraverso una valutazione puntuale delle condizioni effettive, delle fasce orarie più delicate e della capacità delle scuole di gestire eventuali emergenze localizzate.
«Genova si sta distinguendo anche su questo tema -, conclude Massimo Ferrante -. Non ci limitiamo a prendere decisioni di pancia, ma valutiamo ogni elemento, anche restando per ore nella sede del Centro operativo comunale per calcolare tutto. Non stiamo prendendo la situazione alla leggera. Può ancora piovere molto e possono verificarsi situazioni difficili, ma il nostro obiettivo era garantire che l’ingresso degli studenti avvenisse in sicurezza. Una volta dentro il plesso scolastico, gli alunni sono protetti e possono essere trattenuti in sicurezza al suo interno se le condizioni esterne lo rendono necessario».
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